skip to main |
skip to sidebar
Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro
Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
Per Informazioni : 0545 22388 - claudio@aladoro.it
Iscriviti alla newsletter di Caffè Letterario sul sito http://www.aladoro.it/
Sull'incontro con il giornalista di Libero GIANLUIGI NUZZI che venerdì 18 giugno ha presentato il suo saggio "Vaticano SpA" qui a Caffè Letterario.
A proposito di Vaticano spa, le cui trame sono diabolicamente complicate, e se ne parla con dovizia di dettagli a dire poco inquietanti nel libro di Gianluigi Nuzzi. Tanto per dire... Papa Luciani non ha fatto nemmeno in tempo a visitare tutte le stanze dei sacri palazzi che nottetempo si è beccato un arresto cardiaco, così, di punto in bianco. Soffriva di cuore il simpatico prelato di Belluno? Non si sa... Forse è stata l'emozione a tradirlo? Solo il Signore può dirlo. Fatto sta che è morto nella notte nel suo letto dopo un mesetto di papato. Si era coricato presto quella sera, Giovanni Paolo I, aveva bevuto un bicchiere di latte caldo, letto alcune pagine dall “l'Imitazione di Cristo”, poi aveva pensato a quello che doveva fare il giorno dopo, cose importanti, cose gravi... e poi – O Signore benedetto, cos'è questa improvvisa stanchezza, non riesco più a leggere bene, vedo doppio, mi gira la testa, cosa succede, non respiro..non...- forse ha tentato di chiamare una suora, ha alzato il capo dal letto, a proteso una mano in alto verso il cielo in un estremo tentativo di capire...e poi più niente.
Strano. Lo Spirito Santo che un mese prima aveva ispirato i cardinali ad eleggerlo, con un bru
sco capovolgimento di fronte lo richiamava precipitosamente a sé. Bizzarrie dell'Onnipotente.
Forse aveva fatto le cose in fretta, non era lui che doveva essere eletto, può capitare a tutti di sbagliare, però queste cose a noi umani ci sfrigolano nel cervellino, ci fanno sospirare, ci rendono inquieti. Dopo di che.
Qualche storico, sicuramente isiprato dal maligno, ha osato ipotizzare che forse lo Spirito Santo aveva ispirato altri cardinali, diversi da quelli che lo avevano eletto a mandarlo pacificamente nelle schiere dei beati. Illazioni naturalmente. Tuttavia l'arresto cardiaco gli è capitato subito dopo aver parlato con il cardinale segretario di stato, Jean Villot, al quale aveva confidato la sua decisione di rimuovere Marcinkus dalla presidenza della Ior, e insieme a lui altri le cui mosse non erano proprio degne del Vangelo. Povero Papa, si era visto subito che era una brava persona, ricordo che aveva parlato di Dio madre, al femminile...Luciani era un visionario, uno che credeva che con le Ave Marie... Pensiero agli antipodi del presidente dello Ior, il quale ispirato dai suoi sodali di alta finanza, i galantuomini Sindona e Calvi, giunge a un pregevole aforisma filosofico del tipo – ma che credete che la Chiesa si mantenga con le Ave Marie?, e il denaro dove lo mettiamo? Loro sapevano dove metterlo.
Prandini invece credeva di saperlo. Con la storia di Prandini, il dramma e la tragedia virano nella più classica commedia all'italiana. Gianni Prandini, potente ministro del lavoro, democristiano, agli inizi degli anni novanta sente che le cose
possono mettersi male per lui e per i suoi risparmi, qualche miliardo, sudati naturalmente. Mani pulite non perdona. Prandini fiuta la trappola e pensa, - qui sta per scatenarsi una bufera e io non ho nemmeno l'ombrello aspetta che vado ad accomodarmi al calduccio, qui se non metto al sicuro i risparmi ti saluto..., allora con il salvadanaio in mano bussa al portone di bronzo dello Stato più materialista del mondo, e il suo amico Lelio Scaletti, direttore dello Ior lo accoglie a braccia aperte, -nessun problema, apriamo due conti, uno in lire e l'altro in valuta estera e intestiamo tutto a un prestanome-. Bella idea. Anzi geniale. Il prestanome è padre Balducci ben lieto di fare la sua parte. È un ufologo, esperto di diavoli e magie varie. Chi può maneggiare in tutta tranquillità lo “sterco del demonio “ se non un esorcista? Prandini si sente al sicuro, i suoi soldi sono nella banca più sicura del mondo. Passano anni e Prandini ormai fuori pericolo pensa di recuperare il suo amato sterco con cui concimare i suo affari. Bussa fiducioso alla porta dell'esorcista. Padre Balducci però ha in serbo una magia assoluta per lui. Il suo denaro non si trova più, è sparito, polverizzato. Dove non si sa. Forse nelle tasche di un diavolo vero, un amico dell'esorcista, un avvocato, un certo Bosio, ora in galera per circonvenzione di incapace. Nel frattempo l'illustre Balducci è spirato e Prandini non sapendo a chi diavolo dare la caccia è in causa con il Vaticano... 
Il video-riassunto in 10 minuti della serata con Ermanno Bencivenga è disponibile su Youtube all'indirizzo: www.youtube.com/watch?v=350zcw2xT98
Una bellissima serata di filosofia e poesia ha concluso ieri questa lunga stagione di Caffè Letterario cominciata il 12 ottobre scorso con il poeta Paul Polansky. Come l’anno scorso protagonista dell’ultimo incontro dell’anno è stato il filosofo Ermanno Bencivenga che in questa occasione ha vestito anche i panni del poeta presentando una piccola raccolta poetica edita da Aragno Editore dal titolo “Polvere e pioggia”. Ma il piatto forte dell’appuntamento
non poteva che essere la filosofia e di filosofia si è parlato fin da inizio serata con le parole di Giovanni Barberini che ha introdotto l’incontro e con il lungo e appassionato ragionamento che Bencivenga ha fatto sul suo ultimo saggio “La filosofia come strumento di liberazione” edito da Cortina Editore nella collana “Scienze e Idee” curata da Giulio Giorello. Il libro è una raccolta di tredici saggi che sono una rielaborazione di interventi fatti spesso in contesti pubblici, come festival di filosofia, convegni e congressi e che spaziano in argomenti molto diversi fra loro tenendo però un grande e comune unico filo conduttore che è quello della funzione liberatoria della filosofia, unica condizione necessaria perché la filosofia sia
“buona” filosofia. E con questo si intende una disciplina che allarga l’ambito della nostra coscienza e umanità facendo venire alla luce altre possibilità, un altro futuro un’altra libertà. La filosofia quindi non come tentata dimostrazione di verità ma filosofia come gioco appassionato, paziente e al tempo stesso irriverente, come attività pratica che si mette continuamente in discussione con gli altri, che si fa assieme agli altri. E’ questo il messaggio forte, politico e civile che questo libro ci regala portando una disciplina come la filosofia, accusata da molti di essere astratta e lontana, più vicino a noi e facendo emergere quindi il meglio della nostra potenzialità umana e civile. «La maggior parte del mio tempo – ha esordito Bencivenga - io lo passo nel mio studio a scrivere libri e articoli oppure in classe a parlare ai miei studenti. Ma un'altra sfera di attività importante, socialmente parlando, è quando, come questa sera, mi trovo in mezzo a persone come voi che hanno liberamente scelto di stare qui a parlare con me, non per obblighi professionali o scolastici, ma per il piacere di esercitare quello che Kant chiamava “l’uso pubblico della Ragione”. Ov
verosia dove possiamo usare la nostra ragione come liberi cittadini per presentare le nostre posizioni e le nostre tesi, accettare le obiezioni altrui, confrontarci e discutere come è bene che sia in ogni paese civile. Questo intendo quando dico che la filosofia è una pratica, che non si dice o si impara, ma si fa.» Da una premessa del genere non potevano che nascere nel finale di serata tantissime domande e interventi a cui il filosofo calabrese ha appassionatamente replicato fino al consueto brindisi finale che suggellato questa magnifica serata e questa stagione del nostro Caffè Letterario. 




Mercoledì 23 giugno alle ore 21,00 nella sala conferenze dell’Hotel Ala d’Oro, gran finale di questa straordinaria stagione di Caffè Letterario con il filosofo, poeta e matematico Ermanno Bencivenga che presenterà il suo ultimo lavoro filosofico edito da Raffaello Cortina Editore “ La filosofia come strumento di liberazione” e la raccolta poetica “Polvere e pioggia” edita da Aragno Editore. La serata sarà introdotta da Giovanni Barberini e terminerà come sempre con il brindisi finale con i vini in degustazione. Come l’anno scorso quindi, quando, con più di cento persone presenti, Ermanno Bencivenga, concluse la stagione 2008/2009 di Caffè Letterario con la prese
ntazione del volume “La dimostrazione di Dio”, anche quest’anno la nostra rassegna letteraria avrà l’onore di chiudere i cinquanta incontri di quest’annata con il filosofo calabrese che ascolteremo in questa occasione anche nella veste di poeta. In “Polvere e pioggia”, la sua terza raccolta poetica, Bencivenga declina il trionfo della polvere, innanzitutto, come onnipresenza linguistica. Le metamorfosi semantiche della polvere, osserva Giuseppe Ledda nella sua postfazione, comprendono non solo la polvere dei secoli e le torri e i miti caduti biblicamente nella polvere, ma anche la polvere di stelle e la polvere da sparo, la polvere d’oro e quella «più bianca della farina» con cui si cerca un'«estasi a buon mercato». La polvere che gli zoccoli dei cavalli sollevano nella piana e quella cui il ragionamento logico riduce le nostre abitudini. Granelli che si agitano nel vento, come si agitano le gocce di pioggia che li imitano e li contrastano. Ma in questa tormenta si disegna una possibile, temporanea, arrischiata salvezza. Potrà forse venire dalla spontanea, casuale aggregazione dei granelli e delle gocce, che qui ripetutamente si addensano passando dalla scansione metrica della poesia alla compattezza (illusoria?) della prosa. O forse, invece, dall'accettare la frammentazione, la perdita di una sicura identità, la fusione con l'altro e nell'altro.
Nel volume “La filosofia come strumento di liberazione”, prende invece la parola il filosofo e ci parla di quella filosofia che ha fatto la differenza nel nostro passato, come di quella che può fare la differenza nel nostro presente e futuro, l'ha sempre fatta e la farà per la sua funzione liberatoria - perché amplia i confini della nostra coscienza e umanità. Questa filosofia va concepita non come dimostrazione di verità inoppugnabili ma come appassionata, paziente, giocosa esplorazione di ciò che ancora non è stato visto e neppure immaginato; come ininterrotto questionare le abitudini consolidate; come apertura di nuovi scenari di vita, di nuove forme di convivenza. Ne segue ch
e la filosofia è un bene comune: chi la fa di mestiere deve confrontarsi costantemente con quel pubblico che sostiene la sua ricerca; e sulle sue proposte occorre interrogarsi e discutere insieme. I capitoli di questo volume sono altrettanti esperimenti di tale filosofia pubblica: aliena dai gerghi specialistici, coraggiosa nell'inventare e nel proporre. Dalla scienza alla politica, dalla poesia alla scuola, ogni ambito dell'esperienza umana è terreno fertile per un'indagine accurata e irriverente, fantasiosa e gentile.
Ermanno Bencivenga è nato a Reggio Calabria nel 1950 e si è laureato in filosofia all’Università statale di Milano. E’ ordinario di Filosofia presso l’Università di Irvine, California. Logico di fama, ha dato importanti contributi alla filosofia del linguaggio, alla filosofia morale e alla storia della filosofia. È autore di numerosi saggi di logica, estetica, filosofia del linguaggio e storia della filosofia. 
Il video-riassunto in 10 minuti dell'incontro con GIANLUIGI NUZZI è disponibile su youtube all'indirizzo: www.youtube.com/watch?v=KP-vpQEoxaY
Più di cento persone hanno assistito ieri sera all’incontro con il giornalista di “Libero” Gianluigi Nuzzi che ha presentato il suo saggio d’inchiesta edito da Chiarelettere “Vaticano SpA”. A condurre la serata iniziata con la proiezione di un piccolo trailer del libro è stato il giornalista della Voce di Romagna Andrea Mainardi. Al termine dell’incontro, come da tradizione consolidata di Caffè Letterario, brindisi finale con la degustazione in questa occasione dell’ottimo Sauvignon veneto “I diari”.
210mila copie vendute in Italia e 50mila in Germania, pubblicato in Spagna, Slovenia, Portogallo, Grecia, Serbia, Brasile, Corea de Sud, Giappone, Austria e Lituania, un best-seller diventato il saggio più letto in Italia nel 2009, questi sono i numeri del fortunatissimo libro di cui ci ha parlato Gianluigi Nuzzi ieri sera. Libro che pur trattando fatti che risalgono ormai a quasi vent’anni fa rimane del tutto attuale alla luce degli ultimi eventi di cronaca dove personaggi all’interno del Vaticano sono chiamati in causa nelle inchieste sulla “Cricca” come il Cardinale Crescenzio Sepe. E in Vaticano, l'inchiesta dei giudici di Perugia da un po' di tempo incomincia a preoccupare non pochi
alti prelati. Specialmente da quando nelle indagini - oltre alle vicende legate agli affitti e alle compravendite degli immobili di Propaganda Fide - sono incappati personaggi come Angelo Balducci, gentiluomo di Sua Santità, o monsignor Francesco Camaldo, cerimoniere della basilica vaticana. E non poteva essere diversamente ha praticamente affermato Gianluigi Nuzzi: « Dai tempi di “mani pulite” ad oggi purtroppo non è cambiato molto. Da parte dello stato italiano non sono state create normative anti-corruzione efficaci che potessero rallentare questo malcostume e dall’altra parte il Vaticano con lo IOR continua ad essere una banca offshore, una banca dove cioè è assolutamente tutelato il segreto bancario e dove grazie alla extraterritorialità dello Stato della Chiesa e ai Patti Lateranensi non è possibile alla giustizia italiana alcun tipo di controllo». Tantissime anche le domande da parte del pubblico e tanti che a fine serata si sono messi in fila per farsi autografare il libro dall’autore. Ecco le immagini della serata: 





Venerdì 18 giugno alle ore 21,00 nella sala conferenze dell’Hotel Ala d’Oro di Lugo appuntamento di Caffè Letterario dedicato al grande giornalismo d’inchiesta con l’inviato di “Libero” Gianluigi Nuzzi che presenterà il suo saggio “Vaticano SpA” edito da Chiarelettere. A introdurre la serata sarà il giornalista della “Voce di Romagna” Andrea Mainardi. Al termine, come d’abitudine, consueto brindisi finale offerto a tutti gli intervenuti con i vini in degustazione. Con “Vaticano SpA” Nuzzi racconta della finanza del Vaticano come non è mai stata scritta. Spericolate operazioni finanziarie mascherate da opere di carità e fondazioni di beneficenza. La storia raccontata in questo libro è totalmente inedita. Parte da un archivio immenso, custodito in Svizzera e da oggi accessibile a tutti. Circa quattromila documenti. Lettere, relazioni riservate, bilanci, verbali, bonifici. Tutto grazie all’archivio di monsignor Renato Dardozzi
(1922-2003), tra le figure più importanti nella gestione dello Ior fino alla fine degli anni Novanta. Sembrava una storia conclusa con gli scandali degli anni Ottanta. Con Marcinkus, Sindona e Calvi. Invece tutto ritorna. Dopo la fuoriuscita di Marcinkus dalla Banca del Papa, parte un nuovo e sofisticatissimo sistema di conti cifrati nei quali transitano centinaia di miliardi di lire. L’artefice è monsignor Donato de Bonis. Conti intestati a banchieri, imprenditori, immobiliaristi, politici tuttora di primo piano, compreso Omissis, nome in codice che sta per Giulio Andreotti. Gianluigi Nuzzi è nato a Milano nel 1969. Inviato di «Libero» dopo aver lavorato a «Panorama» e «Il Giornale», ed aver collaborato con il «Corriere della Sera», dal 1994 segue le più rilevanti inchieste giudiziarie con implicazioni politiche e finanziarie del nostro paese.
Il trailer del libro è su youtube all'indirizzo
http://www.youtube.com/watch?v=yJwXLz1LPpk 
Sull'incontro con i matematici Bruno D'Amore e Giorgio Bolondi di lunedì 7 giugno 2010.
Matematica e poesia si danno del tu... dunque si parlano? Si. L'abbiamo saputo, non si detestano, non si ignorano, non sono separate in casa, non che si frequentino assiduamente, intendiamioci, si vedono preferibilmente ai convegni, ai seminari di studio, alle conferenze, anche se sarebbe opportuno che prendessero aria, non disperiamo, si troverà il modo di farle incontrare fuori dai fasti e nefasti delle sale di lettura, e lo faranno prima o poi, c'è una corrente di amicizia sotterranea che impetuosamente emergerà dalle parti di un giardino pubblico, all'aria aperta... già si sta muovendo... per il momento si trovano spesso a una mostra di pittori rinascimentali, a parlare di prospettiva...
C'è chi proclama ad alta voce l'inutilità della matematica, lo scrive sui muri, e senza dubbio trova
fan club per l'abolizione della matematica, e questo rientra nella goliardia più che nella critica, fa parte dello sberleffo di chi si sente escluso dal novero dei creatori di definizioni, o pensa che studiare la matematica sia un po' come consegnarsi all'indifferenza, equivalga a chiudersi in una bolla da cui guardare l'affanno del mondo e dominarlo spiegandolo con formule da cenacolo di pochi intimi; e potrebbe pure essere l'estrema forchettata nell'occhio del ciclone di una materia non amata perché non la si capisce proprio, come non si capisce cosa possa servire conoscere il greco quando ormai la Grecia pesa così poco, e la filosofia ha così poco appeal da essere relegata nel novero degli sfizi di pochi eletti che sanno il greco e sudano su Aristotele pensando magari a cosa avrebbe studiato Aristotole se fosse qui, oggi. Forse economia? Filosofia economica? Si sarebbe inventato una facoltà, lui, così creativo. Comunque ci si muova, si ha la sensazione di essere sempre a un bivio, da una parte una selva oscura, e dall'altra qualcosa che è poco meno di una giungla. E allora dove si va? Di qua o di là? Non pare che ci sia differenza... Ci affidiamo al caso e con il senno che a tutti ci è dato si principia a ragionare sui propri passi e ci si accomoda sul sentiero...
“da un intrico di rovi al fin uscimmo,
andammo oltre e più non dubitammo”.
E qui, parliamo della certezza di trovare la via oltre un intricato sottofondo di trappole e tagliole che f
anno saltare ogni tentativo anche fugace di mettere ordine nell'eccesso, nell'indubitabile sua espansività, il caos pervicacemente invasivo si prende tutto lo spazio che gli necessita per vivere, sconvolge l'ambiente in cui vorremmo vivere senza patemi, l'ambiente biologico in cui ci dibattiamo e viviamo più o meno bene, e se lo prende questo spazio come la giungla amazzonica si mangia l'asfalto appena rifatto, confermando un primato, ancorché minacciato dalle nuove tecnologie di pavimentazione stradale, che spetta alla natura che si riproduce senza rispondere a nessuna legge dell'uomo, battaglia dura contro la natura? In un certo senso sì... Contro questo eccesso di sproporzioni, la matematica e la geometria ammettono la loro preoccupazione, non tollerano la selva intricata di indicazioni e riferimenti utopici, sgangherati, confusi o ridicoli, e a tutto questo provano a mettere un argine, provano a risolvere gli eccessi di queste frane di senso, e provano a ridurre l'ammontare innumerevole di detriti che occupano la spazio quotidiano, siano immondizie sempre in eccesso prodotte e emarginate(messe ai margini ), sia che si tratti di detriti di notizie, avanzi che ci giungono all'orecchio come pulviscolo giornalistico dai media, dall'unive
rso del web, spazio incontrollato per definizione, o da altre sorgenti non certificate,( l'inconscio collettivo urla la sua impotenza, e Jung protesta). Ci prova allora la matematica, a fare ordine con nuove formulazioni, ed essa ci indica non tanto una soluzione, quanto il modo con cui si deve intravedere una soluzione attraverso un'equazione, cioè un modo ordinato di trovare una soluzione a un problema che all'ultimo atto vuol dire spazzare fuori casa la sporcizia, eliminare i detriti che ci ingombrano il cortile.
Trait-d'union con la poesia... In fondo la poesia si occupa della stessa cosa, meditazione su quello che rimane della creazione, ciò che è avanzato dall'esplosione nucleare della coscienza, e la poesia, quella meno ombelicale ci dice molto sulle deiezioni umane ideologiche e sul pulviscolo pregiudiziale che riempie l'aria e intoppa lo spazio di macerie non degradabili, la poesia ci avverte e ci fa entrare nella realtà dei numeri, già, la realtà. Ci si trova a parlare di spazio, il pensiero geometrico e matematico si occupa di spazio e proporzioni, si propone di uscire dall'intricata matassa del vivere servo di costrizioni, e costituire nuove leggi e dimostrazioni, allo scopo di palesare quello che eccede nello spazio e riportare tutto nelle giuste e armoniose proporzioni, è uno studio che riguarda da vicino la mobilità degli oggetti e delle relazioni tra gli individui e gli oggetti, e di questo tratta anche la poesia, c'è differenza allora tra le due esposizioni? Non sono criptiche entrambe al punto tale da far venire i calli alle meningi a forza di studiare per capirci qualcosa di quello che dicono? e non dicono alla fine la stessa cosa circa il mondo e come va e come dovrebbe andare? non offrono entrambe soluzioni critiche a problemi contingenti? e domande poetiche alle quali seguono equazioni, e definizioni assiomatiche a cui seguono definizioni in forma di rosa o di ritratto?
di Ivano Nanni
Lo scrittore e critico letterario PAOLO LAGAZZI è stato ospite di Caffè Letterario venerdì 4 giugno, per presentare il suo ultimo libro "Forme della leggerezza".
Tornare a Lugo all’Hotel “Ala d’oro”, gustare ancora una volta la convivialità illuminata di Claudio Nostri, lo spirito fine e arguto della sua ospitalità, i suoi ottimi cibi e vini, i doni della sua parola e della sua cultura, e tutto ciò in compagnia della sua deliziosa Patrizia e di straordinari amici come Gian Ruggero Manzoni e Marco Sangiorgi, è sempre, per me, un’esperienza piacevolissima, un appuntamento prezioso, un evento atteso ma sempre nuovo, fresco e diverso. Quale luogo se non Lugo, la città di Baracca, cioè del volo come visione del mondo, apertura d’ali dell’anima, tuffo negli azzardi celesti della poesia, avrebbe potuto offrirsi come lo scenario giusto per una presentazione del mio nuovo libro Forme della leggerezza (Archinto)? Poco tempo fa Manzoni ha creato una rivista, ALI, a cui mi onoro di collaborare, insieme a Giancarlo Pontiggia, come responsabile per la sezione della Letteratura italiana. Il mio libro, che ripercorre molti momenti, episodi, capitoli famosi o s
egreti della letteratura antica e moderna, occidentale e orientale, avendo come filo conduttore l’orizzonte della leggerezza (un orizzonte per me particolarmente seduttivo in un momento storico in cui trionfano la pesantezza ideologica, la rigidità delle idee, il risucchio vischioso delle cose, la sclerosi del Pensiero Unico), è nato in un dialogo, per così dire, naturale con quella visione sapienziale e ariosa della letteratura e dell’arte che Manzoni ha sempre espresso come scrittore e come regista di eventi culturali. Nel corso della presentazione del mio libro avvenuta lo scorso 4 giugno all’Hotel “Ala d’oro”, io e Manzoni, insieme a Nostri e Sangiorgi, abbiamo potuto confrontarci con molta libertà sul perché è così importante poter credere ancora ai sogni della poesia, alla poesia come grande illusione, come fiamma, eros, viaggio, desiderio, magia, utopia.
di Paolo Lagazzi