Pagine

Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro

Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
Per Informazioni : 0545 22388 - claudio@aladoro.it
Iscriviti alla newsletter di Caffè Letterario sul sito http://www.aladoro.it/

martedì 22 novembre 2011

Venerdì 25 novembre - MARIO DESIATI a Caffè Letterario

Venerdì 25 novembre, alle ore 21,00, nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro ultimo incontro del mese per Caffè Letterario con lo scrittore pugliese Mario Desiati che presenterà il suo nuovo romanzo “Ternitti” (entrato nella cinquina di libri finalisti per il Premio Strega 2011) edito quest’anno da Mondadori .  A introdurre la serata, che si concluderà come da abitudine con il consueto brindisi finale coi vini in degustazione, sarà il curatore di Caffè Letterario Marco Sangiorgi.
“Ternitti” è la storpiatura dialettale di eternit;  una promessa di ricchezza per gli emigrati italiani, che dal Salento vanno a lavorare in una fabbrica svizzera, sperando nella felicità di una nuova vita, e che invece proprio in quella speranza troveranno sofferenza e morte. Trascinata per mano da quella speranza, la quindicenne Mimì è costretta a lasciare la sua terra che profuma di salsedine per seguire la sua famiglia al Nord, dove trascorrerà “gli anni del vetro e del freddo”, che ghiaccia cose e persone, ma dove incontrerà anche l’amore. Per poi tornare a casa con una figlia, che non ha mai conosciuto suo padre. Diventata una donna coraggiosa e anticonformista, Mimì sarà un punto di riferimento per le sue colleghe della fabbrica di cravatte e per tutti gli affetti che la circondano, che a poco a poco vengono colpiti da malattie terribili come il mesotelioma.
Mario Desiati, classe 1977, originario di Martina Franca in provincia di Taranto, ha ricevuto il suo battesimo letterario nel 2003 con “Neppure quando è notte”. Nel 2004 ha pubblicato la raccolta di poesie “Le luci gialle della contraerea”  ed è stato inserito nell’antologia Nuovissima poesia italiana . Nel 2006 ha vinto il premio per l’impegno civile Paolo Volponi con il suo secondo romanzo “Vita precaria e amore eterno”, seguito, l’anno successivo, da “Voi siete qui”, un’antologia di cui è stato curatore. Nel 2008 ha pubblicato “Il paese delle spose infelici”, che presentò al nostro Caffè Letterario e da cui è stato tratto un film e, nel 2009, il reportage “Foto di classe”.

lunedì 21 novembre 2011

Una serata "lirica" a Caffè Letterario

Ecco le immagini della bella serata conviviale musicale di sabato scorso dedicata al mondo della musica lirica e in particolare al ruolo della donna nel melodramma partendo da Cimarosa per arrivare fino a Puccini. “Donne mie la fate a tanti”, questo il titolo dell’incontro che ha visto protagonisti il baritono Luigi Sebastiani, il tenore Fabrizio Facchini accompagnati al pianoforte da Guido Facchini e Ugo Zoli che ha introdotto i brani raccontando con la consueta leggerezza e ironia come la figura femminile è stata tratteggiata  in due secoli di storia dai grandi musicisti e librettisti  del mondo della lirica. Tanti i brani eseguiti a comiciare dall’aria di Gianpaolo delle “Astuzie femminili” di Cimarosa per passare al divino Mozart e ai magnifici versi di Lorenzo Da Ponte con brani scelti da "Don Giovanni", “Le nozze di Figaro” e “Così fan tutte”.  E’ stata poi la volta dell’”Elisir d’amore” di Donizetti di cui fra l’altro è stata eseguita la celebre romanza di Nemorino “Una furtiva lagrima” , per finire con il duetto di Rodolfo e Marcello del  quarto quadro della Bohème di Giacomo Puccini.


"Donne e uomini, uomini e donne" gli aforismi della serata...
http://www.youtube.com/watch?v=YjCob94yCVg



martedì 15 novembre 2011

Sabato 19 novembre - Serata conviviale/Recital "Donne mie la fate a tanti"

“Donne mie la fate a tanti” questo il titolo della serata conviviale di Caffè Letterario che si terrà sabato 19 novembre, con inizio alle ore 20,30 nel Ristorante dell’Hotel Ala d’oro. Un incontro conviviale a metà strada fra la conferenza e il concerto che avrà come filo conduttore il ruolo della figura femminile nel melodramma. Al Prof.Ugo Zoli il compito di condurre la serata attraverso l’ascolto delle arie delle opere più celebri di Mozart, Cimarosa, Donizetti, Puccini interpretate dal baritono Luigi Sebastiani e dal tenore Fabrizio Facchini accompagnati al pianoforte da Guido Facchini.  Una serata quindi dedicata agli appassionati melomani, ma soprattutto a chi desidera accostarsi in modo divertente e leggero al mondo della musica lirica.
Ugo Zoli è nato a Lugo nel 1922. Per quasi trent'anni ha insegnato Letteratura italiana al Liceo Scientifico di Lugo restando nel ricordo di suoi tantissimi allievi come uno dei pochi "grandi" professori del Liceo. Per Caffè Letterario ha già condotto diverse serate dedicate a Pirandello, Svevo, Leopardi, Goethe, Mozart e Verdi . Nel maggio scorso, edito dal “Bradipo” e presentato nella nostra rassegna letteraria, ha pubblicato una raccolta di bellissimi pezzi teatrali dal titolo “Burlesca”.
Luigi Sebastiani è nato a Lugo nel 1987. All’età di 6 anni intraprende lo studio del pianoforte sotto la guida del M° Mauro Minguzzi, distinguendosi in numerosi concorsi nazionali ed internazionali. Dopo aver conseguito la maturità classica, nel 2006 si iscrive alla Facoltà di Musicologia dell’Università degli Studi di Pavia, con sede a Cremona. Dal 2004 studia canto lirico come baritono con il M° Fabrizio Facchini.
Fabrizio Facchini è nato a Lugo nel 1960. Dopo il Diploma in Canto Lirico, conseguito presso il conservatorio G.B. Martini di Bologna, dove ha modo di frequentare la classe di Leone Magiera,  si perfeziona come tenore con il M° Sesto Bruscantini, dedicandosi in seguito, prevalentemente, all’attività di insegnante.
Guido Facchini è nato a Lugo. Ha conseguito il diploma di Pianoforte nella città natale, proseguendo poi gli studi al conservatorio “G.B. Martini” di Bologna, dove si è diplomato in Composizione, Direzione d’Orchestra, Musica Corale e Musica Elettronica. Si è perfezionato in pianoforte con Franco Scala e all’Accademia di Imola in Musica da Camera con Pier Narciso Masi. Accompagnatore al pianoforte di cantanti, ha suonato in concerto con alcuni fra i più grandi artisti lirici, tra cui Fiorenza Cossotto, Luciana D’Intino, Leo Nucci, Josè Cura. Attualmente insegna presso il conservatorio G. Verdi di Milano.

Questo il menu della serata:
Buffet Antipasto
Garganelli ai funghi porcini
Tortelloni ai carciofi e formaggio di fossa
Risotto al radicchio
Tortino al cioccolato caldo e zabaione
Caffè
€. 20,00 per persona bevande incluse.
E’ necessaria la prenotazione. Tel.054522388

"Il senso di Cavazzoni per la grazia..." di IVANO NANNI

Sull'incontro di lunedì 14 novembre con lo scrittore reggiano ERMANNO CAVAZZONI e il suo libro di racconti "Guida agli animali fantastici" edito da Guanda.

A quei tempi, o come direbbero gli eruditi, Temporibus illis, chi aveva aspirazioni di scrittore doveva tenersi care le Muse. Gli scrittori antichi le invocavano per trovare la forza necessaria per scrivere, e se le avevano invocate come si conveniva dimostrando buona predisposizione, serenità d'animo, umiltà e cultura le immagini e le parole fluivano per concessione fiduciaria di queste signore che premiavano il fortunato con l'ispirazione. E qui le muse si fermavano. Naturalmente il lavoro duro toccava a quello scansafatiche del poeta, al perdigiorno, all'ozioso che osservava le nuvole da un angolo in ombra del giardino, e meditava stranito sul senso della vita e sugli armenti ai pascoli, stava a lui cercare le parole che con grazia e armonia servissero al meglio la sua ispirazione.
Cavazzoni come un poeta antico chiama le Muse con un bisbiglio, tanto per tenerle al corrente delle sue prove letterarie, ma per scrivere le sue storie, lascia fare alle immagini e alle parole in una democritea anarchia di derive, iperboli, incroci e scontri mentre lui se ne sta in disparte, avvolto in una nube di serafica e apparente distrazione, attento a quelle che avviene senza intervenire, presente ma non partecipe a quello che si va formando; sta ai margini, un po' come l'autore joyciano, non so se a limarsi le unghie fischiettando, o a fare altro ma di sicuro con le orecchie tese in ascolto: in tutta umiltà nel silenzio attende l'arrivo delle parole.
C'è una specie di chimera che aleggia intorno a noi e che oggi è poco più che una parola desueta. Di questa chimera(la grazia), non si ha nessuna informazione certa e non ci aiutano i libri mitologici che raccontano di stranezze ornitologiche ibridate con felini, quella che noi cerchiamo è più che altro un sentimento latente che trova a stento la via dell'apparizione soffocato da una incredibile dose di affanni. Senza dubbio è presente e attende solo un calo di arroganza per potersi affermare, attende che quel grumo pastoso di inciviltà che ne impedisce l'avvenimento si faccia da parte, frani a valle e lasci libera una vista superiore.
Chi scrive( in generale), si pone nella condizione del cercatore d'oro, avendo compassione e partecipazione per qualunque cosa, cerca come sola e unica urgenza accordi di parole che lo facciano sentire “ puro e disposto a salire alle stelle “. Riuscire a raccontare. E cosa significa questo raccontare se non raccogliere tutte le suggestioni che vengono da fuori e portarle dentro e poi riportarle fuori in modo che le parole concedano ai lettori il privilegio di leggere parole aggraziate e sentirsi sul cammino di una promettente evoluzione. Non so se esattamente le cose stiano in questo modo, ma sono portato dalle suggestioni dovute all'ascolto di certi accordi, a dire qualcosa che ricacci indietro lo spaesamento che mi prende ogni volta che ascolto parole sgangherate in una libera sequenza di volgarità e vanità e arroganze che non danno tregua, per non dire dei cliché linguistici, delle frasi fatte e sfatte, che sono il segno della nostra sconfitta come animali parlanti dall'espressione argomentata e complessa.
Allora per non rimanere congelato nella stretta mortale delle parolacce, se per una sera, e poi leggendo e rileggendo parole che hanno tutto della grazia, andrò oltre la cortina fumogena della mischia parolaia, significa che per un momento mi sarò accordato con quelle parole e se lo farò più spesso quegli accordi si radicheranno sempre di più fino a diventare parte integrante di me e potrò forse perfino sperare di riprodurli, parodiandoli, magari solo per scrivere una cartolina. E sarebbe un successo clamoroso. Cavazzoni mi ricorda diverse cose. Un libretto di appunti di Breton su una lezione di Freud, la lista della spesa di Alfred Jarry, una spettacolare lista di ingredienti miracolosi che guarivano i politici dalla balbuzie mentale, ma non dall'arroganza; ricorda Alberto Giacometti, le sue sculture dolenti e umoristiche, compassionevoli e appese a un filo, e credo che tutti se lo possano immaginare come il cavaliere che nelle terre della Mancia dà vita alla grande epopea di un mitico scrittore, quel Cervantes, che forse è solo il sogno di un solitario principe senza terra; e poi è uno spettacolare orante-oratore di lezioni di biologia e zoologia applicata alle lettere, e per finire mi ricorda una divinità romana di origine egizia, Arpocrate, il dio del silenzio. Questa divinità girovagava per bettole, non disdegnava le sagre paesane, i matrimoni, cercava di blandire i tumulti dovuti alle abbondanti libagioni, lo si vedeva sempre con l'indice della mano sopra le labbra. Oggi lo si vede, se si guarda attentamente attraverso un percettore di immagini evanescenti, è di fatto un fantasma, aggirarsi sfiduciato tra i dibattiti televisivi dei politici, sempre con il suo indice sulle labbra, ovviamente inascoltato. Asinus in tegulis era il termine con cui i latini definivano una cosa prodigiosa, quella cosa che Arpocrate non è ancora riuscito a fare nei dibattiti, forse perché gli asini non capiscono cosa significhi l'indice sulle labbra.
di Ivano Nanni

La serata con ERMANNO CAVAZZONI

Video-riassunto dell'incontro con ERMANNO CAVAZZONI pubblicato su Youtube all'indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=z2pphsOOiVM

Divertentissima serata quella di ieri sera al Caffè Letterario di Lugo con lo scrittore reggiano Ermanno Cavazzoni che ha presentato il suo libro di racconti “Guida agli animali fantastici" edito quest’anno da Guanda. Libro che è solo l’ultimo di un percorso letterario mirabilmente coerente in cui l’autore ha ricercato, catalogato, inventariato, fantasticato e raccontato, un variegato bestiario di creature, tra animali, come in questo ultimo testo, o esseri umani alquanto stravaganti.  A partire infatti da quel meraviglioso e fondamentale libro d’esordio che è “il poema dei lunatici” uscito nel 1987 (che entusiasmò un lettore d’eccezione come Federico Fellini  e lo ispirò alla realizzazione di quello che sarebbe stato il suo ultimo film “La voce della luna”) il lavoro di Cavazzoni presenta una ben marcata continuità d’ispirazione. Già nel 1992 Gianni Celati diceva della sua opera: 
« I libri di Cavazzoni sembrano appartenere a una letteratura tutta propria. E’ una letteratura fondata sul gusto per il farnetico delle parole, sia quello dei poemi epici, dei santi, o della frenologia. In quello che Cavazzoni scrive c’è un affidamento alle parole che è sommesso, costante, critico e senza ansia. E’ l’affidamento di chi se ne sta appartato come un monaco o come un ricoverato, o come un nobile decaduto e un po’ fantastico, insomma qualcuno che appartiene a una popolazione invisibile e non certo a quella lugubre tribù degli scrittori.» Dopo l’introduzione di Marco Sangiorgi, è cominciato il godibilissimo reading di Ermanno Cavazzoni che ha letto alcuni brani dai suoi “animali fantastici” partendo dall’ ippocentauro che è il racconto iniziale del libro… «L’ippocentauro (cavallo con busto e testa di uomo) è un animale impossibile, dice Lucrezio (De rerum natura, v,878), perché a vent’anni la parte umana sarebbe nel pieno della giovinezza, mentre la parte cavallina sarebbe già vecchia e morirebbe…» Ecco le immagini della serata.


venerdì 11 novembre 2011

Lunedì 14 novembre - ERMANNO CAVAZZONI a Caffè Letterario

Lunedì  14 novembre, alle ore 21,00 nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro la grande narrativa torna protagonista al Caffè Letterario di Lugo con lo scrittore reggiano Ermanno Cavazzoni  e il suo libro “Guida agli animali fantastici” edito quest’anno da Guanda. A Marco Sangiorgi, curatore della nostra rassegna letteraria, il compito di condurre la serata che si concluderà come sempre con il consueto brindisi finale coi vini in degustazione. In questa "Guida agli animali fantastici" ci sono i prodigiosi esseri che circolavano liberamente nel mondo antico, ippocentauri, manticore, remore, sirene, ircocervi, e che oggi non circolano più, né lo potrebbero, con tutte le regole autostradali, la coltivazione industriale delle campagne, la deforestazione, gli antiparassitari, il traffico marittimo e altro ancora. Ma in mezzo a loro, altrettanto fantastici, ci sono gli animali che sono rimasti e si incontrano comunemente, il pollo, ad esempio, con il suo sguardo sospettoso e un po' sprezzante, o le formiche, sempre di corsa e preoccupate per la crisi economica, o le api, socialiste imperterrite fin dalla nascita, o la mucca che rumina e riflette. Che idee avranno su di noi? Sulla vita e sulla morte? Ne sapranno qualcosa o faranno finta di niente? Questi esseri molto prossimi, nostri parenti stretti, però anche distanti come gli extraterrestri, li si può stare a guardare in un prato, o veder traversare come apparizioni una strada, o passare in cielo mentre migrano in Africa: esseri meravigliosi e misteriosi quanto le specie fantastiche e inesistenti. E da ultimo c'è l'animale forse più fantastico di tutti, senza piume, a due gambe, spettatore del grande spettacolo dell'universo. "Quell'animale che guarda in cielo e dice: cosa sono quei lumini sospesi? E risponde: le stelle. Perché nessun altro animale le ha mai notate, nel corso di tanti milioni di anni e di tante notti stellate che sono passate su questo pianeta." L'animale chiamato uomo. 

Ermanno Cavazzoni, nato nel 1947 a Reggio Emilia, vive a Bologna dove insegna all’Università. Ha scritto libri di narrativa, ma sempre piuttosto anormali, che infatti lui stesso non sa come classificare, se non come sfoghi di maniacalità. «Mi vengono così – dice – dovete scusare». Ha scritto Il poema dei lunatici (1987, dal quale Federico Fellini ha tratto il suo ultimo film La voce della luna), Le tentazioni di Girolamo (1991), Vite brevi di idioti (1994), Cirenaica (1999), Gli scrittori inutili (2002), Storia naturale dei giganti (2007), e altre cose qui e là, tra cui Morti fortunati (2002). Quel po’ che ha imparato dice che l’ha imparato da Federico Fellini e da Gianni Celati, «lavorando con loro a bottega». Poi per il resto la vita passa tra tante illusioni; uno guarda indietro e dice: si vede che la mia vita era questa, si vede che comprendeva a un certo punto anche dei libri.

"L'ala d'oro" di CESARE MORENO

Lo scrittore e "Maestro di strada" CESARE MORENO è stato sopite di Caffè Letterario lunedì 7 novembre, quando ha presentato il libro di Carla Melazzini "Insegnare al principe di Danimarca".


“L’ala d’oro”
Il riflesso dell’ala d’oro abbaglia i paesaggi
facendone sfondo di fiabe possibili.
Nebbie sospese a mezz’aria fanno fluttuare alberi e case.
Volti luminosi emergono da fondi neri
Ma se guardi attentamente al disotto delle brume, oltre l’abbaglio, al di la del nero
un bradipo, strisciando con infinita lentezza, avanza inesorabile.
A Lugo ho sentito la lentezza del lavorio umano e la velocità del racconto
secoli che si susseguono nello spazio di alcune piazze
opere che avanzano con lentezza lungo i secoli
e l’aviatore con un solo sguardo, dall’alto, le raccoglie insieme.
Abbiamo dialogato con un donna forte che con parole scolpite.
È riuscita a fissare lo sguardo su mondi orrifici e a farceli vedere.
Ho incontrato giovani teneri e deboli come germogli
che hanno il coraggio di attraversare questi mondi
se solo proviamo a rispondere.
di Cesare Moreno