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Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro

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venerdì 18 gennaio 2013

"I pionieri del quasi nulla" di IVANO NANNI


Sull'incontro di mercoledì 16 gennaio con Paolo Albani e il suo libro “I mattoidi italiani”. edito da Quodlibet.

È una raccolta inconsueta il libro di Paolo Albani, I mattoidi Italiani, che come ricorda l'autore nelle pagine finali del libro, nella nota metodologica, è stata compilata partendo dalla definizione che Raymond Queneau da del “ folle letterario”:
Un autore edito le cui elucubrazioni (non uso il termine in senso dispregiativo) si allontanano da tutte quelle professate dalla società in cui vive, sia da tale società nel suo insieme, sia dai diversi gruppi, benché minimi che la compongono, elucubrazioni che non rimandano a dottrine anteriori e che non hanno avuto eco alcuna. In breve un "folle letterario" non ha né maestri né discepoli.
Paolo Albani con la sua catalogazione apre uno scenario sui deliranti letterari che hanno prodotto studi che escono, delirano,  dalla direzione presa da pensatori e scienziati veri. In altre parole scrive le biografie artistiche di parastudiosi che si sono distinti per l'oscurità dei loro progetti di lavoro, per la loro inconcludenza, per la totale inefficacia delle loro teorie e soprattutto per non tenere in nessun conto l'esperienza acquisita e i risultati conseguiti nei campi in cui applicano le loro energie creative.
L'autore compila le schede anagrafiche di questi pensatori stravaganti e oscuri, individui dalla fantasia bizzarra, fautori indefessi di un pensiero tangenziale che li porta su rotte sconosciute e incontrollabili seguendo nei dettagli il loro pensiero. Di questi “folli” riporta precisamente ogni articolazione di pensiero che si esprime in forme assolutamente problematiche e aliene dalla realtà. È interessante notare come la determinazione granitica che avevano questi “ eterocliti “, altro termine di Queneau, nel perseguire intenti assolutamente astrusi non abbia mai subito nessuno smottamento, nessuna incrinatura, nessun dubbio convinti com'erano della genialità del loro lavoro. Proseguivano per la loro strada fieri di essere dei pionieri nel loro campo e francamente stupiti e offesi quando professori e accademici li snobbavano o li mettevano brutalmente alla porta.
Autori della Quarta dimensione, termine coniato da Umberto Eco per definire autori fai- da – te, per nulla presi in considerazione da case editrici pubblicano a proprie spese i loro studi con punte di cripticità magistrali, come quelle di un certo Eulogo D'armi autore di un testo dal titolo, Teismo e Monismo di fronte, autore che non è catalogato per ragioni di incomprensibilità del testo. Eulogo scrive: Si può affermare che SOLO SE LA SOMIGLIANZA NON DERIVI DA INDIFFERENZA C'È BISOGNO DI DIO: soltanto tra unici un primo deve porre gli altri, mentre se sorgano dall'indifferenza non saranno unici e solo principio sarà essa.Righe illuminanti che lo consegnano per sempre alla storia della teologia surreal-patafisica espressa con la tecnica della scrittura automatica e alla galleria dei “geni” troppo oltre per essere compresi.
Sono strani studiosi dall'estro gioviale e inconcludente quelli descritti da Albani,la loro follia sta tutta nella teorie strampalate che inventano e che sostengono con architetture argomentative labirintiche senza possibilità di ritorno.
Sono estrosi in odore di manicomio. Sono progettisti che teorizzano indossando una virtuale camicia di forza e lasciano tracce di originale inapplicabilità. Divertenti e malinconici. È  un genere di follia caricaturale, però nello stesso tempo creativa e complessa con la quale si ride amaro.

di Ivano Nanni



"Sono venuto a Lugo due volte" di GUIDO CRAINZ


Guido Crainz è stato ospite di Caffè Letterario venerdì 11 gennaio, per presentare il suo saggio “Il paese reale. Dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi” edito da Donzelli.

Sono venuto a Lugo due volte: la prima per  parlare dell'Italia del 1945, devastata dalla guerra, la seconda per discutere, in buona sostanza, dell'Italia degradata del (e dal) berlusconismo. Forse so parlare solo di disastri: non invitatemi più...
A me invece fa bene: ridà fiducia trovarsi in una comunità di lettori, rispondere a domande, a curiosità e ad ansie vere. E anche avere la conferma di quel che continuo a dire in modo testardo, contro la vecchia e giustificatoria litania secondo cui “gli italiani sono sempre stati così” (cioè sono stati e sono attenti solo proprio al “particulare”,  incapaci di operare per il bene comune, e così via): non è vero, e non è vero che “siamo tutti così”. Buon anno, Caffè Letterario, e cento di questi anni.
Guido Crainz


giovedì 17 gennaio 2013

La serata con PAOLO ALBANI


Una divertente serata quella di ieri sera mercoledì 16 gennaio a Caffè Letterario con lo scrittore Paolo Albani che ha presentato il suo libro “I mattoidi italiani” edito da Quodlibet. A fare gli onori di casa, sul palco di Caffè Letterario, insieme all’autore, c’erano il curatore della nostra rassegna letteraria, Marco Sangiorgi e lo scrittore e artista Gian Ruggero Manzoni. “I mattoidi italiani” di Paolo Albani è un rigoglioso catalogo stilato nel grande opificio del tempo perso, e opificio non è parola a caso, essendo l’autore membro dell’Oplepo (Opificio di Letteratura Potenziale, erede dell’Oulipo) e appassionato di anomali, eterocliti, stravaganti, folli letterari, nonché, lui in proprio, poeta visivo e ossessionato ordinatore. Come da un rigattiere del buon senso che fu, abbiamo assistito a un crescendo di incursioni rapinose in ogni branca del sapere. Teorie meccaniche della circolazione del sangue, strumenti per controllare il fluido etereo, prove dell’esistenza dei giganti, smacchinazioni nel processo di causa-effetto o piani per la Pace Universale Perpetua. Idee sacrosante come il contratto di matrimonio che scade e si rinnova ogni anno, soluzioni a problemi come la quadratura del cerchio, sedute spiritiche con Nietzsche, cure per la grave malattia della Jattura, con un effetto moltiplicativo che imita l’incontenibile sete, la coazione a saltare a pié pari i limiti ingiusti del conosciuto.
"Vi sono tre soli rimedi per i mali d'amore: fuggire, distrarsi, studiare; odia la tua carne e le sue schifose voglie, combatti con tutti i mezzi per mantenerti puro, perchè la purezza facilita l'evoluzione dell'anima; non rendere i piaceri carnali l'unico scopo della tua esistenza, altrimenti diverrai schifoso più di un gatto e di un cane; [...] recati a letto stracarico di sonno e non guardarti nudo; non bere vino, non recarti al cinema, non guardare le gambe delle fanciulle perchè proprio dal basso sorgono i desideri ignobili, e vivi sulle vette dei monti anche se da quelle altezze solitamente ti sembrerà di scorgere rosate parvenze di donne nude fra albero e albero".
da "Misticateismo. Religione realista dei tempi nuovi" di Giovanni Tummolo (1934)






martedì 15 gennaio 2013

"Il Paese che non c'è" di IVANO NANNI


Sull'incontro di venerdì 11 gennaio con Guido Crainz e il suo libro “Il paese reale. Dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi” edito da Donzelli

Altan in una sua vignetta fa dire a due personaggi queste parole:
a - il Paese ha bisogno di riforme,
b -  è vero, ma anche le riforme avrebbero bisogno di un Paese.
Massimo d'Azeglio circa 150 anni prima con altre parole dice la stessa cosa, spingendo il tasto sul politico che dovrebbe riformare prima se stesso. Parole audaci che dette ora farebbero affratellare d'Azeglio a Beppe Grillo se non altro idealmente. Il problema è sempre lo stesso: quando siamo pronti con le riforme non c'è il Paese, quando il Paese dice di essere pronto non ci sono le riforme, la nostra storia politica è fatta di equivoci, di appuntamenti mancati, di tentativi di accoppiamento andati male. Il Paese e le riforme non si piacciono, non è colpa di nessuno. L'innamoramento si sa è sempre irrazionale. Non c'è feeling, il Paese va da una parte e le riforme da un'altra, migrano verso  altri Paesi con i quali l'amore è corrisposto e da buoni frutti. Fino ad ora la scintilla non è scoccata, pazienza ci facciamo coraggio, per il momento le sognamo le riforme, ne parliamo, le enunciamo, ne facciamo delle lunghe liste, prepariamo dei succulenti piatti con le riforme, ottime riforme, ne sentiamo il profumo tanta è la nostra immaginazione e, parlandone sempre ad ogni occasione ci sembra un po' di averle fatte.
Funziona così nel nostro Paese. Il problema è che le riforme sono fantasmi che tutti evocano ma quando appaiono fanno paura perché includono dei vincoli, qualche legge, delle regole, e un popolo anarcoide non sopporta norme e regole, che se in altri paesi sono paletti da seguire diligentemente per noi sono segnali da evitare con ogni cura. Le riforme sono accettabili solo se sono applicate agli altri e, gli altri sono quelli dell'altro club, dell'altro partito, dell'altra famiglia, dell'altro clan. È il limite non solo della politica ma del Paese intero. Se le parole di d'Azeglio suonano così attuali, miracolosamente convergenti con quelle di Altan significa una cosa sola, che il Paese per tutti questi anni è rimasto ripiegato su se stesso, senza la forza di pensarsi diverso  e modificabile, anzi agendo per non spostare nulla mummificandosi in un'indolenza atavica, meschina e pericolosa. E se il Paese è riconoscibile nei versi di Dante, “ ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello “ (Purg.V, 76-78 ), questa mummificazione è qualcosa di molto vecchio che appartiene al nostro sistema nervoso, al nostro corpo e all'inconscio nazionale ( se così si può dire ), prima che alla nostra cultura sancita dalle leggi e dalla letteratura. Per questo l'immobilismo è la nostra cifra politica più evidente, una depressione del nostro animo, il grande buco nero sociale nel quale tutto viene compresso fino ad essere polverizzato. Dunque quello che ci distingue come Paese reale è un fermo immagine lungo qualche secolo, che ci segna tuttora come il popolo con meno senso della comunità d'Europa. Mario Soldati diceva che noi italiani non siamo inferiori come cultura a nessuno, siamo solo diversi e rifuggiamo ogni catalogazione; per noi, stare insieme  è difficile in quanto non ci distingue gli uni dagli altri. Per noi italiani pensare insieme la società è diventato un inciampo, qualcosa che ingombra, che non interessa. Per questo il rampantismo è diventato il segno degenere dell'individualità. Una degenerazione iniziata negli anni 80, periodo d'oro della politica circense, dello svago, dello sperpero, dei nani e delle ballerine, del consenso strappato a suon di prestiti con soldi pubblici a fondo perduto a categorie inverosimili di finti imprenditori e di veri farabutti.
Il rampantismo degli anni sessanta aveva qualcosa di pittoresco, di acerbo che perlomeno ha lasciato uan filmografia, anche se qualche difesa poteva e doveva essere messa in atto verso certe figure non limpide. Ma non è stato fatto. E così di male in peggio fino ai Novanta. La breve e inebriante parentesi di Mani pulite che promise di emendare la politica dai cialtroni e dai ladri non sortì gli effetti attesi. I rampanti  ringalluzziti da nuove leve  e vecchi magnati tornarono a riprodursi dopo una periodo di siccità sapendo bene che l'humus non era cambiato. Fondarono partiti, rimpolparono le caste, trovarono alleati anche nelle opposizioni (a loro insaputa), e i partiti più o meno allegramente finiti per diventare dei contenitori per nuovi rampanti, svuotati e ondivaghi sono impersonati sempre più spesso da populisti e personaggi meschini e impreparati. Cosa ci si può aspettare da tutto questo? Direi un altro partito: il partito della Sveglia. Pds. 
di Ivano Nanni

La serata con GUIDO CRAINZ


Queste le immagini della bella serata di venerdì scorso con lo storico Guido Crainz che ha presentato il suo ultimo lavoro “Il paese reale. Dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi” edito da Donzelli. Dopo l’intervento in apertura di serata del sindaco di Lugo Raffaele Cortesi, l’incontro condotto dal curatore di Caffè Letterario Marco Sangiorgi, si è protratto per quasi due ore toccando i momenti più salienti degli ultimi trent’anni della storia della nostra Repubblica. Trent'anni di storia italiana recente con una linea interpretativa che legge nell'avventura craxiana degli anni Ottanta i presupposti della cosiddetta età berlusconiana, che trarrebbe origine da qui, dominando la scena politica degli anni a cavallo con il passaggio non solo del nuovo secolo ma del nuovo millennio. 






lunedì 14 gennaio 2013

Mercoledì 16 gennaio - PAOLO ALBANI a Caffè Letterario


Mercoledì 16 gennaio, alle ore 21.00, nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro, secondo appuntamento dell’anno del Caffè Letterario di Lugo con lo scrittore toscano Paolo Albani che presenterà il suo ultimo divertente lavoro “I mattoidi italiani” edito da Quodlibet nel 2012. L’incontro, che terminerà come d’abitudine con il consueto brindisi finale con i vini in degustazione, sarà introdotto dallo scrittore lughese Gian Ruggero Manzoni.
I mattoidi italiani di questo repertorio, il primo nel suo genere in Italia, sono personaggi esistiti o esistenti fautori di teorie singolari, a volte deliranti, elaborate in vari campi del sapere: linguisti e ideatori di lingue universali, astronomi e fisici, trasmettitori del pensiero, architetti, quadratori del cerchio, poeti, inventori, profeti, visionari, politici eccetera.
Corredato dalle foto di alcuni mattoidi, dalle copertine dei loro libri e da vari documenti (planisferi, macchine astruse ecc.), il libro è un ampio campionario di autori bizzarri, nessuno dei quali ha mai varcato la porta di un manicomio, per quanto in certi casi siano completamente fuori dalla realtà.
Ci sono fisici che vorrebbero dimostrare che la terra non gira intorno al sole; poeti che si interrogano se fu fatto prima l’uovo o la gallina; rinnovatori sociali che propongono la castità insieme al divieto di caccia e pesca; curatori di foruncoli che diventano filosofi dopo essere stati visitati dallo spirito di Nietzsche; mistici atei che prescrivono di non adorare alcun Dio, di non guardarsi nudi, di non bere vino, di non andare al cinema, di non sbirciare le gambe delle fanciulle e di vivere sulle vette dei monti, dove però scorgono rosate parvenze di donne nude fra albero e albero; medici che teorizzano ibridi fra l’uomo e diversi animali; inventori che suggeriscono di bere con una cannuccia l’uovo direttamente dal sedere della gallina per rigenerare il fluido vitale nell’uomo; e così via. Un repertorio analogo di folli letterari di area francese e belga era stato fatto da Raymond Queneau e André Blavier.
Paolo Albani è nato il 3 dicembre 1946 a Marina di Massa. Scrittore, poeta visivo e performer, da alcuni anni ricopre la cattedra di Linguistica fantastica alla Facoltà di Scienze inutili di Barcellona. Da semi-semiologo ha tenuto il corso di Semiotica presso l'I.S.I.A. (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) di Firenze. Dirige la nuova serie di Tèchne, rivista di bizzarrie letterarie e non.  E’ membro dell'OpLePo (Opificio di Letteratura Potenziale) e Console Magnifico dell'Istituto Patafisico Vitellianense, emanazione autonoma del Collegio di Patafisica.

sabato 5 gennaio 2013

Venerdì 11 gennaio - GUIDO CRAINZ a Caffè Letterario


Venerdì 11 gennaio, alle ore 21.00, nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro primo incontro del 2013 per Caffè Letterario con lo storico Guido Crainz che presenterà il suo ultimo saggio “Il paese reale. Dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi” edito da Donzelli. Al curatore di Caffè Letterario Marco Sangiorgi il compito di introdurre la serata che si concluderà come di consueto con il brindisi finale offerto a tutti i presenti.
La fine degli anni settanta segna una svolta nella storia della Repubblica: agli ultimi, cupi sussulti del decennio morente si intreccia l'emergere di trasformazioni colossali che riguardano l'economia e la cultura, il privato e il pubblico, la politica e la comunicazione. Nella convulsa stagione degli anni ottanta si ripropongono inoltre quelle tendenze esasperate all'affermazione individuale, quello sprezzo delle regole, quell'atteggiamento predatorio nei confronti del bene pubblico. Al tempo stesso giunge al punto estremo di crisi un sistema dei partiti sempre più portato a esaudire gli egoismi di ceto, pur di ottenere il consenso. Per molti versi dunque i lunghi anni ottanta si presentano come un luogo di incubazione del nostro presente. Il nesso fra gli anni di Craxi e l'era berlusconiana ha qui le sue radici, e in questo scenario si collocano le domande che oggi ci incalzano: perché l'anomala alleanza di centrodestra riuscì a improntare largamente di sé l'intero ventennio successivo? Quali sono le ragioni della quasi ventennale stagione di Berlusconi? E che Italia ci lascia, quella stagione? E ancora: ci sono le energie e le qualità per affrontare una difficile ricostruzione e misurarsi con la crisi internazionale che chiama in causa l'identità e il futuro dell'Europa? Da dove prendere l'avvio per invertire il degrado di un sistema politico e di una "partitocrazia senza i partiti" che ha superato ogni livello di guardia?
Guido Crainz, nato a Udine, è professore ordinario di Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Teramo. Ha dedicato le sue ricerche alla società rurale europea dell’Ottocento e del Novecento, alla storia dell’Italia contemporanea –con particolare riferimento alla seconda metà del Novecento- alla storia dei media e al rapporto fra media e comunicazione storica.
Ha collaborato e collabora inoltre con i programmi culturali di Radio Tre, per i quali ha realizzato anche numerosi documentari radiofonici di carattere storico. Scrive sulle pagine culturali de “la Repubblica” ed è stato editorialista del “Messaggero Veneto” e de “Il Piccolo”(2003-2008).