Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro
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domenica 18 giugno 2023
"La storia e le materie umanistiche assediate dalla barbarie" di IVANO NANNI
martedì 11 aprile 2023
"Lugo, Lugo, Lugo di Romagna" di MAURO BALBONI
domenica 2 aprile 2023
"I poveri sono stanchi di fare i poveri" di IVANO NANNI
sabato 4 marzo 2023
"Tempi sbilanciati" di IVANO NANNI
sabato 25 febbraio 2023
"34 o 36" , di GUIDO BARBUJANI
martedì 22 novembre 2022
"The music of Lugo" di WILLIAM WALL
William Wall è stata ospite del Caffè Letterario di Lugo venerdì 21 ottobre 2022 per presentare il suo romanzo “La ballata del letto vuoto" edito da Nutrimenti.
I think of Lugo as a city of
music. First impressions are
of the musical romagnolo voices calling, joking, greeting in the beautiful
porticoes of the market square, built in the 18th century mainly for the
silk-trade a subject close to the heart of what were then the rulers of the
Romagna in the Vatican, or on the quiet residential streets or near the
fortress of the Rocca Estense, now the centre of the the communal
administration. In the evening young people congregate around the
monument to the airman Francesco Baracca which, together with the Rocca,
dominates the centre of town.
But there is more of music. The
Teatro Rossini, built in 1759 and lovingly maintained and restored over the
centuries, is a jewel among theatres. The acoustics are near perfect, the
setting is like something from a period drama, the location right at the heart
of the town opposite the market square. And Rossini in fact spent some years of
his youth in Lugo where a little museum is dedicated to his memory. The
conception of the museum is beautiful. Often museums to great writers are
concentrated on artefacts – sheet music, instruments, clothes, paintings,
writing desks, chairs, programmes etc. But here the concentration is on the
music itself with exhibits dedicated to different pieces – overtures, arias,
sonatas. In one room a person may create their own version of Rossini’s first
sonata – reputedly composed at the age of twelve – by bringing the instruments
in in whatever order they wish. Rossini probably began his true musical
education here under the guidance of Don Giuseppe Malerbi whose library
contained works by Haydn and Mozart.
But Lugo is also a town of words
and of literature. At the beautiful Hotel Ala D’Oro there is a regular Caffe
Letterario which over the years has hosted the most important writers from Italy
and abroad. The events are extremely well-attended. The hotel itself is a piece
of art, with rooms dedicated to each of the great writers and a fine art
collection. Perhaps best of all, it has an excellent kitchen and dining room. Lugo is but half an hour’s drive
from the beaches of the Adriatic and makes an excellent base from which to
visit the mosaics of Ravenna or the salt
marshes of Comacchio or to visit the vast array of cantinas that stretch
between Bologna and San Marino that make wines like Sangiovese, Albana or
Trebbiano.
domenica 19 giugno 2022
"Finale di stagione" di IVANO NANNI
lunedì 9 maggio 2022
"Che bella serata" di ERMANNA MONTANARI e MARCO MARTINELLI
lunedì 29 novembre 2021
"Il passato che ci attraversa" di IVANO NANNI
Sull'incontro di venerdì 26 novembre con Michela Marzano che ha presentato il suo ultimo libro "Stirpe e vergogna" edito da Rizzoli
In questo libro, Stirpe e Vergogna, di Michela Marzano che è stato presentato al
Caffè letterario di Lugo, il corpo della storia personale e familiare si
innesta in quello della Storia della nazione in un periodo cruciale in cui gli
animi in rivolta producono sopraffazioni e violenze, disgrazie umane che sono
l'humus su cui le rimozioni prendono vigore. E' un passato, quello del
ventennio che in realtà non sembra passato, che rinviene baldanzoso forse
perché non se n'è mai andato veramente, mai come in questo momento confuso e
contraddittorio.
Tutto parte da una scoperta che genera
una perplessità inquieta, un dubbio, e da qui una curiosità, il desiderio
impellente di mettere un punto fermo alla propria storia familiare.
Tutto parte da un nome. C'è quel nome
assoluto, prioritario, che indulge alla devozione, e che marca un periodo che
incombe nella matrice identitaria del padre di Michela: Benito, che è un nome
impegnativo, ingombrante, anche retorico se si vuole, ma con cui ci si deve
fare i conti.
E la curiosità parte tutta lì, da quel
nome che sta in fondo a una fila di altri nomi che sono quelli di suo padre,
che il nonno magistrato e fascista della prima ora, ha dato a suo figlio. E' da
qui che Michela Marzano parte per fare luce su un passato che pareva incorniciato,
messo a dimora, innocuo, già detto e scritto e dalla parte giusta, cioè
antifascista. Scoprire invece che non c'è nulla di innocuo e che i cassetti
della memoria riportano alla luce scrigni che nascondono non solo tesori ma
anche un po' di fango è un lampo che produce la necessità di non dimenticare.
Infatti quello che appariva come una macchia ora è storia, parte della storia
della sua famiglia che non può e non deve essere dimenticato. Se l'avventura
fascista del nonno è stata così cruciale ed è un'ombra sul vissuto familiare,
quest'ombra non può essere respinta, questa macchia non può sparire, e di
sicuro non sparisce, ma può essere circoscritta, cioè compresa in una cornice
più ampia e meno intransigente come parte di una complessità mai finita. Da
questo incontro, da quello che si è detto e sentito, si può capire come dalla
vergogna per un passato che appartiene a qualcun altro ci si possa affrancare
parlando in prima persona di quel fatto come fosse successo a se stessi,
azzardando l'ipotesi che se questo diventasse paradigma di una nazione intera,
forse la speranza di un cambiamento prenderebbe una via meno impervia.
lunedì 18 ottobre 2021
"Contro culto" di IVANO NANNI
Sull'incontro di venerdì 15 ottobre con Arnaldo Bruni che ha presentato il poema eroicomico da lui curato in questa nuova edizione di Clueb, “La pulcella d’Orléans” di Voltaire e tradotto in ottava rima da Vincenzo Monti.
di Ivano Nanni
lunedì 11 ottobre 2021
"L'arte di svuotare salvadanai" di IVANO NANNI
A Carlo Ponzi, nostro concittadino, che sale agli onori della cronaca giudiziaria per avere inventato e commercializzato uno schema finanziario che porta il suo nome ed è conosciuto in tutto il mondo, non verrà intitolata nessuna via, nessuna piazza, nemmeno un vicolo, non avrà nessuna lapide che lo ricordi nonostante la sua notorietà mondiale. Questo perché per essere titolari di una via si deve essere virtuosi, e Carlo Ponzi non lo era. Per molti anni vive come un qualunque vitellone romagnolo parcheggiato all’università dove ammira la nullafacenza alla quale sembra votato, spende più del dovuto, non realizza il sogno italiano, e affinché l’incubo della miseria non lo soffochi prende il largo verso l’America. Non ha niente da perdere, e non cerca lavoro, aguzza l’ingegno che non gli manca, e vede davanti a sé praterie immense che aspettano solo di essere colonizzate dalla sua intelligenza di abile speculatore. Così inizia il suo apprendistato con speculazioni su valute differenti, anche se non consentite dalla legge. Ponzi però si sente al di sopra della legge e l’aggira, mette a punto uno schema piramidale che trae il combustibile per andare avanti dall’avidità umana. Il vorticoso giro di denaro che Ponzi produce non realizza economia e nemmeno finanza, concretizza l’onnipotenza che viene dal guadagno facile con mosse truffaldine. Un’illusione che ricacciava indietro le legittime domande che molti si facevano - ma i soldi dove li investe? -
I suoi clienti furono tutti vittime di un sortilegio collettivo, della suggestione mossa da un wizard abile venditore di fumo, che garantiva benessere a chi gli dava il suo salvadanaio, di qualunque consistenza fosse, meglio se imponente. L’avidità aveva escluso dal proprio orizzonte la ragione, il buon senso comune latitava respinto dall’idea di una ricchezza favolosa che bussava alla porta. I fermenti economici di inizio secolo erano favorevoli a ogni sorta di raggiro, i soldi giravano e con loro truffatori di ogni specie di cui però si sono perse le tracce. Ponzi in questo è stato grande, il più abile a vendere la sua merce avariata e in fondo a vendere se stesso, la sua faccia, il suo sorriso di uomo d’affari. Quando qualcuno si accorse del raggiro questo strano profeta di ricchezza era già sulla passerella sospesa sul baratro del fallimento insieme ai suoi credenti. Lo schianto fu epocale e la fine è quella che è, Ponzi restò senza nulla perché sul nulla aveva fondato un piccolo impero, rovinato migliaia di vite complici della partita truccata alla quale avevano partecipato con entusiasmo. Restano comunque sospese alcune domande – perché ha continuato nella sua attività quando aveva già realizzato il suo sogno di ricchezza? – e poi perché nonostante sia palese che la piramide Ponzi sia di cartone, è ancora attiva e prospera? Alla seconda domanda si può rispondere che l’avidità umana non si prende vacanze; e per la prima credo che Ponzi si percepisse come un risolutore di disagi economici, quasi un profeta di libertà, forse gli piaceva vedere la felicità nel volto dei suoi clienti-vittime quando consegnava gli interessi di un investimento fasullo, non si vedeva come un truffatore anche se ne aveva coscienza, intercettava un’esigenza e faceva leva sulla suggestione, vendeva illusioni, in fondo è stato uno stragista di famiglie, povere e ricche, senz’altro moltissime. Non perdiamo le speranze però, titolare una via a un illustre stragista non è ancora possibile ma siamo sulla buona strada.
venerdì 14 febbraio 2020
"Un luogo per fare anima" di DAVIDE SUSANETTI
giovedì 12 dicembre 2019
"Lugo, o i perimetri della Storia" di ARIANNA ARISI ROTA
martedì 10 dicembre 2019
"A Lugo, il piacere della scoperta" di Alessandro Mainardi (blogger)
di Alessandro Mainardi
https://www.alessandromainardi.it/blog/











