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giovedì 23 luglio 2009
Caffè Letterario e Lugocontemporanea
"A Lugo ..." di GAIA MANZINI
La scrittrice milanese GAIA MANZINI è stata ospite di Caffè Letterario il 5 giugno scorso per presentare il suo libro di racconti "Nudo di famiglia". Con questo libro, Gaia Manzini è attualmente uno dei tre finalisti in concorso, assieme a Giorgio Faletti e Flavio Soriga, per il "Premio Chiara 2009. Scontati i complimenti e un grosso in bocca al lupo per la nostra amica milanese da tutti gli amici di Caffè Letterario.
A Lugo ci sono venuta per presentare il mio primo libro.
Era anche la prima volta in questi luoghi un po’ felliniani, la prima che un leopardista appassionato mi si presentasse come un uomo agile e simpatico, con la battuta pronta e la gioia di vivere in corpo, invece che la polvere sulle spalle e una soporifera cantilena; la prima che qualcuno come il preparatissimo Marco, mi facesse delle domande così puntute sul libro e avesse l’acume di andare oltre il titolo, a ravvisare al di là della ben ovvia tematica famigliare, anche quella del tempo, della sua relatività e della sua dimensione tutta interna. Già, il tempo. Nel giro di una giornata o poco più, ho raccolto una quantità di prime volte che valgono se non una vita, qualche stagione sicuramente. A Lugo ci sono degli amici, normale direte. Meno normale che l’amicizia del leopardista con l’acuto professore e il raffinato libraio, passando per il geniale pittore, diventi come una bolla che si espande a contenere tutto: tutta la città, la piazza del mercato, i portici e pure “
sabato 18 luglio 2009
Conclusa la quinta stagione di Caffè Letterario
giovedì 2 luglio 2009
giovedì 25 giugno 2009
"L'esperienza al Caffè Letterario" di MARCO CUZZI
Lo storico milanese MARCO CUZZI è stato ospite di Caffè Letterario il 17 giugno scorso per presentare il saggio "Romba il motore".
L’esperienza al Caffé Letterario e più in generale a Lugo di Romagna è stata veramente unica. Innanzi tutto, la sorpresa di conoscere a fondo ciò di cui sino a quel momento avevo captato soltanto vaghe ed epidermiche notizie: il Caffé Letterario è una prestigiosa agorà, da anni visitata dai più bei nomi della cultura del nostro Paese. Non un club dei polverosi amanti di polverose letture, né un circolo che dietro una frettolosa manifestazione letteraria malcela interessi politico-affaristici, e neppure un’associazione dalle tante velleità intellettuali annegate in un mare di ignoranza. Il Caffé Letterario è la negazione di tutto ciò, perché è veramente una piccola arena del sapere e della conoscenza.
E poi la sorpresa è proseguita incontrando e conoscendo i responsabili di quell’arena, Patrizia e Claudio, gentilissimi e simpatici proprietari di un gran bell’albergo che è l’Ala d’Oro –sede del Caffé Letterario, luogo di Storia vissuta oltre che di storie narrate, e del collegato ristorante dove alla sorpresa si aggiunge la conferma di una grande e sapiente arte culinaria degna della Romagna.
E infine, dopo aver ammirato il maestoso monumento a Baracca, accompagnato da Daniele –altra presenza imprescindibile della mia troppo breve esperienza lughese- eccomi nel bel Museo dedicato al mito aviatorio italiano per eccellenza.
Ho conosciuto in poche ore un mondo fatto di cultura, storia, sapori, amicizia e cordialità. Un amante dei piaceri della vita –piaceri per la mente e per il corpo- come il sottoscritto, non poteva chiedere di più.
Marco Cuzzi
"I diari di Marai" di DAVIDE SILVESTRI
Lo scrittore veneziano DAVIDE SILVESTRI è stato ospite di Caffè Letterario il 6 ottobre scorso con il suo romanzo "La linea generale".
I giovani con i muscoli, che ridono e corrono sulla spiaggia, sportivamente. Che arrivano in ufficio, rampanti. La vita televisiva, quella che vediamo attraverso l’oblò del nostro batiscafo: giovani, sempre, ovunque, nient’altro che giovani. Gente che si stacca pezzi di corpo e se le riattacca da un'altra parte, che usa la liposuzione come bilanciamente corporale... ragazzi, mi secca rovinarvi la colazione, ma si muore. È inutile girare la testa da un’altra parte: si muore. Adesso non dico di passare la giornata in cimitero a riscavare le bare. Ma pensarci ogni tanto non credo sia una cattiva idea, è una specie di igiene mentale, di ginnastica (per una volta) del cervello. Ecco allora il libro giusto, che ci aiuterà a tornare a terra. È Marai a farci questo regalo con il suo “Ultimo dono”, l’ultimo libro che ha scritto prima di togliere le ancore. È il diario di un lutto plurimo, la descrizione di una terra bruciata. È un’uscita di scena elegante. E' il diario di una fine, da leggere con gli occhi aperti per sapere come vanno le cose quando cade il vento, per capire cosa succede quando i giorni sono contati.
di Davide Silvestri
"Molti dubbi" di IVANO NANNI
Sull'incontro con ERMANNO BENCIVENGA di lunedì 22 giugno.
Tutte le nostre costruzioni traballano. Prima o poi entrano in risonanza con il principio di autodistruzione e cominciano a vacillare per poi cadere. Poco male. Quello che non c’è più lo ricostruiamo di nuovo, magari con le stesse pietre di scarto, ripetendo gli stessi errori di calcolo, aspettando il prossimo crollo. Altre volte tiriamo su un altro edificio più alto del primo, fatto meglio, con altri materiali e con calcoli ben fatti e lo guardiamo con orgoglio, alto, lucente, proprio bello, ma anche di questo aspettiamo prima o poi il crollo. Se non sarà un sisma a farlo crollare, lo farà il tempo o un attentato terroristico o un meteorite vagante lo polverizzerà per sempre. Altre volte al posto dell’edificio crollato non tiriamo su niente, non ne vale la pena, tanto crollerà di
nuovo…
I nostri sentimenti crollano tutti i giorni facendo schianti a volte risibili, appena percettibili, altre volte minacciano smottamenti importanti segnalati su rulli chilometrici di carta inchiostrata da pennini oscillanti. Il nostro modo di vedere le cose e di sentire passa tra le maglie strette di percezioni esauste, inarticolate, spesso inquinate da ideologie e spazi confinati da indiscrezioni. Le nostre sensibilità sono messe a dura prova da spiacevoli contumelie tra vicini di casa che non si possono vedere, e a niente valgono le nostre rimostranze, se qualcuno grida forte e non ci lascia dormire. Ci sentiamo come casse in risonanza con il mondo intero e quello che ci fa credere di vivere in un mondo migliore di un altro è la possibilità di avere amicizie e amori che ci esaltano.
Percepisco il dolore o la possibilità del dolore se provo a immaginare l’
assenza di un amore contingente, che riguarda chi mi è vicino e caro. Non mi vedo però in lacrime pensando al Grande Assente che da millenni se ne sta occultato da qualche parte e sebbene sia sollecitato a mostrarsi dimostra una timidezza sovraumana. So che chiunque dopo tante sollecitazioni dovrebbe per lo meno farsi vedere, se non altro per buona educazione. Ma qualcuno potrebbe obiettare che il libero arbitrio se vale per noi, a maggior ragione vale per Lui e la sua assenza deriva non dalla sua mancata esistenza ma dalla scontrosità e dalla permalosità. Che i suoi pensieri siano rivolti ancora a quelli
che mangiando la mela lo hanno offeso? Memoria lunghissima purtroppo per noi, e senza speranza che il peccato cada in prescrizione. Ma assente significa non esistente? Direi di no, ma non ne sono sicuro.
L’Assente c’è, può esserci, ma è da un’altra parte. Non è qui tra noi. Però il fatto che sia assente da così tanto tempo dovrebbe,dopotutto, insospettirci, e senza arrivare a conclusioni affrettate si potrebbe dire dopo aver cercato per tanto tempo qualcuno e non avendolo trovato lo si dia per disperso. Almeno questo. E dopo un po’ di tempo, il passo successivo: si compila un modulo di morte presunta, e si archivia il caso. Mica si può tenere tanta gente impegnata ad indagare su qualcuno che magari non c’è. Il Grande Assente finisce in un fascicolo senza etichetta, su un polveroso scaffale della Procura, e non se ne parla più. Starà a Lui fare la prossima mossa.
di Ivano Nanni













