Ecco le immagini della serata di ieri con Valerio Varesi,
che introdotto da Marco Sangiorgi ha presentato il suo ultimo romanzo edito da
Frassinelli “La sentenza”. Il libro è ambientato è ambientato nell’Appennino
emiliano nel 1944. Seconda guerra mondiale, dunque, e soprattutto lotta di
Liberazione, in piena occupazione tedesca che in quei luoghi significava gli
eccidi di Monte Sole con i fatti di Marzabotto che seguivano a ruota la
lucchese strage di Sant’Anna di Stazzema. È questo il mondo che sta intorno ai
due protagonisti, nomi di battaglia Jim e Bengasi. E nelle fila partigiane non
è che hanno proprio scelto di starci, ci si ritrovano, il primo dopo
un’evasione dal carcere in cui era rinchiuso e l’altro infiltrato nella
quarantasettesima brigata Garibaldi. Per quanto diverso nelle atmosfere, il
libro di Varesi richiama il racconto epico – comprese luci e ombre, gesta
eroiche e vigliaccherie – di una pietra miliare della letteratura di guerra,
“L’esercito di Scipione” di Giuseppe D’Agata. Perché la storia, anche quella
che ha un’iniziale maiuscola, passa attraverso vicende personali. E la
letteratura, talvolta, può ridare attualità a vicende accadute davvero e
inghiottite dal tempo per i più.
Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro
Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
Per Informazioni : 0545 22388 - claudio@aladoro.it
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giovedì 10 maggio 2012
lunedì 7 maggio 2012
Mercoledì 9 maggio - VALERIO VARESI a Caffè Letterario
Mercoledì 9 maggio alle ore 21,00 nella Sala Conferenze
dell’Hotel Ala d’Oro, secondo appuntamento del mese per Caffè Letterario con lo
scrittore Valerio Varesi che presenterà il suo ultimo romanzo “La sentenza”
edito da Frassinelli. L’incontro sarà condotto dal curatore di Caffè Letterario
Marco Sangiorgi e si concluderà come sempre con il consueto brindisi finale con
i vini in degustazione.
1944, carcere di San Francesco a Parma. Il rombo degli aerei alleati fa tremare
le pareti e il cuore di uomini capaci dei delitti più atroci, adesso tutti
pronti a sostituire con il crocefisso la pistola o il coltello. Tranne uno. Lo
chiamano Bengasi, perché è stato nella Legione straniera, dove si era rifugiato
per sfuggire ai molti guai combinati in gioventù. È un avventuriero inquieto e
per lui le bombe sarebbero una liberazione.
Stesso anno, stessa notte. Carcere di San Vittore a Milano. Il bombardamento
della città, uno dei tanti ormai, sfiora le mura senza toccarle. Un gruppetto
di prigionieri comuni è convocato dalla guardia fascista.
Tutti temono il peggio, ma ce n’è uno che nella vita è sempre riuscito a
cavarsela, sempre ai margini, sempre disposto a tutto. Forse, pensa, anche
questa è un’opportunità. Bengasi riesce
a scappare, e sa che la sua unica possibilità di salvezza è la guerriglia,
quella dei partigiani nascosti lì, tra le montagne. L’altro coglie al volo la
proposta del fascista e accetta di infiltrarsi nella Quarantasettesima brigata
Garibaldi, partigiani del Parmense, come spia: non è la prima volta che fa un
lavoro sporco, e comunque è sempre meglio che rimanere rinchiuso in una cella.
Accetta anche il suo nome di battaglia, Jim, che gli viene affibbiato con
ironico disprezzo, citando Conrad. Jim e Bengasi sono due uomini ai quali una
notte ha cancellato il passato e regalato un futuro. Sono due partigiani per
caso. La montagna unisce i loro destini, l’amicizia li rende inseparabili.
Oltre le donne, il sesso, la violenza, l’amore, il tradimento, la morte.
Nonostante tutto, la guerra li farà diventare eroi e questa è la loro storia.
Forse la loro leggenda.
Valerio Varesi è nato a Torino l'otto agosto 1959 da genitori parmensi. Dopo
essere stato corrispondente da Parma per La Stampa e La Repubblica, nell'87 ha
lavorato alla Gazzetta di Parma e nel '90 è passato alla redazione bolognese di
La Repubblica. Nel 2000 è uscito “Bersaglio, l'oblio” edito da Diabasis con il
quale è stato finalista al festival del noir di Courmayeur e al premio Fedeli,
organizzato a Bologna dal Siulp. Nel 2002 è uscito “Il cineclub del mistero”
edito da Passigli con la presentazione di Carlo Lucarelli. Dopo alcuni
fortunati romanzi con l'ispettore Soneri protagonista, fra cui ricordiamo “Oro,
incenso e polvere”, presentato a Caffè Letterario quattro anni fa, sono usciti il romanzo “Le Imperfezioni” , “Il
paese di Saimir” e nel 2011 il libro di questa sera “la sentenza”.
Il commissario Soneri, protagonista dei romanzi di Varesi, con il volto di Luca
Barbareschi è approdato in Tv nella serie di sceneggiati Nebbie e Delitti su
Rai Due nel novembre 2005 (al fianco di Barbareschi c'era anche Natasha
Stefanenko).
sabato 5 maggio 2012
martedì 1 maggio 2012
Il calendario di maggio 2012
Sei sono gli appuntamenti del mese di maggio. Si comincia Sabato 5 con l’inaugurazione
della mostra mostra dedicata al “Bradipo” allestita nella biblioteca comunale
di Conselice. A seguire tre appuntamenti con la narrativa: Valerio Varesi
mercoledì 9 maggio con il suo ultimo romanzo “la sentenza”; quindi, lunedì 14,
Eugenio Baroncelli con il suo libro in uscita in questi giorni “Falene” e
incontro tutto al femminile lunedì 21, con la scrittrice Eleonora Mazzoni e il
suo romanzo d’esordio “Le difettose”. Lunedì 28 maggio la storia tornerà
protagonista a Caffè Letterario con il libro di Eraldo Baldini e Norino Cani “Pasqua
di sangue. La battaglia di Ravenna 11 aprile 1512” e per finire, mercoledì 30
maggio una bellissima serata conviviale/musicale dal titolo "Napoli. Inferno e paradiso" dedicata alla città partenopea, alla sua
musica e alla sua poesia.
Sabato 5 maggio, ore 17.30
Biblioteca comunale
”Giovanna Righini Ricci”
Conselice
(RA)
“Le
Parole Colorate”
Le buste del
Bradipo
Presentazione della mostra con:
Lamberto Caravita, Carmine Della Corte, Marco Sangiorgi
Sala Conferenze Hotel Ala d'Oro
VALERIO VARESI
“La
sentenza”
(Milano, Frassinelli, 2011)
Interviene Marco Sangiorgi
Sarà presente l'autore
Due
uomini ai quali una notte ha cancellato il passato e regalato un futuro. Sono
due partigiani per caso. La montagna unisce i loro destini, l’amicizia li rende
inseparabili. Oltre le donne, il sesso, la violenza, l’amore, il tradimento, la
morte. Nonostante tutto, la guerra li farà diventare eroi e questa è la loro
storia. Tra verità e leggenda, un romanzo coraggioso e sincero sulla nostra
storia recente
Lunedì 14 maggio, ore 21.00
Sala Conferenze Hotel Ala
d'Oro
EUGENIO BARONCELLI
“Falene.
237 vite quasi perfette”
(Palermo, Sellerio Editore, 2012)
Interviene Patrizia Randi
Sarà presente l’autore
“Amo la vita – ha scritto Robert Walser – ma l'amo
perchè spero che mi offra l'occasione di buttarla via decorosamente”. Pensiero
che ben riassume l'idea che sta alla base di “Falene”: le vite degli altri
osservate attraverso una patina crepuscolare, un velo di malinconia che si
rivela salutare perchè, ci ricorda Baroncelli, “forse sono i ricordi e i
racconti a rendere sopportabili le nostre perdite”
Lunedì 21 maggio, ore 21.00
Sala Conferenze Hotel Ala d'Oro
ELEONORA MAZZONI
“Le
difettose”
(Torino, Einaudi Editore, 2012)
Interviene Patrizia Randi e Valeria Rambelli
Sarà presente l'autrice
Eleonora
Mazzoni con il suo romanzo d’esordio, guida il lettore nell’universo
straordinario della fecondazione assistita. Ma “Le difettose” non è
un’autobiografia, e non è neppure solo un romanzo sulla fecondazione assistita.
È un libro che “parla della vita, dei desideri, della difficoltà di esaudirli.
Un racconto frizzante, ironico, che sa parlare di emozioni con intelligenza e
sincera umanità.
Lunedì 28 maggio, ore 21.00
Sala Conferenze Hotel Ala d'Oro
ERALDO BALDINI, NORINO CANI,
PIETRO COMPAGNI
“Pasqua
di sangue.
La Battaglia di Ravenna
11 aprile 1512”
(Ravenna, Longo Editore, 2012)
Interviene Marco Sangiorgi
Saranno presenti gli autori
Mai
si erano visti uomini di tante diverse nazioni, impegnati nella stessa
battaglia, quella che si svolse nei pressi di Ravenna nel giorno di Pasqua del
1512 e che avrebbe segnato in maniera indelebile i destini d’Italia nei secoli
a venire. Il libro descrive, grazie alla minuziosa ricostruzione e alla felice
capacità di sintesi di Norino Cani, tutte le complesse vicende di questo
straordinario fatto d’arme. La memoria popolare di quell'evento assunse, col
tempo, toni sempre più leggendari, come la storia del mostro, che solo la penna
suggestiva di Eraldo Baldini può restituirci in maniera avvincente.
Mercoledì 30 maggio, ore 20.30
Ristorante Hotel Ala d'Oro
Serata conviviale/musicale
Serata conviviale/musicale
“Napoli.
Inferno e paradiso”
Voce: Agata Leanza
Chitarra: Lello
Becchimanzi
Letture di
Gabriele Bersanetti
e Carmine Della Corte
Gabriele Bersanetti
e Carmine Della Corte
€.
25,00 per persona bevande incluse
Prenotazione obbligatoria
Prenotazione obbligatoria
Una
serata conviviale/musicale dedicata a Napoli, alle sue bellissime canzoni,
affidate alla splendida voce di Agata Leanza e alla chitarra di un napoletano
doc come Lello Becchimanzi; ma anche alla poesia segreta, erotica e volgare che
i grandi poeti, librettisti, canzonieri della Napoli di una volta sussurravano
nei bordelli, nelle cene fra amici, di notte. Versi che sono stati raccolti
dallo scrittore Angelo Manna in una
antologia poetica dal titolo “L’inferno della poesia napoletana”.
venerdì 27 aprile 2012
Sabato 28 aprile - MASSIMO BAIONI a Caffè Letterario
Sabato 28 aprile, alle ore 18.00, nel Salone Estense della Rocca di Lugo, ultimo appuntamento del mese per Caffè Letterario con lo storico Massimo Baioni che presenterà il suo ultimo lavoro “Patria mia. Scritture private nell’Italia unita” edito da Il Mulino editore l’anno scorso. A introdurre questo incontro, organizzato con la collaborazione di “Romandiola Mazziniana” sarà Sauro Mattarelli vicepresidente della Fondazione "Oriani" di Ravenna e direttore della rivista di cultura politica "Il Pensiero Mazziniano".1848-1911. Decenni cruciali per la storia nazionale: dalla prima guerra d’indipendenza all’anno in cui si celebra il cinquantenario dell’unità e si avvia la campagna coloniale per la conquista della Libia. L’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano offre, attraverso le voci dei suoi diari, uno speciale, affascinante sguardo sull’Italia che nasce e si sviluppa come stato nazionale. Le guerre di indipendenza dal punto di vista di chi le ha combattute; il racconto di un capo brigante che si sofferma sugli anni 1861-1862; quello del patriota garibaldino che vive nel culto dell’eroe dei due mondi ricordando le battaglie alle quali ha partecipato come giovane volontario; le memorie di un ispettore scolastico piemontese che, nell’Italia appena unita, si muove in varie sedi disegnando un quadro d’epoca puntuale e prezioso; le trasformazioni delle città italiane e i comportamenti degli abitanti osservati attraverso la lente di viaggiatori; frammenti di quotidianità affettiva restituiti da intensi epistolari amorosi.
E ancora: racconti di vita pubblica e privata di giornalisti, avvocati, magistrati e militari in carriera. Sullo sfondo, figure illustri: Mazzini, Ferdinando II e Francesco II di Borbone, Pio IX, Vittorio Emanuele II, Umberto I, Garibaldi, Nino Bixio, Agostino Depretis, Francesco Crispi: gli uomini della storia visti da uomini nella storia.
Massimo Baioni è professore associato di Storia contemporanea nell’Università di Siena. Tra le sue pubblicazioni più recenti segnaliamo «Risorgimento in camicia nera. Studi, istituzioni, musei nell’Italia fascista» (Carocci, 2006) e «Risorgimento conteso. Memorie e usi pubblici nell’Italia contemporanea » (Diabasis, 2009).
giovedì 26 aprile 2012
"Una modesta proposta" di IVAN LEVRINI
Lo scrittore reggiano IVAN LEVRINI è
stato ospite di Caffè Letterario mercoledì 12 dicembre 2011, quando ha
presentato la sua raccolta di racconti “Semplici svolte del destino” edito da QuiEdit.
Se esistesse il gioco del riassunto, e si
praticasse una variante estrema in cui spingere la condensazione del discorso fino
a un limite oltre il quale scompare il dicibile, e in gioco ci fosse un giudizio
da dare sulla civiltà romagnola, allora in questo gioco del riassunto basterebbe
una sola parola per esprimere l’essenziale, basterebbe dire che sono degli esagerati.
Proprio così, il carattere tipico del romagnolo è l’esagerazione.
Qualcuno
potrebbe obiettare denunciando l’errore: qui si prende la parte per il tutto, direbbero,
una sineddoche di spazio minore, visto che l’esagerazione è un tipico carattere
italico. Verissimo, l’esagerazione è diffusa in tutta Italia. Ad esempio i
reggiani primeggiano nell’esagerazione politica. Lo sanno tutti che ai tempi
del Partito comunista la provincia più comunista d’Italia era quella di Reggio
Emilia. E non sono da meno nell’enfasi verbale: un’esagerazione portata sempre
all’iperbole, come attesta la stampa cittadina che ricalca lo spirito del
lettore. Furto al bar della scuola calcio di San Pellegrino: rubati cinque
cornetti Algida; ventinovenne in lite col marito si getta dalla finestra del
piano terra; casalinga senza precedenti penali
ritira premio al supermercato Conad con carta punti rubata: denunciata per
ricettazione. E naturalmente un po’ di neve diventa una tormenta polare, due
settimane senza pioggia fanno scattare l’allarme siccità e una mattina ventosa
si trasforma in una devastante bufera. Poi c’è l’uso di certi sostantivi che servono
a darsi importanza. Il rigagnolo d’acqua che scorre in città è asciutto sei
mesi l’anno ma lo chiamano fiume: il fiume Crostolo di Reggio Emilia. E che
dire del grattacielo? un edificio di dodici piani contando anche l’ammezzato.
Inoltre,
per ostentare grandezze non solo verbali, i reggiani sono capaci di tutto. Anni
fa avevano scoperto la risorsa del maiale, e così Reggio Emilia era diventata la
provincia d’Italia a più alta concentrazione suina. Un milione e duecento mila maiali,
che tradotto in salumi voleva dire sei prosciutti per abitante, dodici
fiocchetti, decine di coppe e salami, ciccioli a chili, e un sovrappiù di liquame
a tonnellate, che non varrà come materia prima per produrre insaccati - dicevano
a Reggio - ma come fonte di energia non era certo meno prezioso. In tempi più recenti
hanno poi strafatto in architettura, erigendo una grandiosa costruzione ad
arcate che s’intravede a quattro chilometri dal casello autostradale. Sono i
famosi ponti di Calatrava, sorretti da una struttura a cavi d’acciaio che
ricorda la cresta dello stegosauro. Così, adesso, per chi viaggia autostrada,
il biglietto da visita con cui si presenta Reggio Emilia non è più la puzza di
maiale.
Eppure, tutte queste esagerazioni
non sono neanche da paragonare a quelle romagnole. Gli esempi si sprecano. Si
consideri il mare. I romagnoli hanno il litorale sabbioso più lungo d’Italia.
Un dono di natura, si dirà, d’accordo, ma quello che hanno costruito attorno
non è opera della natura. I centocinquanta chilometri di strutture alberghiere
che sorgono sul litorale, e che garantiscono la maggiore ricezione turistica
d’Italia, li hanno eretti i romagnoli. Alberghi su alberghi, alberghi a perdita
d’occhio, forse un primato europeo, non solo italiano, perché i romagnoli,
quando si mettono un’idea in testa, non li ferma nessuno. S’è visto anche con le
due ruote, biciclette o motociclette che siano. Con le quattro ruote è diverso.
Chissà perché. Forse le trovano troppo stabili, o meno adatte ad assaporare la
brezza marina, il vento garbino. Ma per le due ruote vanno in delirio. Se si
tratta di pedalare, imparano prima ancora che a camminare. Per questo fioriscono
i fenomeni. Stessa cosa con la moto. Ingranaggi, pulegge, rumori e scarichi del
motore a scoppio: un’ebbrezza che al romagnolo evoca il godimento estivo che si
prova durante le notti passate sui lettini vicino al bagnasciuga, con le
straniere e la musica da ballo che arriva da lontano. E’ questo il segreto dei romagnoli:
se si appassionano a qualcosa, sono ardori senza mezze misure, una sfrenatezza dionisiaca.
E non conta il campo d’applicazione.
Una volta che sono catturati dall’impeto non c’è nulla che possa trattenerli.
Sono presi dal ghiribizzo della poesia? Eccoli a poetare a perdifiato, come Giovanni
Pascoli, romagnolo di San Mauro. Un esagerato che pur di poetare usava il latino.
Chiunque altro, al di fuori della Romagna, si sarebbe accontentato di scrivere
poesie nella lingua materna, invece in Romagna è diverso. Se uno fa tanto di
lasciarsi andare al pallino della poesia, è capace di poetare a più non posso, anche
nelle lingue morte. Sarebbero capaci di imparare l’etrusco. Pascoli s’era tanto
buttato sul latino che lo usava per ogni cosa, prendere appunti, annotare la
lista della spesa, imprecare, anche i pensieri gli scappavano in latino. Se
incontrava un amico gli scappava detto quo
vadis, e non per esibizionismo. E’ vero, gli amici non capivano – un pataca, dicevano – però in compenso, vinceva
i concorsi internazionali di poesia latina: tredici partecipazioni, tredici
vittorie, tanto che se Valentino Rossi è stato il dominatore del Gran Premio
delle Cinquecento, allora Giovanni Pascoli è stato il dominatore del Certamen
latino di Amsterdam. La poesia era tutto per Pascoli, e quando languiva
l’ispirazione non si dava per vinto, la cercava ovunque, anche nel sangiovese, fino
all’ultimo goccio, pur di inseguire il risultato poetico. Pertanto, se è vero
che Valentino Rossi rischia la vita sulle piste del motomondiale, è altrettanto
vero che Giovanni Pascoli la rischiava ai tavoli delle osterie.
E tanto per rimanere a tema, dov’è
nato Dino Campana? A Marradi, sull’Appennino tosco-romagnolo. Dov’è nato Marino
Moretti? E’ nato a Cesenatico. E come mai un paese come Santarcangelo, che non
è certo una grande metropoli, ha dato i natali a poeti del calibro di Nino Perdetti,
Antonio Guerra detto Tonino e Raffaello Baldini? Un poeta, questo Baldini, che ha
osato come nessun’altro, in poesia, e nessuna professoressa di scuola avrà mai
il coraggio di leggere poesie come Cuntantès,
ossia Contentarsi, oppure la leggerebbe
saltando il primo verso, quello che dice: Mè l’è trent’an ch’a chégh cumè un
arloz.
Per concludere non c’è da stupirsi
se questa comune attitudine ad esagerare abbia generato una predisposizione
affettiva fra reggiani e romagnoli. Un reggiano si sente subito a proprio agio,
in Romagna. Un reggiano arriva a Lugo, ad esempio, dove lo hanno invitato a
parlare di un suo libro, e anche se non conosce nessuno si sente a casa. Poi lo
scrittore reggiano si siede al tavolo davanti al pubblico accanto a un
presentatore romagnolo che introduce la serata con parole affettuose. E quando
gli viene chiesto di leggere qualcosa del suo libro, lui si affida a un passo umoristico.
Si tratta di una mossa rischiosa, potrebbe essere controproducente, perché se la
lettura non generasse nessun effetto, se non fosse colto il lato comico del
passo e tutti rimanessero in silenzio, lo scrittore reggiano sarebbe preso
dallo sconforto. Sarebbe un segno di freddezza che la tipica esagerazione
reggiana porterebbe a interpretare come stroncatura. Lo scrittore cadrebbe in
balia di una cupa disperazione, gli verrebbe da pensare che avrebbe fatto
meglio a non muoversi da Reggio Emilia, e forse avrebbe fatto meglio a non
scriverlo nemmeno, il libro. Per questo inizia la lettura con un tremolio alla
voce. Ha paura di sbagliare intonazione, di sbagliare i tempi, di andare a
sbattere contro il muro del silenzio.
Invece, nonostante lo scrittore
reggiano abbia iniziato col cuore in gola, dopo poche righe il pubblico
romagnolo presente in sala comincia a ribollire. Sono scoppi improvvisi che
provengono qui e là, contagiando altre zone della sala. La serietà iniziale si
scioglie e lui avverte che cresce la temperatura. Sono risate vere, emissioni
di suoni pieni, rumorosi, non sorrisi contenuti. A forza di ridere, certe
signore eleganti si devono trattenere, altre invece si lasciano andare, ed è un
piacere vederle ondeggiare. Significa che il pubblico romagnolo ha colto al
volo l’umorismo reggiano, che poi è un’altra variante della tipica esagerazione.
E ridere all’unisono non è cosa da poco, è uno dei più chiari indizi di
affinità spirituale, di cui andrebbe tenuto conto nella vita, almeno al momento
di sposarsi, visto che l’umorismo permane mentre la bellezza sfiorisce.
Ma allora, considerando il carattere
che accomuna reggiani e romagnoli, perché non costruire un gran ponte per
collegare direttamente Reggio Emilia e la Romagna? e permettere il transito di
un treno a velocità esagerata? Partire da Reggio e raggiungere Lugo in pochi
minuti. Un treno che stabilirebbe un primato mondiale e varrebbe come
infrastruttura per risollevare l’economia. Varrebbe anche come via di fuga, perché
nonostante il costume incline all’esagerazione scomposta, nel reggiano cominciano
a manifestarsi certe avvisaglie di cambiamento, forse provenienti dalle terre a
Nord del fiume Po. Si tratta della tendenza a un innaturale senso del decoro, dell’ordine,
che si avverte nelle piazze e nei viali, nei giardinetti, negli uffici
comunali, perfino nelle sedi dell’INPS o della Direzione provinciale del
tesoro, dove in passato regnava un confortevole ambiente disadorno. Si sta diffondendo
il gusto per i muri intonacati di fresco, per i colori uniformi, per le siepi
fiorite, come se fossimo in Svizzera. Dilaga la cultura dell’arredo urbano. Si
vorrebbe una città disposta come un salotto di casa, con l’effetto tipico dei
salotti ben tenuti che non si usano per non sporcarli, cioè si va altrove. Non
si vedono quasi più le auto infangate, come se non piovesse mai, i gatti
randagi sono scomparsi, i cani al guinzaglio sono addestrati ad abbaiare
sottovoce, qualcuno propone di multare i ciclisti con la bicicletta che cigola,
e sanzionare chi mangia un panino camminando, e poi l’arresto immediato per chi
si mette le dita nel naso. Tutto dev’essere misurato, regolato, normalizzato.
E’ lo spirito del perimetro funerario che si fa avanti in città: luoghi di vita
da organizzare come luoghi della sepoltura. Tutto suddiviso in lotti e aiuole
dove si fa bella figura quando il marmo è tirato a lucido. Rimuovere lo sporco,
il rumore, il disordine, come se la vita avesse in sé qualcosa di lievemente
vergognoso e il canone dell’esistenza dovesse regolarsi sul canone della non
esistenza. Forse è una reazione all’angoscia di morte che fa abbracciare l’ideale
di un mondo dove non vi sia più scambio termico fra gli oggetti dell’universo,
e tutto permanga in uno stato di immobilità. Atteggiamenti che se si
diffondessero ulteriormente farebbero proprio venir voglia di scappare, finché
si è in tempo, verso la Romagna.
di Ivan Levrini
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