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Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro

Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
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domenica 18 ottobre 2009

La serata con GIORGIO FALCO e GIULIO MOZZI

Serata particolare quella di venerdì 16 ottobre per Caffè Letterario. Sul palco della nostra rassegna letteraria erano due gli scrittori protagonisti dell’incontro. Il milanese Giorgio Falco in veste di autore del libro presentato, “L’ubicazione del bene” edito da Einaudi e il veneto Giulio Mozzi, scrittore e consulente editoriale, come presentatore dell’opera di Falco. Proprio Giulio Mozzi cinque anni fa promosse la pubblicazione del libro d’esordio di Falco “Pausa caffè” per le edizioni Sironi e in questi anni ha continuato a intrattenere un rapporto di amicizia e collaborazione con lo scrittore milanese fino a proporre, come consulente editoriale di Einaudi per la collana “stile libero”, questo bellissimo libro di racconti. La serata si è quindi dipanata in una pacata conversazione fra l’autore e il suo mentore sulla genesi e il contenuto di questi dieci racconti tutti ambientati a Cortesforza piccolo paese nell’hinterland milanese. Un libro veramente bello, fra i migliori libri di narrativa presentati in questi cinque anni e quindi caldamente consigliato a tutti glia amici di Caffè Letterario. Il brindisi finale con i vini della Cantina umbra di Arnaldo Caprai ha concluso degnamente la bella serata. L’impegno lughese di Giulio Mozzi è proseguito poi il giorno successivo partecipando insieme a Guido Guidi al dibattito che ha preceduto l’inaugurazione della mostra fotografica di Michele Buda “Fotografie 9909” e proseguirà nel prossimo anno quando, come promesso, Giulio Mozzi tornerà a Lugo in veste questa volta di autore per presentare il suo ultimo libro “Sono l’ultimo a scendere” edito pochi mesi fa da Mondadori. "L'ubicazione del bene" ha raccolto il consenso dei critici e dei giornalisti italiani. Ecco come i giornali hanno parlato del libro di Falco: «Il male oscuro dell'hinterland del benessere, serve l'occhio di un urbanista dell'interiorità per raccontarlo. Ce l'ha fatta Giorgio Falco. Già il titolo, rubato al frasario catastale, è un piccolo capolavoro. [...] Falco ha aggiornato una letteratura a volte dimenticata e tutta nostra. Quella che un secolo fa, per la penna di autori maggiori e minori, da Tozzi a Svevo, raccontò la nascita e la precoce crisi morale di un altro ceto medio: i travet, le mezzemaniche, gli impiegati». Michele Smargiassi “la Repubblica” «Mi dicono che qualche anno fa ho definito, in venticinque parole, Giorgio Falco il peggiore scrittore italiano. Esce un nuovo libro di Giorgio Falco, L'ubicazione del bene. Sarebbero racconti o, meglio, un romanzo a tessere costruito (ingegnosamente) attorno a un luogo. [...] Falco non è più il peggiore scrittore italiano. Anzi, se continua così (tra Carver, Tozzi e Landolfi), rischia di diventare il migliore. Ottima, davvero ottima letteratura». Antonio D'Orrico “Magazine del Corriere della Sera” «Cos'è questo boccheggiare, quest'asfissia sentimentale? Ci siamo circondati di beni, mobili e immobili, ed essi alla fine ci hanno sopraffatto. Che ne è del Bene, del nostro Bene? Sta lì in "vicinanze Tangenziale Ovest", sembra dirci con un doppio senso dai risvolti a dir poco inquietanti il titolo di questo folgorante libro di Giorgio Falco, L'ubicazione del bene. [...] Sono molti i riferimenti che vengono in mente leggendo questo libro. L'ossatura dei dialoghi alla Raymond Carver, la spietatezza di certo cinema austriaco - penso soprattutto al capolavoro di Ulrich Seidl intitolato Canicola - la quieta disperazione del benessere dei racconti di A. M. Homes». Mauro Covacich “Corriere della Sera” «Giorgio Falco scrive un romanzo, L'ubicazione del bene, fatto di racconti prossimi alla perfezione. Nel tono, nella capacità di correre lungo il crinale della ordinata sequenza di gesti che segnano la disfatta delle vite. Già dal titolo: il bene è l'altro significato della parola, certo. Il bene immobile. Il luogo dove trovarlo non ha bisogno di ricerca interiore: c'è l'indirizzo, ci si arriva con Tomtom. Via Borromeo 10/E, Cortesforza. Un luogo immaginario, complesso di villette "subito fuori città" uguale a tutti, una periferia modello». Concita De Gregorio “l'Unità” «Una prova come questa serie di racconti, L'ubicazione del bene, mi incita a rilanciare un'ipotesi già più volte emessa, che cioè staremmo vivendo una stagione di neo-neorealismo, con suggestivi contatti rispetto al neorealismo quale si espresse soprattutto nei "Gettoni" di Vittorini. E il fatto che sia ancora di scena l'Einaudi rende la cosa ancor più credibile». Renato Barilli “ttL”

sabato 17 ottobre 2009

Sabato 17 ottobre - MICHELE BUDA inaugura la sua mostra fotografica "9909"

Sabato 17 ottobre alle ore 18,00 nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro torna la fotografia d’autore a Caffè Letterario con l’inaugurazione della mostra “9909” del fotografo ravennate Michele Buda. La mostra propone una selezione di immagini prodotte da Michele Buda nel corso di dieci anni di attività, un periodo nel quale il lavoro su committenza e la ricerca personale si sono sempre più alimentati reciprocamente. Il percorso che termina con una serie di fotografie realizzate recentemente a Lugo, evidenzia come nei lavori di Buda il carattere di “presenza-assenza” connaturato all’immagine fotografica si nutra della indagine descrittiva di dettagli, superfici e volumi fino al punto di fare quasi perdere consistenza al referente e fino a omologare qualsiasi realtà fotografata sia essa umana o architettonica. Il lavoro di Michele Buda verrà argomentato e approfondito, durante la consueta tavola rotonda, cui prenderanno parte, oltre all’autore, ospiti d’eccezione come Guido Guidi e Giulio Mozzi. Michele Buda è nato a Ravenna nel 1967, Ha studiato al DAMS all’Università di Bologna. Si dedica all’attività professionale all’inizio degli anni Novanta dedicandosi con prevalenza alla fotografia industriale e di architettura. Suoi lavori sono presenti nelle collezioni di Linea di Confine per la fotografia contemporanea di Reggio Emilia, dell’Istituto dei Beni Culturali dell’Emilia-Romagna e del Canadian Centre for Architecture di Montréal.

mercoledì 14 ottobre 2009

Venerdì 16 ottobre - GIORGIO FALCO a Caffè Letterario

Venerdì 16 ottobre alle ore 21,00 nella sala conferenze dell’Hotel Ala d’Oro di Lugo, secondo appuntamento della stagione per Caffè Letterario con il giovane scrittore milanese Giorgio Falco che presenterà il suo libro di racconti “L’ubicazione del bene” edito da Einaudi nel 2009. Sul palco di Caffè Letterario assieme all’autore a introdurre la serata sarà lo scrittore e talent scout letterario Giulio Mozzi. L’incontro terminerà come di consueto con il brindisi finale con i vini in degustazione. Il libro di racconti di Giorgio Falco, “L’ubicazione del bene”, il suo secondo dopo l’esordio con “Pausa Caffè” edito da Sironi, è stato considerato unanimemente dalla critica come una delle uscite più interessanti del panorama letterario italiano. In questo libro Giorgio Falco racconta le storie della classe media smarrita nelle periferie delle grandi città del Nord per rivelarne i mali e il senso, diffuso, di disfatta. A venti chilometri in automobile dal lavoro e dal supermercato, come accade ai bordi di ogni metropoli, la città continua e diventa un altro luogo: Cortesforza. Qui si vive un esodo eterno, e la giornata è ridotta a tragitti in tangenziale verso casa. Il lavoro non si vede piú, è dappertutto, ha invaso i comportamenti quotidiani, affettivi. Per dare un senso alle proprie esistenze, gli abitanti di Cortesforza accendono un mutuo, traslocano in una zona nuova o «mettono in cantiere un figlio». Ogni volta, però, lo svelarsi improvviso di una seppur piccola possibilità provoca una sconfitta irreversibile. E’ qui, tra le mura sedate di composte villette a schiera, che i personaggi di Falco consumano i loro perscrutabilissimi destini ricamati intorno a questi nove racconti splendidi, feroci e senza allegria. Divise tra il desiderio di fuggire in qualche modo e la certezza di non possedere nemmeno l’ombra delle carte necessarie a riuscirci, le anime morte di Falco provano comunque a immaginarsi un’alternativa, fittizia magari, falsa e scadente come l’erba dei loro giardinetti, come il cartongesso vuoto degli appartamenti che abitano; hanno imparato un poco alla volta che aspirare alla felicità non si può più, e che è già un buon risultato spartire i giorni che restano da vivere con disperazioni sommesse e timide tragedie, e barattare l’esasperazione della sconfitta con follie silenziose, non compromettenti. Cuori che impietosiscono, e in fondo commuovono, perché nelle loro pulsazioni sempre più tenui riconosciamo le nostre, e quelle di chi ci sta attorno; il ritratto, insomma, di un mondo che ci immortala per come almeno in parte siamo diventati oggi: degli spossati, ignavi e tragici nullatenenti. Giorgio Falco è nato nel 1967 a Milano e lavora nel'ambito delle telecomunicazioni. "Pausa caffè" edito da SIroni nel 2004 è stato il suo primo romanzo. Giulio Mozzi nato nel 1967 a Camisano Vicentino è uno scrittore e consulente editoriale per Einaudi. Sono frutto del suo lavoro di scouting letterario le prime pubblicazioni di autori come Mariolina Venezia, Vitaliano Trevisan, Laura Pugno Tullio Avoledo, Leonardo Colombati, Giorgio Falco.

"Non congediamoci dall'umanità" di IVANO NANNI

Sull'incontro con PAUL POLANSKY di lunedì 12 ottobre. Ogni santo giorno, per chi crede che i giorni siano un dono, ne prendiamo fisicamente atto. Le cose che ci accadano anche non direttamente ci cambiano, agiscono sul nostro umore, sul modo di vedere le cose, smuovono convinzioni, vengono rimossi pregiudizi che parevano incastonati come rocce nel nostro perimetro di conoscenze. Ogni giorno qualcuno o qualcosa diviene per noi, anche per poco, un piccolo faro di limpidezza, una trasmittente tra noi, i riceventi, e ciò che ci muove accanto ma che non vediamo, non apprezziamo, o semplicemente non abbiamo desiderio di conoscere. Lo spavento e la paura riducono tuttavia le distanze e la pulsazione crudele della parola non sconta il dolore ma lo suddivide in blocchi che rendono chi li guarda meno assenti. Certe zone, o interzone come potrebbe dire William Burroughs, sono le discariche delle nostre menti e ponti tra noi e il male che riusciamo a progettare, e ad esercitare con convinzione. Spesso però è l'assenza di principi condivisi, una visione politica alterata della realtà, cinismo e ignavia a seppellire le persone prima ancora che le armi le uccidano. Sono i disastri ambientali che le istituzioni producono e che alternano ai principi di salvezza che propagandano. Le distanze tra le sponde aumentano e i ponti diventano sempre più improbabili, ma non per questo il progetto deve mancare. Ci sono persone che nella loro limitata capacità come singoli diventano agli occhi di chi sa guardare dei titani del mondo che si sono scelti di rappresentare. Le loro orme si vedono da lontano, occorre allontanarsi per vederle bene, diventare un occhio satellitare per osservarle bene. È questo “ sguardo dal di fuori “ che ci assiste nella visione del mondo, un mondo che muta al passaggio di persone coraggiose. Essi passano lenti su quel lembo di terra dove operano e ascoltano voci e lamenti, colgono lo strazio, la vergogna, il genocidio, la morte. Colgono la presenza del male tra i fermenti di vita che pure germina tra gli esclusi, progetta ponti e spande nel mondo la voce degli ammutoliti e spiega ciò che emerge dal basso ventre della terra, dagli inferi. Spezzare le radici del male, svellere quel tanto che piega il mondo a un male non necessario è un nobile intento. Il male si radica nella terra e queste radici convulsamente scendono nelle profondità della terra da cui bevono i ricordi dei morti e danno frutti amari. Nel cuore dei Balcani, la terra non è dei contadini che la lavorano e dei pastori che ci fanno pascolare le pecore, e nemmeno delle donne che ci allevano i figli, questa terra è l'origine, l'inizio non del mondo intero, ma di un particolare mondo, piccolo e straordinario per elezione, considerato come il luogo sacro e magico in cui il sangue di un popolo ha ricevuto la benedizione della divinità. La terra ha prodotto il suo popolo e questo popolo ne difende i confini e come un anticorpo ne espelle i virus in una lotta che non prevede una condivisione del territorio. E la medicina, istituzionale, e forse omeopatica nelle dosi, o semplicemente sbagliata è il palliativo che inibisce il contatto ma non lo esclude. Non cura, non difende, non lavora per stabilizzare il paziente, non guarisce. Il più forte uccide il più debole e in mezzo c'è chi mostra quello che accade e ne fa oggetto poetico, documentario, un atto d'amore che emerge come un relitto nel naufragio della nostra buona coscienza. La terra deve unire e non dividere, ma succede che nelle zone dove si concentrano simboli della religione e del martirio le esasperazioni portino a stermini di massa. Perciò mostrare quello che accade, raccontarlo nella sua cruda realtà è cercare di liberare l'occhio che guarda dal pregiudizio della religione, dal simbolo che quella terra, la terra del Kosovo rappresenta per alcuni. Non è un caso che il ponte di Vukovar, ancora un ponte che crolla, sia stato ricostruito, non è solo logistica imprenditoriale, è darsi una possibilità di accedere a quella parte di umanità che il crollo ha isolato. Quando si spezza un ponte diventiamo tutti più poveri umanamente, diventiamo isole, e spezzandoci in tronconi ci indeboliamo. Rimaniamo attoniti e sperduti dietro alle nostre linee difensive. Spezzare un ponte è dimostrare tutta la nostra paura. Una volta pensavo, con qualche perplessità, che l'umanità o era una cosa sola o non era niente, ora non solo ne sono convinto ma credo che solo se sarà una cosa sola i conflitti potranno essere prescritti. Decaduti per decorrenza dei termini di sterminio. di Ivano Nanni

martedì 13 ottobre 2009

La serata con PAUL POLANSKY

E’ stata una grande serata di poesia quella di ieri sera a Caffè Letterario. La nostra rassegna letteraria, che ieri festeggiava il 200° appuntamento di questi suoi primi cinque anni di vita, non poteva trovare autore più degno per celebrare un traguardo così importante e forse del tutto insperato quando il 14 gennaio del 2005 con lo scrittore e psichiatra Paolo Crepet partì la serie dei nostri incontri. Protagonista della serata lo scrittore e poeta americano Paul Polansky che ha presentato la sua raccolta antologica di poesie dal titolo “Undefeated” (Imbattuo) edita da Multimedia Edizioni quest’anno. Sul palco oltre a Polansky erano l’Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Lugo, nonché curatrice di Caffè Letterario, Patrizia Randi e in veste di interprete, e non solo, Andrea Ricci, Resident Director dell’Indiana University a Bologna. Paul Polansky, nato a Mason City nello Iowa, fuggì dagli Stati Uniti negli anni ’60 per evitare il servizio di leva e la guerra in Vietnam. Vive da più di quaranta anni in Europa e negli ultimi dieci ha scelto come residenza il Kosovo dove dirige il Kosovo Roma Refugee Foundation, una organizzazione non governativa a supporto delle popolazioni Rom coinvolte nella recente guerra nei Balcani. Personaggio eclettico, poeta, fotografo, operatore culturale e sociale (e pugile ad alti livelli negli anni giovanili), nel suo reading di ieri sera Polansky ha catturato l’attenzione del pubblico con la sue poesie biografiche (sulla boxe e su suoi anni da esule in Spagna), su fatti di cronaca (come l’eccidio alla Colombine High School nel 1999, dove due studenti uccisero 12 compagni e un insegnante) e infine sulle comunità e la cultura gitana e sui soprusi che le popolazioni Rom hanno subito in passato e che continuano a subire ancora oggi. Con la sua poetica scarna ed essenziale, libera da qualsiasi orpello lirico, e con la sua voce bassa e calda, Polansky ha raggiunto con la sua poesia attimi di grande intensità sfociati in un grande e liberatorio applauso finale al termine della lettura. Toccante anche il documentario, proiettato nel corso della serata, “Gipsy Blood” , diretto dallo stesso Polansky, sui campi profughi Rom di Mitrovica, gestiti dall’ONU, dove sono internate più di mille persone. Questi campi costruiti nel 1999 in zone malsane e inquinate dovevano rimanere attivi per pochi mesi. Da allora ad oggi più di ottanta persone sono morte a causa dell’avvelenamento da metallo pesante. Contaminazione che colpisce in particolar modo i bambini colpiti, a causa dell’alta concentrazione di piombo, da gravi danni motori e di percezione permanenti. Ed è proprio da quel 1999 che Polansky sta combattendo la sua battaglia a favore di uno dei popoli più perseguitati e disprezzati della storia, combattendo contro una corruzione dilagante e una burocrazia imbelle presenti, come ha lui stesso denunciato, anche all’interno di una organizzazione così “civile” come l’ONU. E’ grazie a persone come Paul Polanski se possiamo sperare per il futuro di vivere in un mondo più ragionevole e tollerante e per questo motivo consideriamo un onore averlo avuto nostro ospite a Caffè Letterario.

sabato 3 ottobre 2009

Lunedì 12 ottobre PAUL POLANSKY a Caffè Letterario

Lunedì 12 ottobre alle ore 21.00, nella sala conferenze dell'Hotel Ala d'Oro, serata inaugurale di questa nuova stagione di Caffè Letterario con il poeta americano Paul Polansky che presenterà la sua antologia poetica "Undefeated" edita da Multimedia Edizioni nel 2009. Dopo la bellissima sera del maggio scorso con Jack Hirschman un altro poeta americano salirà sul palco di Caffè Letterario e come allora il pubblico avrà la possibilità di poter ascoltare Paul Polansky declamare le sue liriche leggendo contemporaneamente il testo delle poesie tradotto sullo schermo gigante alle spalle del poeta. L'incontro, che sarà introdotto dalla curatrice di Caffè Letterario Patrizia Randi con l'aiuto in veste di interprete di Andrea Ricci, terminerà con i vini in degustazione per il consueto brindisi finale.
Paul Polansky è nato a Mason City, Iowa, nel 1942. La sua decisione di frequentare il college alla Madrid University, diventò l’inizio di una lunga odissea attraverso l’Europa, che lo ha portato a diventare uno degli scrittori più impegnati nella lotta per i diritti umani nell’Europa dell’est. Poeta, fotografo, operatore culturale e sociale, è diventato negli anni un personaggio mitico per il suo impegno a favore delle popolazioni Rom. Le sue raccolte di poesie Living Through It Twice, The River Killed My Brother, e Not a refugee descrivono le atrocità commesse da cechi, slovacchi, albanesi ed altri contro quelle popolazioni.Ha anche svolto studi accurati sui campi di concentramento nazisti nei quali venivano trucidate, insieme a quelle ebraiche, intere comunità Rom. Attualmente dirige alcuni progetti di aiuto e salvaguardia di queste popolazioni nel Kosovo e in Serbia. Nonostante egli debba la sua fama mondiale alle sue battaglie a tutela dei Rom kosovari, Polansky è anche un prolifico ed apprezzato romanziere e poeta, che riesce a fondere, nei suoi scritti, l’esperienza di sessantasette anni vissuti intensamente e l’impegno a salvaguardia di una cultura gitana che lo ha toccato nel profondo e che la civiltà occidentale tende a sopprimere. Nel 2004 Polansky è stato insignito del prestigioso Human Rights Award della città di Weimar, in Germania. Ha pubblicato numerose raccolte di poesie, ed ora nel 2009, la grande antologia bilingue dal titolo Undefeated/Imbattuto che sarà presentata nella serata. A introdurci nel modo migliore alla poetica di Polanski ecco le parole di Jack Hirschman:
TI DO LA MIA PAROLA: Le azioni di Paul Polansky Il modo migliore per introdurre al lettore l’opera di Polansky è quello di raccontare una storia, perché le sue stesse poesie sono spesso racconti (ma con qualità molto speciali): una sera, negli anni 70, a San Francisco andai ad una grande mostra delle opere di Man Ray, un importante esponente dell’arte moderna. Fu una mostra formidabile, realizzata con molti mezzi espressivi. Le gallerie erano invase di fiumi di gente desiderosa di vedere le opere di Man. Anche io lo ero, specialmente perché gli avevo fatto visita nel 1967 nella sua casa in Rue Ferou di Parigi, dove avevo trascorso un bel pomeriggio con lui e la moglie Julia, ad ammirare le maschere che stava creando a quel tempo. Alcune di queste furono esposte al MOMA di San Francisco.Mentre stavo osservando una parete di sue foto, — il lettore ricorderà che Man faceva foto “lente”, cioè teneva l’otturatore aperto per un tempo più lungo del solito, il mio occhio, o il suo angolo, fu attratto da una foto lontana circa 5-6 metri, appesa ad una colonna del museo. Mi avvicinai alla foto.Era una foto di corpi in movimento, che infatti si spostavano ondeggiando rapidi da una parte all’altra come nella corsa dei tori a Pamplona, in Spagna. A destra della foto vidi scritto un cartoncino: Ernest Hemingway mi chiese di prestargli la mia macchina fotografica. Questo è il risultato.Se pure avessi avuto in precedenza dei dubbi sul fatto che la fotografia fosse un’arte, tali dubbi svanirono quando vidi la foto di Hemingway. VIDI, con una chiarezza che non avevo pienamente realizzato negli scritti di Hemingway, che il moto della sua mente è movimento inteso come Azione sposata alla parola, e nel sopracitato esempio, la macchina fotografica era soltanto un altro mezzo per dire quel qualcosa che sta alla base dell’essenza della sua espressività.Come Hemingway, Paul Polansky ha a che fare con la parola come Azione. Ma anche con qualcos’altro: nelle opere di Polansky non c’è alcuna artificiosa fuga attraverso lo stile. Queste poesie sono le azioni autobiografiche dell’uomo. Si, lui riesce a dar voce ad una donna vittima dell’Olocausto. Si, è capace di descrivere un sogno con l’elaborazione di immagini. Ma la dinamica che sta alla base della poesia di Paul echeggia in quella frase contenuta in Howl di Ginsberg, "QUESTO È SUCCESSO DAVVERO" Vale a dire che, o per un innato istinto di giornalista che è in lui, o perché egli rifugge dai voli lirici della poesia, Polansky si è dedicato in modo quasi ossessivo all’arte della Concretezza.Quindi ciò che si coglie nella poesia di Polansky è un’azione narrata: Ecco com’è, dice, o Ecco com’è che mi è successo — niente fronzoli —nessun sibilo melodioso — questa è FactiCity, la città in cui per lo più vivo anche io.Ed è questo ad essere disarmante in queste poesie. Il fatto che non lo siano quasi per nulla. Sono azioni, a volte quasi dei telegrammi scritti con un linguaggio sintetico che riporta un’urgenza, o un’ingiustizia, o, in un centinaio di poesie diverse, mostra le popolazioni Rom, o altri aspetti della vita gitana in luoghi come la Cecoslovacchia o il Kosovo, dove Polansky ha vissuto negli ultimi dieci anni, aiutando gli zingari — intrappolati nel conflitto tra Serbi e Albanesi —, portandoli in ospedale quando hanno bisogno di cure mediche, e facendosi carico delle altre necessità della comunità gitana. Ha diretto il restauro del cimitero ebraico di Nish, in Serbia, in un progetto che coinvolgeva musulmani, Rom, ebrei e protestanti uniti nel lavoro da un nuovo spirito di collaborazione.E si può anche dire che tra tutti i poeti americani in Europa, ma anche negli Stati Uniti, Polansky è il più concretamente impegnato nelle cause per i diritti umani che riguardano le vittime dell’olocausto, specialmente quello inflitto alle popolazioni Rom, e questa è una delle ragioni per cui nel 2004 gli è stato conferito il Premio Weimar, il prestigioso riconoscimento tedesco per i diritti umani.Andando alla radice della Parola/Azione di queste poesie — ed è forse proprio questo il cuore dell’autenticità delle opere di Polansky — il lettore entrerà in un mondo che non conosce, come la maggior parte di noi. Apprenderemo, ed impareremo davvero alcune cose su popoli diversi, con modalità che saranno totalmente e straordinariamente indimenticabili — rivelate da un uomo che ha viaggiato per il mondo e che è passato dall’essere un attaccabrighe in una cittadina del Middle West americana, ad essere un pugile di fatto, per poi spostarsi in Europa nel 1963 e continuare la Giusta Battaglia, nei suoi numerosi libri di poesie, con la migliore arma in mano. Jack Hirschman Baronissi, 2009

giovedì 1 ottobre 2009

Il calendario di ottobre 2009

Il nuovo ciclo di incontri di Caffè Letterario riparte ad ottobre con cinque appuntamenti. La serata inaugurale di questa sesta stagione della nostra rassegna culturale coinciderà con il 200° incontro organizzato in questi cinque anni di attività e sarà celebrata con una serata di livello internazionale. Lunedì 12 ottobre alle ore 21,00 salirà infatti sul palco di Caffè Letterario il poeta americano Paul Polanski uno degli scrittori più impegnati nella lotta per i diritti umani nell’Europa dell’est. Poeta, fotografo, operatore culturale e sociale, è diventato negli anni un personaggio mitico per il suo impegno a favore delle popolazioni Rom. A seguire sarà la volta del giovane scrittore milanese Giorgio Falco, considerato dalla critica uno dei talenti più promettenti della narrativa nazionale. Emanuele Trevi, scrittore e critico letterario romano, presenterà poi l'opera di Rocco Carbone lo scrittore calabrese scomparso poco più di un anno fa. Per finire la serata conviviale del mese con il pittore napoletano Mario Persico che ci parlerà di "Patafisica". Da segnalare anche l'incontro dedicato alla fotografia con l'inaugurazione della mostra fotografica di Michele Buda a cui seguirà il dibattito con Giulio Mozzi e Guido Guidi
Ecco il calendario in dettaglio:
Lunedì 12 ottobre, ore 21,00 Sala Conferenze Hotel Ala d’Oro PAUL POLANSKY “Undefeated” Salerno, Multimedia Edizioni, 2009 Intervengono Patrizia Randi e Andrea Ricci Sarà presente l’autore Polansky è un poeta con una vita avventurosa e varia alle spalle, uno che vive da anni nei Balcani per dare voce poetica al popolo più maltrattato e oppresso della storia, quello “rom”. Nei suoi scritti c’è l’esperienza di sessantasette anni di vita vissuti intensamente e l’impegno a salvaguardia di una cultura, quella gitana, che la civiltà occidentale da sempre tende a cancellare. Nel 1994 il Comune di Weimar, in Germania, ha concesso a Paul Polansky il prestigioso Human Rights Award, consegnatogli dal Premio Nobel Günther Grass. Venerdì 16 ottobre, ore 21,00 Sala Conferenze Hotel Ala d’Oro GIORGIO FALCO “L’ubicazione del bene” Torino, Einaudi, 2009 Interviene Giulio Mozzi Sarà presente l’autore Nell'anonimato di vite qualunque Giorgio Falco coglie la zona grigia che unisce il fallimento e la grazia. In un libro dal tono sommesso e lancinante, che restituisce alle cose minime il compito di raccontare la grandezza e l'imperscrutabilità dell'esistenza. Lo scrittore e talent scout letterario Giulio Mozzi presenta una delle ultime uscite di narrativa considerata dalla critica fra le più interessanti del panorama letterario italiano. Sabato 17 ottobre, ore 18,00 Sala Conferenze Hotel Ala d’Oro Inaugurazione della mostra “Fotografie 9909” di MICHELE BUDA Intervengono Giulio Mozzi e Guido Guidi Sarà presente l’autore La mostra propone una selezione di immagini prodotte da Michele Buda nel corso di dieci anni di attività, un periodo nel quale il lavoro su committenza e la ricerca personale si sono sempre più alimentati reciprocamente. Il percorso che termina con una serie di fotografie realizzate recentemente a Lugo, evidenzia come nei lavori di Buda il carattere di “presenza-assenza” connaturato all’immagine fotografica si nutra della indagine descrittiva di dettagli, superfici e volumi fino al punto di fare quasi perdere consistenza al referente e fino a omologare qualsiasi realtà fotografata sia essa umana o architettonica. Venerdì 23 ottobre, ore 21,00 Sala Conferenze Hotel Ala d’Oro EMANUELE TREVI presenta il libro “Per il tuo bene” di ROCCO CARBONE Milano, Mondadori, 2009 Interviene Marco Sangiorgi Lo scrittore e critico letterario Emanuele Trevi presenta l’ultimo romanzo dello scrittore calabrese Rocco Carbone, tragicamente scomparso lo scorso anno in un incidente stradale. Critico, saggista, collaboratore delle riviste "Nuovi Argomenti", "Linea d'ombra", "L'indice", "Paragone" e dei quotidiani "l'Unità" e "Il Messaggero", Rocco Carbone ha pubblicato i romanzi Agosto (Theoria 1993), Il comando (Feltrinelli 1996), L'assedio (Feltrinelli 1998), L'apparizione (Mondadori 2002) e Libera i miei nemici (Mondadori 2005). Lunedì 26 ottobre, ore 20,30 Sala Conferenze Hotel Ala d’Oro Serata Conviviale MARIO PERSICO “Alcune considerazioni sulla Patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie” Interviene Carmine Della Corte €. 20,00 per persona bevande incluse (prenotazione obbligatoria) La patafisica, termine coniato dallo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry, fu definita "la scienza delle soluzioni immaginarie e delle leggi che regolano le eccezioni". Espressa spesso con un linguaggio apparentemente nonsense, la patafisica ha le sue regole che inglobano tutte le possibilità immaginifiche possibili, per tentare, in maniera personale ed anarchica, di spiegare l'assurdità dell'esistenza e la sua infondabilità . A parlarcene sarà l’artista napoletano Mario Persico, Rettore Magnifico dell'Istituto patafisico partenopeo e autore ed editore di "Patapart" , una delle più belle, colorate - e difficili da sfogliare - riviste d'arte contemporanea. In occasione della serata sarà inaugurata un’esposizione di opere di Mario Persico proveniente da collezionisti privati in Romagna. MARIO PERSICO «collezioni private» 26 ottobre - 28 novembre Hotel Ala d’Oro aperta tutti i giorni dalle ore 10,00 alle 22,00