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Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro

Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
Per Informazioni : 0545 22388 - claudio@aladoro.it
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sabato 24 marzo 2012

La serata con ARNALDO BENINI

Video-riassunto in 17 minuti dell'incontro con Arnaldo Benini pubblicato su Youtube all'indirizzo:
http://www.youtube.com/watch?v=xCP_3EmK_pY

Come in occasione della presentazione del suo precedente libro “Che cosa sono io” di due anni fa, anche ieri sera, nel Salone estense della Rocca di Lugo, tantissime persone hanno partecipato all’incontro con il neurochirurgo  Arnaldo Benini che ha presentato il suo nuovo saggio “La coscienza imperfetta. Le neuroscienze e il significato della vita” edito da Garzanti nel mese di febbraio. La serata introdotta dalla curatrice di Caffè Letterario, Patrizia Randi, si è protratta fin quasi a mezzanotte grazie alla disponibilità mostrata dal Prof.Benini a rispondere alle tantissime domande di un pubblico attento e molte volte sconcertato di fronte alle nuove scoperte che le neuroscienze hanno ottenuto in questi ultimi anni. Ecco le immagini della serata.



martedì 20 marzo 2012

Venerdì 23 marzo - ARNALDO BENINI a Caffè Letterario

Venerdì 23 marzo, alle ore 21,00 nel  Salone Estense della Rocca di Lugo, (e non nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro come precedentemente indicato) torna al Caffè Letterario di Lugo il neurologo Arnaldo Benini  per presentare il suo nuovo saggio appena uscito in libreria per i tipi di Garzanti  “La coscienza imperfetta”. A introdurre questa appassionante serata sulle ultime scoperte che le neuroscienze stanno facendo sul funzionamento del nostro cervello, sarà la curatrice della nostra rassegna letteraria Patrizia Randi.
Arnaldo Benini, docente di neurologia all'Università di Zurigo, in “La coscienza imperfetta”, invita a non cercare l'introvabile e ricorda che quando si studia il cervello «l'esploratore, per la prima volta nella storia della ricerca, coincide con l'esplorato». In altre parole, per comprendere il cervello, ci vorrebbe un meta-cervello che non abbiamo. La coscienza sarà sempre imperfetta perché non potrà mai abbracciare tutta se stessa. Ed è vano almanaccare sull'enigma dell'emergere del pensiero e della morale: biologicamente «il compito essenziale dei cervelli, quello umano incluso, è di prendersi cura della sopravvivenza del corpo di cui fanno parte». Alla fisicità si riducono anche i prodotti più nobili dell'intelligenza, per esempio quel pensiero distillato che è la letteratura. Rassegniamoci: «Lingue e letterature esistono fin quando ci sono cervelli che le parlano, le scrivono e le leggono». Ce n'è anche per Kant. Tempo e spazio non sono categorie «a priori» della mente ma esperienze apprese, e quanto alla «legge morale che è in noi», Benini ci sbatte in faccia «la banalità del male» (e quindi anche del bene?). «Per compiere un delitto immane - dice Benini - Eichmann non aveva bisogno che di essere un uomo qualunque», «la coscienza del bene e del male è emersa come meccanismo del cervello durante un lunghissimo processo naturale, l'evoluzione, la cui regola è la sofferenza del più debole che soccombe».
Arnaldo Benini è docente di neurochirurgia e neurologia all'Università di Zurigo ed è stato primario di neurochirurgia alla Fondazione Schulthess di Zurigo. Ha pubblicato saggi su Mieczyslaw Minkowski (di cui ha tradotto il saggio sull'afasia dei poliglotti), su Vesalio, sulla fisiologia del dolore di Cartesio, sul medico napoletano D. Cotugno, che per primo ha descritto la sciatica, su Oliver Sacks. Ha curato l'edizione italiana di due libri di Karl R. Popper. Ha scritto saggi sull'eutanasia nella coscienza del medico, sui problemi etici della genetica e sullo stato vegetativo permanente. Inoltre sul giovane Benedetto Croce, su Thomas Mann, su Jakob Wassermann (di cui ha tradotto l'autobiografia) e sulla questione ebraica nella Germania del primo dopoguerra.

La serata sulla Canzone Italiana in compagnia di LEONARDO COLOMBATI

Ecco le immagini della bella serata conviviale/musicale dedicata alla canzone italiana di sabato scorso in compania dello scrittore e giornalista romano Leonardo Colombati. “La Canzone italiana 1861-2011” questo il titolo dell’opera, curata dallo stesso Colombati, che Mondadori ha pubblicato in due corposi volumi per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Un opera che per la prima volta antologizza e racconta la storia della canzone popolare e d’autore del nostro paese: un fenomeno di grandissima rilevanza culturale che ha accompagnato la nostra storia, anno dopo anno. Un'opera di immensa ricchezza, contestualizzata con cura rigorosa, un avvincente percorso a tappe che documenta l'evoluzione di un talento naturale degli italiani. Spesso connotata come "leggera" rispetto alla musica classica, la canzone rappresenta una delle forme più autentiche e originali d'espressione, specchio fedele di una società nelle sue varie sfaccettature, voce dei suoi desideri e anima delle sue passioni.
Partendo dall'Inno di Mameli, passando dalla canzone napoletana di Libero Bovio alle atmosfere del Cafè-chantant, dagli autori sconosciuti dei canti popolari in dialetto ai poeti della forma canzone e ai più recenti successi di Sanremo, Leonardo Colombati ci ha  accompagnato  alla scoperta di epoche e vibrazioni diverse.  La voce e le tastiere di Vittorio Bonetti  hanno seguito le parole di Colombati rifacendoci ascoltare le note di alcune fra le più belle e significative canzoni di questi 150 anni di vita del nostro paese, a partire dai canti politici di fine ottocento fino agli ultimi brani di questo primo decennio di secolo.





martedì 13 marzo 2012

"LA CANZONE ITALIANA 1861-2011" - Una serata conviviale/musicale con LEONARDO COLOMBATI e VITTORIO BONETTI

Sabato 17 marzo alle ore 20,30 nel Ristorante dell’Hotel Ala d’Oro di Lugo, ancora una divertente serata musicale/conviviale di Caffè Letterario dedicata questa volta alla Canzone italiana. Lo scrittore e giornalista romano Leonardo Colombati sarà infatti ospite della nostra rassegna letteraria per presentare la prima storia e antologia della canzone popolare e d’autore italiana, da lui curata, ed edita in due corposi volumi da Mondadori in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia: “La Canzone italiana. 1861-2011. Storie e testi”. A introdurre la serata e a conversare di musica con Leonarco Colombati sarà il musicista Franco Ranieri mentre con la voce e le tastiere di Vittorio Bonetti riascolteremo le più belle canzoni che hanno segnato e accompagnato la storia del nostro paese in questo secolo e mezzo.


Questo il menù della serata:
Aperitivo antipasto a buffet
Garganelli al pesto con pomodorini e gamberi
Salmone arrostito con riso venere ai broccoli
Semifreddo al miele con mandorle caramellate
Caffè

€. 25,00 per persona, bevande incluse
E’ necessaria la prenotazione (0545 22388)


Rinviato a venerdì 30 marzo l'incontro con PINO CORRIAS

A causa di una improvvisa indisposizione Pino Corrias ci ha comunicato oggi la sua impossibilità a partecipare alla presentazione del suo libro “Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano” prevista per venerdì 16 marzo. L’incontro è quindi rinviato a venerdì 30 marzo alle ore 21.00 sempre nella sala conferenze dell’Hotel Ala d’Oro a Lugo. 

lunedì 12 marzo 2012

"Ovidio poeta dei nostri tempi" di IVANO NANNI

Sulla Maratona Letteraria di sabato 10 marzo dedicata alle "Metamorfosi", realizzata con la collaborazione dell'Associazione Culturale Entelechia". I versi di Ovidio sono stati letti da: GIOVANNI BARBERINI, GIOVANNI CASADIO, BRUNO CIMATTI, LUISA CRISTOFERI, CARMINE DELLA CORTE, MARISA GALANTI, LUCIANA MASIRONI, IVANO NANNI, CLAUDIO NOSTRI, CARLO PASI, PATRIZIA RANDI, LUIGI SEBASTIANI, CARLO VISTOLI. Un grazie di cuore a tutti i lettori...

Ci sono opere letterarie che riescono a far confluire nel tessuto della narrazione arti che sembrano lontane e addirittura ancora da inventare, che contengono in se stesse il germe di arti affini e nuove. Ci sono opere antiche che in modo misterioso, sono nel contempo musica, letteratura, pittura e persino cinema. 
L'opera di Ovidio appartiene di fatto alla grande poesia, ma è indentificabile per prima cosa con la grande pittura e non solo perché degli insigni artisti ne hanno celebrato gli argomenti con dovizia di particolari e grande ingegno, ma perché è Ovidio stesso che dipinge un immaginario affresco di emozioni e conoscenza storico-mitica con grande abilità narrativa seguendo il suo estro.
La sua fantasia compositiva inventa senza dargli un nome, genialmente, quello che verrà circa due millenni dopo, cioè un modo di narrare sontuoso e moderno che è pittura e poesia insieme.
Tutto l'impianto narrativo delle Metamorfosi può essere visto come un enorme affresco paragonabile per bellezza e dimensioni alla Sistina e nello stesso tempo a un grande e unico piano sequenza come quello che Aleksandr Sokurov ha realizzato in Arca Russa, lungo novantasei minuti, per descrivere trecento anni di arte, letteratura e politica russa dall'interno dell'Hermitage con migliaia di attori e comparse. Non è forse la stessa operazione che Ovidio realizza con la sua opera maggiore? Un lunghissimo piano sequenza lungo dodicimila e cinquecento versi con un montaggio analogico tipico di Ejsenstejn, fatto di attrazioni- associazioni, e questo almeno nei primi dieci libri. Poi negli ultimi libri si conforma alle regole del realismo seguendo un traccia di storie canonizzate, rimanendo però fedele all'estrosità della costruzione di un verso molto estroverso dal quale i migliori pittori secenteschi italiani e fiamminghi hanno tratto molto dei loro temi lirici.
Ovidio è dunque un poeta  moderno infiltratosi nella contemporaneità per vie misteriose  che solo l'arte  sa trovare, che attraverso il racconto dei miti rivela a noi stessi molto della nostra natura umana. 
Le  Metamorfosi appaiono  come un dispiegamento di rivelazioni sui sentimenti umani secondo alcune direttrici fondamentali.
Le forze motrici imprescindibili che fanno muovere gli uomini e gli dei sono l'amore, l'invidia, la paura, l'ira, e il desiderio di conoscere; è da queste sorgenti che nascono tutte le relazioni  diversamente mischiate e confluenti le une nelle altre senza un' apparente ragione.
Molteplici cambiamenti, fughe e trasformazioni a cui gli esseri umani e gli dei sono sottoposti nel corso dell'esistenza, sono il cuore del poema, e questo correre in perpetuo di cambiamento in cambiamento sembra essere l'estremo tentativo di alienarsi dalla morte, di respingerne il principio fondante che esclude ogni dinamismo, vade retro o morte sembra dire il poeta: perciò l'immobilità assoluta è bandita dalle narrazioni di Ovidio che assume  le metamorfosi come l'unica materia dell'essere.
In tutta la sua opera Ovidio fa girare le vicende umane su due poli. Uno di questi poli è senza dubbio l'amore come forza di attrazione e di possesso. C'è sempre una divinità o un uomo fortemente attratto per una donna, o per una dea, e tutte le vicende amorose si concludono sempre con l'appagamento sessuale o con la fuga e la trasformazione. Diversamente agisce la donna nei confronti dell'uomo. Anche se c'è appagamento sessuale il desiderio permane e porta a dei cambiamenti nelle relazioni che si fanno più profonde e complesse.
L'altro polo è quello della sfida che prevede una complessità di sentimenti che vanno dall'invidia alla gelosia, alla vanità e all'interesse personale. L'ira che nasce da questo crogiolo di sentimenti ispira la vendetta, la sopraffazione o una forma di primaria giustizia che sfocia nella competizione. Per orgoglio, vanità e sprezzo del pericolo alcuni uomini sfidano gli dei e soccombono com'è naturale, e dagli dei vengono uccisi, mutilati o esiliati. Altri si sfidano tra loro, per orgoglio, vanità e invidia e chi vince diventa un eroe per la sua parte e per la storia, e non è detto che sia moralmente il migliore, ma credo non fosse  nelle intenzioni di Ovidio classificare gli uomini, come è nei propositi della morale e della giustizia, ma di far recitare i sentimenti umani sulla scena della vita.
di Ivano Nanni


    


La serata con NINA NASILLI

Ecco le immagini del bellissima serata di poesia in compagnia di Nina Nasilli che giovedì 8 marzo, per il ciclo di incontri “I poeti dei poeti” ha letto i versi del poeta lusitano Fernando Pessoa e dei suoi eteronimi  Alvaro de Campos, Ricardo Reis e Alberto Caeiro. Un incontro davvero intenso e coinvolgente in cui la poesia di uno dei più grandi autori del novecento europeo ci  è stata raccontata e svelata con intelligenza e passione dalla poetessa padovana Nina Nasilli.