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Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro

Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
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venerdì 16 maggio 2008

La serata con GIANNI FARINETTI

Ecco le immagini della serata di mercoledì scorso con il romanziere piemontese Gianni Farinetti che ha presentato il suo ultimo romanzo "Il segreto tra di noi" edito da Mondadori. Il segreto della terra. di Ivano Nanni Sarà perché sono di ceppo contadino che la serata in compagnia di Farinetti mi è piaciuta, l’ho trovata confortante, onesta, proba, benevola, è stato come ritrovarmi a casa in compagnia di un parente che non vedevo da tempo, nell’aia di un vecchio zio, con in mano un bicchiere di vino, magari quel vino di Carema, squisito e introvabile, celebrato da un altro piemontese: un grandissimo Soldati, l’autore di Vino al vino, forse il primo e unico romanzo enologico italiano, indicibile tanto è ricco di prospettive e che è, per dirla in due parole, un viaggio alla scoperta della gente e dei luoghi dove vivono, passando per vigneti e cantine di tutta Italia usando il vino come lente d’ingrandimento. Dicevo di come è stata confortante la serata, dello stesso conforto che mi dà sempre una buona zuppa calda, un sollievo semplice e dignitoso nella sua povertà di ingredienti, tipico dei contadini che non buttano via niente e che dagli avanzi ricavano una cucina che ora è forse la più ricercata, perché la più lontana da noi, dalla nostra vita da fast-food. Quando Farinetti parlava della sua casetta, primitiva e povera nei boschi delle Langhe, quelle meno conosciute, meno turistiche, aspre e dure come la gente che vi abita, e l’ha citata come luogo in cui trovare pace, ho pensato alla mia zuppa, in fondo un luogo mentale simile al suo rudere, fatta della stessa materia, dello stesso spirito, della stesso profumo, un luogo dove rifugiarsi caldo e accogliente, immenso e felice; e proprio per questo profumo e questo senso di libertà che è riuscito a richiamare sono grato all’autore. Il suo eloquio calmo, scosso a tratti da guizzi di ilarità l’ho trovato somigliante ai fiumi piemontesi che scendono dalle Alpi per confluire nel Po, come la Bormida, che attraversa le Langhe, quelle terre felici di tartufi e vini pregiati, insultate dai veleni dell’Acna, che molti lutti procurò ai contadini mutati in operai. Per me è stato un balzo indietro nel tempo, proprio come è l’incedere del romanzo che produce i suoi retaggi nel futuro a sostegno del presente, per ritornare in un passato amorevole nei modi di amare le vicende e di trattare le persone che ne sono protagoniste. Esaltanti sono i tratti delle persone, nei vivi senti la presenza di un compagno, di un amico, di un parente, di tutti i vivi e i morti, anche loro presenti, perché evocati con amore, tenuti insieme dai fili tesi di una storia di umanità semplice, a volte brusca e a volte tenera, come sanno dire le donne che tracciano le storie della loro casa e dei loro piccoli grandi crucci, la casa delle torte, un anfratto magico dove anche le foto, persino quelle, portano con sé l’odore del fieno appena tagliato, o il profumo degl’abiti di bucato come solo i contadini hanno nei giorni di festa: e sono loro, le tre sorelle che reggono la casa dei Valèt e la tramandano, né portano le trame con fierezza, ne sopportano le vicende, nel bene e nel male. Farinetti ama le persone di cui parla, non è un manierista, un imitatore di sentimenti non provati, egli appartiene così totalmente ai suoi personaggi che pare sia lui stesso a essere un invenzione letteraria dei Valèt scaturito dalla stessa coralità che ha inventato. Un’invenzione vivace e dolente nello stesso tempo, come la nostalgia per quella terra, l’altra grande protagonista del libro che Farinetti porta con sé nei tratti generosi del volto, franco come una zolla delle sue terre. Con la pazienza ereditata dai suoi avi ha molato a mano lo specchio in cui riflette tutto il mondo contadino, il nostro compreso, così simile al suo, per questo riconosco nella sua faccia larga come una falesia tutte le facce dei miei avi, e forse di tutti, se è vero che il primo mitico uomo apparso sulla terra che altro poteva fare se non il contadino. (Ivano Nanni)

lunedì 12 maggio 2008

GIANNI FARINETTI a Caffè Letterario

Mercoledì 14 maggio alle ore 21,00 nella sala conferenze dell'Hotel Ala d'Oro, terzo appuntamento del mese per Caffè Letterario. La narrativa ritorna protagonista con il bel romanzo "Il segreto tra di noi" di Gianni Farinetti, edito da Mondadori. L'introduzione della serata sarà affidata a Marco Sangiorgi. Sullo sfondo delle Langhe di Bormida si dipana la storia dei Valetto: una famiglia contadina come tante eppure una famiglia eccezionale, che le tre sorelle Carla, Lena e Anna, tengono unita con amorosa ostinazione a dispetto del tempo che passa. Ad animare la cascina dei Valèt una folla di personaggi: zio Spirito e zia Madrina, i gemelli Germano e Giacomo, il coraggioso sacerdote Don Lovera, i ricchi marchesi Fey e l'amatissimo Giovanni, unico figlio di una delle sorelle. Nonostante gli strenui sforzi delle tre "mame" per proteggere questa piccola comunità, la storia dei grandi eventi non potrà che lasciare il suo segno sulle esistenze di ognuno. Farinetti mette in scena il Novecento attraverso la prospettiva marginale ma non meno appassionata dei suoi personaggi. La terra che cambia, una famiglia nobiliare in decadenza, il fascismo, la guerra e la lotta partigiana, la vittoria dell'Italia ai Mondiali di calcio del 1982 e ancora mille grandi e piccole vicende che lasceranno per sempre le loro ferite, le loro ombre e le loro luci sui personaggi. Per giungere infine alla scoperta del segreto custodito con strazio e determinazione dalle tre sorelle, un segreto che racconta molte cose di un mondo antico ma forse migliore del nostro. Un mondo che, a tutti i costi, non vuole cedere alla ferocia umana, non vuole perdere la propria innocenza. Copywriter, sceneggiatore e regista (ha realizzato alcuni documentari e cortometraggi), Gianni Farinetti ha esordito in narrativa nel 1996 con il romanzo Un delitto fatto in casa, con cui ha vinto il Premio Grinzane Cavour, Il Premiere Roman di Chambery e il Premio Città di Penne. Nel 1998 ha vinto il Premio Selezione Bancarella con L'isola che brucia. I suoi romanzi sono tradotti nei maggiori paesi europei. Vive a Torino.

Le serate con MAURO PAISSAN e UGO ZOLI

Settimana intensa per Caffè Letterario quella appena trascorsa con due incontri di grande spessore. Martedì 6 maggio nella Aula magna del Liceo Classico di Lugo Mauro Paissan ha presentato il suo libro appena edito da Fazi "Il mondo di Sergio. Una storia vera dei nostri giorni." Ad introdurre la serata Paolo Galletti e Giacomo Foschini. In queste pagine dure e sincere, dedicate al problema dell'autismo, Mauro Paissan ha raccontato la storia di una famiglia abbandonata a se stessa, che ha visto il proprio amore trasformarsi in dolore, e la propria solitudine in tragedia. “Questo libro è un racconto, una storia. Non si tratta di un saggio, ma soltando della croncaca della vita di Sergio, il protagonista, nato nel 1963 e al quale vengono diagnosticati prima una forma di autismo e poi anche la sordità. Parla inoltre della solitudine della famiglia, abbandonata dalle strutture sanitarie che, esse stesse, si trovano in difficoltà a gestire la malattia di Sergio, in anni in cui si parlava e si sapeva ancora troppo poco dell’autismo”. Così Mauro Paissan, giornalista e oggi componente dell’autorità garante per la protezione dei dati personali ha voluto descrivere il proprio lavoro.
Venerdì 9 maggio nella sala conferenze dell'Hotel Ala d'Oro è stata la volta di Ugo Zoli autore delle pieces teatrali raccolte nel volume edito dalle Edizioni del Bradipo "Burlesca e altri pezzi teatrali". Sul palco di Caffè Letterario, oltre all'autore e all'Assessore alla Cultura del Comune di Lugo Giovanni Barberini, a presentare l'opera dello scrittore lughese è stato il Prof. Arnaldo Bruni, ordinario di Letteratura Italiana all'Università di Firenze. Nel corso della serata poi gli attori Tamara Fagnocchi e Massimo Boncompagni hanno recitato alcuni brani tratti dal lavoro di Zoli.

mercoledì 7 maggio 2008

UGO ZOLI a Caffè Letterario

Serata da non perdere, Venerdì 9 maggio alle ore 21,00 nella sala conferenze dell'Hotel Ala d'Oro, per il secondo incontro del mese di Caffè Letterario dedicato questa volta al teatro. Protagonista l'autore lughese Ugo Zoli che presenterà il suo volume "Burlesca e altri pezzi teatrali" edito pochi giorni or sono dalle "edizioni del Bradipo" di Lugo. A sottolineare l'importanza della serata a introdurre i "pezzi teatrali" di Zoli sarà il Prof. Arnaldo Bruni ordinario di Letteratura italiana all'Università di Firenze. Nel corso della serata gli attori Tamara Fagnocchi e Massimo Boncompagni faranno vivere i personaggi di Zoli in una serie di letture tratte dal volume presentato. Ugo Zoli è nato a Lugo nel 1922. Per quasi trent'anni ha insegnato Letteratura italiana al Liceo Scientifico di Lugo restando nel ricordo di suoi tantissimi allievi come uno dei pochi "grandi" professori del Liceo.
"Peccati di vecchiaia" di Ugo Zoli
L’autore delle schegge teatrali contenute in questo volume è nato a Lugo nell’ottobre del 1922 e vi ha visto la luce nell’aprile del 1945. Fra le due date è corso un periodo buio, nel quale il nostro soggetto si è trovato a vivere in una specie di materiale amniotico fatto di berci, di inni sguaiati, di messe piane e cantate, di bestemmie e di spari, tanti spari, per produrre i quali anche lui fu ammaestrato e addestrato, ma che non ebbe mai occasione di dirigere verso qualcun altro, perché il caso o l’occasione cercata o “i noti eventi bellici” ne lo stornarono. La sua mancanza di iniziativa fu dovuta, oltre che al carattere poco incline all’azione violenta, alla confusione che mulinava nella sua testa fra i doveri ufficiali, inculcati dalla scuola, dalla stampa e dalli superiori, e doveri morali insufflati dalle cure parentali e dalla religione ufficiale. Inoltre, alcuni scritti di persone defunte, ma divenute personaggi famosi, autori inclusi nei programmi scolastici, scontrandosi con la becera retorica di molti virilissimi viventi che incitavano all’assalto, e con i devoti borbottii di nonne madri e sorelle che invitavano ad inchinarsi al mistero, aggiungevano confusione a confusione, rendendo pallido e muto un giovanetto nato robusto e chiacchierino. Dopo l’aprile del 1945, alcune degne persone, sfiorate per brevi istanti di colloquio, chiarirono al giovane che c’era stata un po’ di confusione, in Italia oltre che nella sua testa, e che quelli che prima urlavano avevano torto mentre i clandestini avevano ragione. E la gran massa? “Le masse” gli fu garantito, avrebbero dirizzato tutte le storture. Ma, edotto da quel poco di esperienza fatta, e dalla voce pigolante ma chiara del conte di Recanati, il nostro sentiva, più che pensare, che le masse sono composte da un uomo più un uomo più un uomo e così via, e che quando questi uomini diventano massa tendono a riempire le piazze di canti applausi e boati di consenso al primo che ha guadagnato il balcone e indica la direzione del vento. Il quale vento spira sempre dove i furbi puntano il soffio e i babbei dirigono il naso. Però, almeno, adesso si poteva parlare, esprimersi, far sentire la propria voce. Il nostro, credendosi aver qualche po’ di voce, e comunque volendo scaricare nella parola certe sue tensioni, mise fuori voce e parola: si ebbe qualche riconoscimento, un piccolo premio, qualche sua opera fu rappresentata non come l’aveva scritta ma secondo i dettami della imperial regia papalina censura, che ridusse dei testi vacillanti a sgangherate insensatezze, poiché la censura non si era applicata a pesantezze sessuali, che non c’erano, ma a battute impertinenti (nel senso di “non pertinenti” al retto pensare e alla giusta morale). Una gentile signora gli garantì di aver visto quella commedia, di essersi divertita, ma di non averci capito niente. Dall’altro canto, arrivavano scomuniche e ostracismi per chi non adorasse Brecht, non recitasse le litanie a Brecht e non scrivesse come Brecht. Allora, non sentendosi nell’animo la vocazione a fare il chierico in alcuna chiesa o convento, decise di volgersi a cose più serie. E di serie in serie, arrivò all’età della pensione. Aveva cominciato a scrivere, da scolaretto, col pennino Perry (in occasioni eccezionali con la penna “campanile”); era passato alle stilografiche con pompetta, alle biro, alla Olivetti 22, per approdare al computer che rendeva tanto più agevole la scrittura. Perché, allora, non tornare ai vecchi amori, come spesso si fa in età matura, non potendo intrecciarne dei nuovi? Ci sono ore, giorni, settimane, da ammazzare! E c’è un residuo di voglia di parlare, senza essere interrotto in continuazione dagli interlocutori e senza essere sommerso dai loro strepiti. Solo, davanti al computer, sorridendo ai cattivi umori che se ne vanno fuori con le battute acide e le morti incongrue, le apparizioni d’uso nel paese dei miracoli e le riletture maliziose di testi e personaggi più o meno famosi. Insieme con la solita, repellente ma ineludibile “ricerca del tempo perduto” e rivisitazione delle ombre passate. Ma senza ignorare le carognate che il presente gli ributtava in faccia, tanto simili a quelle che aveva conosciute nella sua frastornata pubertà. Tornavano, tornavano le vecchie solfe, le parole d’ordine in lode del disordine, le invettive contro il rispetto della legge in nome della forza (questa volta, del denaro), le conversioni e le inversioni di rotta, l’astuto ossequio alla retorica del momento, in nome della carriera, della famiglia e dello sniffo. Tornarono i Mario Appelius e gli Ezio Maria Gray con le “cronache del regime”; i Farinacci e i Bombacci con le loro sparate contro tutti i non allineati, specialmente se sodali appena di ieri; e, in mancanza dei fasti dell’Impero e delle imprese sabaude, li si vide radunati sotto i fastosi baldacchini di San Pietro e intorno alle redditizie imprese dell’Opus Dei e delle emittenti televisive. Pazienza: natura non facit saltus, figuriamoci se lo fa l’Italia! Non era sperabile una mutazione antropologica nel giro di settant’anni. Il nostro, giudicandosi inadatto a vivere, volle continuare a vegetare nella dilettosa selva delle contraddizioni proprie e altrui, usando le parole per svalutare la Parola, irridendo alle deficienze proprie con l’attribuirle ad altri, cercando le profondità dell’Essere nella superficie dell’esistere. Finché si può; e il Cielo e il servizio sanitario lo permettono. Così, sostenuto dal benevolo consenso di pochi amici e dalla fantomatica presenza dei santi protettori dell’Unione europea (fra gli altri, per l’Inghilterra, Bertrand Russell e Winston Churchill; per l’Italia, Gaetano Bresci e papa Roncalli; per la Germania, Albert Einstein e Richard Strauss), passò le sue giornate a scrivere prose teatrali soprattutto per il gusto di far parlare i personaggi uno alla volta, in contrasto con le esibizioni della avvinazzata coralità indigena. Secondo le più recenti previsioni manifestate, e le manifeste debilitazioni fisico-neuronali, il nostro prevede che toglierà le tende e l’incomodo senz’altro entro il secolo corrente, ma forse anche nel giro di pochi mesi, chissà, si vedrà… In ogni caso, si scusa per il fumo con cui coprirà, per un breve tratto e per brevissimo tempo, questa amabile terra, e scomparirà verso un problematico cielo.
Ugo Zoli visto da Carmine Della Corte

domenica 4 maggio 2008

MAURO PAISSAN a Caffè Letterario

Martedì 6 maggio alle ore 21,00, primo incontro del mese per Caffè Letterario con il giornalista Mauro Paissan. Attenzione, l'incontro in questa occasione non si terrà come di consueto nella sala conferenze dell'Hotel Ala d'Oro bensì nell'aula magna del Liceo Classico di Lugo (Ingresso P.zza Trisi). Mauro Paissan presenterà il suo ultimo lavoro "Il mondo di Sergio. Una storia vera dei nostri giorni" edito da Fazi nel 2008. A introdurre la serata saranno Paolo Galletti e Giacomo Foschini. Questo libro è un racconto, una storia. Non si tratta di un saggio, ma soltando della croncaca della vita di Sergio, il protagonista, nato nel 1963 e al quale vengono diagnosticati prima una forma di autismo e poi anche la sordità. Parla inoltre della solitudine della famiglia, abbandonata dalle strutture sanitarie che, esse stesse, si trovano in difficoltà a gestire la malattia di Sergio, in anni in cui si parlava e si sapeva ancora troppo poco dell’autismo. Si parla infatti di una storia vera e dai risvolti drammatici: Sergio, come detto, nasce nel 1963. E’un bambino bello, ma purtroppo malato: è sordo ed autistico. I medici, in un primo tempo, non riescono ad individuare subito le malattie ed in seguito non si mostrano in grado di accompagnare i familiari nel duro cammino che li attende. Dopo 39 anni e una vita di tormento, il padre sessantassettenne scopre di avere un tumore: è il momento del cortocircuito che lo porta ad uccidere il figlio, per la paura del domani, del dopo di noi. Questa volta la giustizia italiana ha saputo mostrare il proprio lato più umano, riuscendo a chiudere il processo in tempi brevi: il padre di Sergio, condannato, ha ricevuto la grazia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, uno dei primi provvedimenti di questo genere firmati dal Capo dello Stato dopo il suo insediamento. Mauro Paissan è nato a Trento il 22 ottobre 1947. Dal 1973 giornalista professionista, ha scritto per quotidiani e settimanali e ha collaborato a diverse trasmissioni televisive, in particolare nei settori della politica interna e delle questioni economico-sociali. Per molti anni al quotidiano "il manifesto", di cui è stato direttore. Ha partecipato come intervistatore a programmi televisivi della Rai e di Canale 5. E' stato deputato per tre legislature, vicepresidente della Commissione di vigilanza sulla RAI e presidente del Gruppo Misto. Dal 2001 è componente del Garante per la protezione dei dati personali. Ha curato il volume Privacy e giornalismo, giunto alla seconda edizione.

giovedì 1 maggio 2008

Il calendario di maggio

Martedì 6 maggio 2008, ore 21,00 In collaborazione con “Univ. per Adulti” di Lugo e “Associazione Eco” Aula Magna del Liceo Classico di Lugo Mauro Paissan “Il mondo di Sergio. Una storia vera dei nostri giorni” (Roma, Fazi, 2008) Intervengono Paolo Galletti e Giacomo Foschini Sarà presente l’autore Alle ore 20.30 del 13 giugno 2003, in via Lucrino, a Roma, Sergio Piscitello 39 anni viene ucciso con due colpi di pistola dal padre settantacinquenne, Salvatore. Tre anni dopo, il 30 novembre 2006, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano concede la grazia al padre della vittima. Prima di quei due colpi di pistola, c'è stata un'intera famiglia prigioniera per quasi quarant'anni di un figlio e del suo grave disturbo, l'autismo, spietato come pochi nell'imporsi su ogni piega della vita domestica e quotidiana. Mauro Paissan, giornalista, è stato deputato per tre legislature, vicepresidente della Commissione di vigilanza sulla RAI e presidente del Gruppo Misto. Venerdì 9 maggio, ore 21,00 Sala Conferenze Hotel Ala d’Oro Ugo Zoli “Burlesca e altri pezzi teatrali” Lugo, Il Bradipo, 2008 Interviene Arnaldo Bruni Letture di Tamara Fagnocchi e Massimo Boncompagni Sarà presente l’autore “Ciascun uomo sa di essere nato e di dover morire e questa certezza può metterlo a contatto mentale sia col proprio sorgere alla vita, sia col proprio congedo dalla vita; ma si dà il caso che questi due momenti, inevitabili e fondamentali, siano quelli di cui nessuno, ma proprio nessuno, riesce a ricordarsi. E, senza memoria, che cos’è un uomo?” (Ugo Zoli) Mercoledì 14 maggio, ore 21,00 Sala Conferenze Hotel Ala d’Oro Gianni Farinetti “Il segreto tra di noi” Milano, Mondadori, 2008 Interviene Marco Sangiorgi Sarà presente l’autore Copywriter, sceneggiatore e regista, Gianni Farinetti ha esordito in narrativa nel 1996 con il romanzo Un delitto fatto in casa, con cui ha vinto il Premio Grinzane Cavour, Il Premiere Roman di Chambery e il Premio Città di Penne. Nel 1998 ha vinto il Premio Selezione Bancarella con L'isola che brucia. In questo suo ultimo lavoro Farinetti costruisce un romanzo corale e al tempo stesso profondamente intimo, ci regala tutte le emozioni di una fiaba e i colpi di scena di un grande 'giallo dell'anima' sullo sfondo della Storia e nel sortilegio che avvolge il Valèt e le sue indimenticabili figure. Domenica 18 maggio, ore 21,00 Sala Conferenze Hotel Ala d’Oro Michele Cucuzza “Sotto i 40. Storie di giovani in un paese vecchio” Roma, Donzelli, 2008 Interviene Patrizia Randi Sarà presente l’autore I giovani in Italia hanno difficoltà a conquistare posizioni di rilievo nel mondo dell'imprenditoria, della politica, della ricerca, dell'industria culturale e dello spettacolo. Michele Cucuzza ha scelto di raccontare una serie rappresentativa di felici eccezioni: una galleria di ritratti-interviste a under quaranta che nei campi più diversi hanno avuto successo. Lunedì 19 maggio, ore 20,30 Serata Conviviale Sala Conferenze Hotel Ala d’Oro Max De Giovanni “Disco Selector. Professione dj, la storia” Ravenna, Editrice Moderna, 2008 Interviene Andrea Ricci Sarà presente l’autore €. 20,00 per persona bevande incluse (prenotazione obbligatoria) Il DJ lughese Max De Giovanni racconta una storia, quella della professione del dj: come è nata, si è sviluppata ed affermata nel tempo,evidenziando i fattori che ne hanno determinato le svolte. L'autore ha rintracciato ed intervistato i grandi protagonisti della consolle italiana e di 50 ha inserito le biografie, unitamente ad una serie di fotografie che documentano le storie raccontate. Domenica 25 maggio, ore 21,00 Sala Conferenze Hotel Ala d’Oro Maria Rita Parsi “Single per sempre. Storie di donne libere e felici” Milano, Mondadori, 2008 Interviene Patrizia Randi Sarà presente l’autrice Una nuova figura si è affacciata nel panorama femminile del terzo millennio: le "single per sempre". Donne che hanno rinunciato alla presenza fissa di un uomo nella loro vita. Che non si fanno illusioni sul maschile, non si aspettano protezione per sé o per la prole, non sperano nel mantenimento economico né nella gratificazione sentimentale garantita da un marito. Maria Rita Parsi analizza il fenomeno e lo illustra attraverso dieci storie esemplari di donne tutte single-per-scelta.

La serata con MASSIMO ONOFRI

Ecco le immagini della serata di lunedì 28 aprile con Massimo Onofri che ha presentato il suo ultimo lavoro pubblicato da Donzelli "La ragione in contumacia". Oltre al critico letterarario viterbese sul palco di Caffè Letterario erano presenti Marco Sangiorgi che ha introdotto l'incontro e l'assessore alla cultura del Comune di Lugo Giovanni Barberini. Ogni cosa può essere detta... o quasi.
di Ivano Nanni Forse l’immagine suggerita da questo incontro, è quella di un setaccio a fori piccoli, di quelli che fanno passare solo la roba fine, le farine migliori, e lasciano la crusca da parte, certamente non da buttare, ma da lasciare a chi ha problemi digestivi e non può godere di prodotti troppo raffinati. I fori sono quei particolari del fondo attraverso i quali tutta la finezza dello sfarinato passa di sotto e lascia sulla superficie il rimanente, la parte grezza, i fori sono quindi la misura per dividere e lasciare da parte quello che non serve. Dividi et soppesa, potrebbe dire il critico, parafrasando e distorcendo la massima imperiale, la qual cosa significa anche, prendi le distanze, che è un modo di misurare da geometri se ci si muove in ambiti angusti, o da astronomi se si ha che fare con eventi giganteschi; questi sono modi per creare spazi dentro i quali muovere note e definizioni di diversa natura, toccare corde, lasciarle vibrare e misurarne l’intervallo, che è una maniera per concedere al tempo di produrre i suoi fermenti, le sue muffe, fantasticando poi sui microclimi letterari in divenire. È un modo di usare, per così dire, l’immaginazione per costruire la verità, o meglio per svelare l’inganno di un tradimento, di una realtà impossibile da raccontare, tutta da rivelare, misteriosamente avvolta nelle sue nebbie opalescenti. Ecco, forse un critico si interroga sulla possibilità che ha la chimica e la fisica di produrre eventi letterari significativi o meno, a cominciare da certi bitorzoli parolai fin troppo opprimenti, fino alle grandiose costellazioni senza margini e confini che generano al loro interno nuove formazioni da sondare con la forza della viva argomentazione. Forse il critico insegna a trattare la vita come si dovrebbe trattare la letteratura, degnamente, con la forza dell’intransigenza e la fermezza di una spirito gioioso e spassionato, radicando convinzioni e opinioni nell’humus della solida competenza. Per competere non ho il fiato, ma misurare mi piace e lo può fare anche uno pigro come me, che per fortuna, con poco sforzo, non ha superato le quaranta righe entro le quali “ ogni cosa può essere detta “. O quasi. (di Ivano Nanni)