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Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro

Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
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giovedì 13 maggio 2010

L'incontro con TITO MENZANI

Ecco le immagini del secondo incontro del mese di Caffè Letterario che si è svolto ieri pomeriggio nella bellissima saletta conferenze del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale a Lugo. L’appuntamento organizzato dal Consorzio di Bonifica lughese in occasione della Settimana Nazionale della Bonifica e della Irrigazione ha visto come protagonisti gli storici Tito Menzani in veste di autore del libro dedicato alla mondo della cooperazione “Il movimento cooperativo fra le due guerre” edito da Carocci e da Fiorenzo Landi in veste di presentatore di questo volume che per la prima volta tratta degli effetti che il fascismo ebbe sulla cooperazione italiana notoriamente legata a culture antifasciste come il socialismo, o il cattolicesimo sociale. A fare da padrone di casa al tavolo dei relatori il direttore del Consorzio di Bonifica Giovanni Costa e la curatrice di Caffè Letterario Patrizia Randi. Prossimo appuntamento di Caffè Letterario, martedì 18 maggio al Teatro Rossini di Lugo con Ugo Zoli.

martedì 11 maggio 2010

Mercoledì 12 maggio - TITO MENZANI a Caffè Letterario

La sala conferenze del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale ospiterà mercoledì 12 maggio alle ore 18,00, in occasione della Settimana Nazionale della Bonifica e della Irrigazione, il secondo incontro del mese di maggio di Caffè Letterario. Appuntamento dedicato alla storia del novecento con lo storico Tito Menzani che presenterà il suo libro “Il movimento cooperativo fra le due guerre” edito quest’anno da Carocci. A introdurre l’incontro e a discutere con l’autore sarà Fiorenzo Landi, lo storico già ospite in diverse occasioni della nostra rassegna letteraria. Come buona abitudine di Caffè Letterario anche in questo caso l’appuntamento terminerà con il consueto brindisi aperitivo offerto a tutti i presenti. Tra le due guerre, i movimenti cooperativi europei vissero una fase cruciale della propria storia. In molti paesi, un ampio e variegato fronte conservatore individuò nella cooperazione uno dei principali obiettivi polemici, e invocò provvedimenti legislativi contro questo genere d’impresa. Proprio il caso italiano è centrale per comprendere questo dibattito politico; infatti, il fascismo denigrò e attaccò violentemente il movimento cooperativo, legato a culture antifasciste, come il socialismo, il cattolicesimo sociale o il repubblicanesimo, ma una volta conquistato il potere volle farsi carico di un intento riformatore e, fra ombre e luci, tentò di elaborare una nuova cultura cooperativa. Nella pratica, però, i risultati furono alquanto controversi. Questo volume analizza, per singoli settori economici e con opportuni distinguo, gli effetti che il fascismo ebbe sulla cooperazione italiana, sullo sfondo di quello che contemporaneamente stava accadendo nei principali paesi europei. Questo approccio comparativo, su basi quantitative e qualitative, ci consente di esprimere nuove valutazioni sulla politica fascista in materia cooperativa, di metterne in luce i difetti e i pregi, e di constatare che tipo di eredità fu lasciata ai cooperatori del secondo dopoguerra. Tito Menzani, dottore di ricerca in Storia dell’impresa, è assegnista presso il Dipartimento di scienze economiche dell’Università di Bologna, ed è stato recentemente visiting fellow alla London School of Economics. Lavora a vari progetti di ricerca di storia economica con specifica attenzione a quelle organizzazioni che si muovono tra mercato e finalità sociali, come le imprese cooperative. Tra le sue recenti pubblicazioni: La cooperazione in Emilia-Romagna - Dalla Resistenza alla svolta degli anni settanta, Bologna 2007; Le Bonifiche in Romagna – La realizzazione del Canale in destra di Reno (secc.XVIII-XX), Imola 2008.

"TR3B" Festival di Poesia, Teatro e Canzone a Voltana

Al via un nuovo Festival nel territorio ravennate, TR3B, festival di Poesia, Teatro e Canzone si terrà a partire dal 14 Maggio per tre venerdì consecutivi a Voltana di Lugo con l'intento di far crescere all'interno della frazione lughese un importante appuntamento culturale da portare avanti negli anni: un grande trebbo incentrato sulla cultura, unendo Poesia ed altre forme d'arte che possa diventare nel giro di pochi anni uno dei cinque, sei maggiori eventi del settore in una Regione come l'Emilia – Romagna che da sempre è riuscita a creare importanti appuntamenti sull'argomento. Il tutto unito dalla tipica ospitalità che queste terre sono in grado di regalare ma anche dalla convinzione che proprio Voltana, località scelta per sviluppare il progetto sia il luogo giusto per cercare anche a livello di strutture e location quell'attenzione che la Poesia necessita per potere entrare nel cuore delle persone. Per farlo fondamentale è il ruolo del Centro Sociale Ca' Vecchia che produrrà il Festival in collaborazione col Comune di Lugo, i Caffè Letterari e l'Hotel Ala d'Oro. La manifestazione è stata inserita all'interno del cartellone internazionale “Palabra en el mundo”, un circuito di eventi legati alla Poesia che nel mese di Maggio coinvolgono a livello mondiale un ampio numero di identità e festival. Proprio come in un moderno trebbo spazio alle identità locali ma anche agli ospiti internazionali. Si comincia al Centro Sociale Ca' Vecchia Venerdì 14 Maggio con l'omaggio al massimo cantore contemporaneo della Poesia in lingua Romagnola, Raffaello Baldini, nella lettura di Giuseppe Bellosi e Giuseppe Guerra accompagnati da Gianfranco Ferri alla fisarmonica, Venerdì 21 Maggio nei giardini di Villa Ortolani in Piazza dell'Unità saranno ospiti due tra i più importanti e riconosciuti autori del territorio a livello nazionale, Giovanni Nadiani, accompagnato da Chris Rundle e Gian Ruggero Manzoni assieme a Nicola Franco Ranieri. Ritorno al Centro Sociale Ca' Vecchia per l'ultima serata che vedrà protagonista un Poeta ospite dei maggiori Festival Internazionali, lo svizzero Fabiano Alborghetti che verrà accompagnato dal gruppo di Musica Folk e Popolare dei Radis in una serata incentrata sulle tematiche sociali e civili. Ecco il programma in dettaglio (cliccare per ingrandire...)

lunedì 10 maggio 2010

"Sono tornato a Lugo" di MATTEO COLLURA

Lo scrittore e giornalista MATTEO COLLURA è stato ospite di Caffè Letterario mercoledì 28 aprile per la presentazione del suo libro "Alfabeto Sciascia". Sono tornato a Lugo a distanza di quattro anni e sempre per invito degli amici del “Caffè letterario”. Anche questa volta, per me, siciliano con domicilio a Milano da lungo tempo, è stata un’esperienza strana da raccontare perché interamente fatta di rapide sensazioni, di fuggevoli impressioni, di stati d’animo impalpabili e tuttavia memorabili. Conosco vari altri luoghi della Romagna e dell’Emilia, so della gente che va in bicicletta come al mare i bagnanti sui materassini gonfiabili, delle quiete chiacchiere alle cantonate, delle campagne che sembrano giardini, dei bar dove i buongiorno o i buonasera squillano tutt’altro che allarmati. Insomma, ho viaggiato e riesco a distinguere questa parte d’Italia dalle altre. Eppure, a Lugo, la prima come la seconda volta, ho assaporato il gusto della scoperta. Sarà per la piazza su cui si specchia – grandiosa e terribile – gran parte della storia d’Italia; sarà per quella sorta di mercato orientale che entrambe le volte ho trovato deserto sia nello spiazzo che sotto i portici che lo delimitano; sarà per la mastodontica e incongrua – ma quanto drammaticamente scenografica! – ala del Baracca, posta là, nel bel mezzo del paese come un’inconcepibile meridiana, più adatta a una bellicosa piazza d’armi che a uno spazio urbano realizzato con saggio gusto contadino; sarà perché a Lugo, con la complicità di Marco Sangiorgi, senza alcuno sforzo ho potuto trattare temi letterari come a me piace, vale a dire parlando della letteratura come una delle forme più concrete in cui la vita si esprime. E che magnifica galleria di ritratti quella costruita, nel tempo, da Claudio Nostri. Conosco la fotografia per averla praticata e perché ho tanti amici fotografi, per questo mi si deve credere se dico che i ritratti fotografici che Claudio tiene appesi in un corridoio del suo albergo sono quanto di più vicino all’arte pittorica si possa immaginare. di Matteo Collura (maggio 2010)

venerdì 7 maggio 2010

"Chi è un lettore?" di IVANO NANNI

Ho appena finito di leggere un bel libro di Daniel Pennac, un gran libro che si chiama "Come un romanzo", e parla della lettura, del piacere che da leggere quando non è una attività imposta, e tratta di come invogliare i ragazzi a leggere a diventare lettori senza l'obbligo di un commento a quanto letto, insomma è un libro che parla della lettura e della libera repubblica dei lettori con tanto di costituzione, di decalogo al quale attenersi o meno, in piena libertà. A pagina 111 capitolo 55, sono capitoli brevi e illuminanti, Pennac chiede ai suoi ragazzi di descrivere un lettore. Chi è un lettore? Non voglio dirvi nulla per non rivelarvi il piacere di leggere il libro, dirò solo che quello che emerge dalle descrizioni è qualcuno o qualcosa che non somiglia a un essere umano. Quando va bene è un'entità metafisica quasi divinizzata in eterna solitidine davanti alla palizzata dei suoi libri che legge in continuazione senza fare altro, e senza avere voglia di fare altro, se va male è un malato, un ossessionato, un autistico che legge libri su libri chiuso nel suo mondo di carta senza possibilità di uscirne. Non è un quadro un po' deprimente? Non ci sono esseri umani che leggono libri? Se ci siete battete un colpo! L'anno scorso, era estate non ancora piena, una delle prime giornate di vero caldo, per questo ancora più opprimente, ero a Bologna un'afa da vertigine che senti il caldo dello scarico degli autobus che ti arrostisce la trachea, e poi la puzza di catrame molle che si fa liquido nelle prime ore del pomeriggio. Autobus dalla stazione a piazza del Nettuno, da via Marconi, gremito di gente. Accaldata, sbuffante, una marea di corpi sudati ballonzolanti dentro alla scatoletta rossa rombante, finestrini parzialmente aperti. Era uno di quegli autobus che caricano senza scaricare nessuno e vanno dritti alle fermate caracollando, sempre più imbottiti di gente dai volti liquefatti. Gente seduta che sonnecchia, o tenta di farlo, occhi che si chiudono per due secondi e poi una frenata improvvisa li sveglia, qualcuno è franato su di loro – scusi, scusi, -dopo aver pestato un piede, la borsa della spesa, lo zainetto messo tra i piedi- oh, niente, niente, cose che capitano- è sempre così capitano, quando c'è tanta gente, è chiaro, capitano. Io sono in piedi, non so che fare, mi tengo appeso alla barra centrale come un salame, sudo e non riesco a pensare a nulla, solo a un grosso condizionatore che non ho a portata di mano, guardo la gente fuori che stanno ai tavolini dei bar, i tendoni delle verande si muovono, c'è un refolo di vento laggiù, -fortunati, mica come noi sfigati- , vorrei dormire, scendere, muovermi, è roba da ridere, non riesco nemmeno ad abbassare le braccia, siamo in troppi. Siamo pigiati come non mai, sardinescamente dentro a un barile semovente nella calura. Davanti a me, qualche corpo sudato più avanti, un tizio vestito con giacca, capello brizzolato, però aria giovane, armeggia nella giacca- guarda, è riuscito ad abbassare la mano, adesso voglio vedere come fa a tirarla su- penso malignamente. Beh, non solo la tira su la mano, ma ha qualcosa nella mano, che cavolo ha nella mano? Non ci credo, ha un libro. Un libro? Sì un libro Feltrinelli, universale economica. Sbircio, allungo il collo, non riesco a leggere bene, se girasse la copertina verso di me ce la farei. Ecco: Daniel Pennac, Come un romanzo. Qualcuno me ne ha parlato. Un libro scritto per quelli che i libri li leggono, che amano leggerli. Beh allora, questo tizio, in mezzo a tutti noi, povere amebe, liquefatti dal caldo, senza un pensiero in testa che non sia quello del suicidio collettivo dentro a una ghiacciaia, si mette a leggere, sì, si mette a leggere, si isola da tutti, legge e va avanti a leggere tra uno scossone e una gomitata, senza battere ciglio. Tranquillo. Non sudava nemmeno. Aveva nella tasca della giacca un quotidiano, Repubblica, ma quello proprio non poteva leggerlo, però il libro sì, quello poteva leggerlo. Secondo me lui va sempre in giro con un libro e un giornale, quando c'è spazio legge il giornale, e quando è sull'autobus zeppo di gente legge il libro. Quello è un lettore. E ha continuato a leggere anche quando è sceso dall'autobus. Se non è un lettore lui. di Ivano Nanni

giovedì 6 maggio 2010

La serata dedicata a "Histrionica"

Ecco le immagini della serata di ieri sera, primo appuntamento del mese di maggio per Caffè Letterario, organizzato in collaborazione con "l'Università per Adulti di Lugo". Nella Aula Magna del Liceo Classico di Lugo l’archeologa Giovanna Montevecchi ci ha guidati in una visita virtuale alla mostra “Histrionica. Teatri, maschere e spettacoli nel mondo antico” attualmente allestita presso il complesso di San Nicolò a Ravenna. Si è parlato quindi di teatro e più precisamente della nascita del Teatro, dalla tragedia greca classica alla commedia romana di età imperiale attraverso le immagini dei reperti in esposizione provenienti in gran parte dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli ma anche da musei e siti archeologici della nostra regione. Il secondo incontro, di tre che in questo mese Caffè Letterario dedica al Teatro, si svolgerà martedì 18 maggio con il commediografo lughese Ugo Zoli e i suoi “pezzi teatrali”. Il Teatro Rossini sarà la prestigiosa cornice dell’evento.

martedì 4 maggio 2010

"Lugo è un film della memoria" di NEVIO CASADIO

Lo scrittore e giornalista NEVIO CASADIO è stato ospite di Caffè Letterario venerdì 19 aprile per la presentazione del suo libro "Nel silenzio un canto". Lugo è un film della memoria. In cima alla canna, dritta come una canna tra i campi, Lugo era l’approdo. Si partiva dalla campagna a un tiro di schioppo per arrivare lì, sotto la grande ala, ogni volta con i timori di un anonimo banlieusard, come apparisse Parigi. Sequenze interrate tra i fili dei ricordi, di una Lugo lontana, eppure dagli odori ancora a portata di mano. Lugo fu quel lume sulla fronte, puntato alla gola, da un dottore della mutua che in via Risorgimento estirpò le tonsille, serrando le gambe a tenaglia, a quel bambino che scalciava un po’ troppo. Lugo era quel viaggio a bordo di una Renault Daufhine che ogni mattina portava alla scuola media del Trisi. Lì, avendo a che fare con una professoressa di lettere che sapeva fare con studenti mediocri, buttando chi giudicava inadatto e tra questi, chi scrive. Lugo fu la visione del primo film, quello Spartacus che prese forza nello schermo, come un cielo stellato, al cinema Astra, in un grande segno di libertà. Lugo era quelle partite di pallone rubate al campo del tondo. Dopo aver trovato un buco tra la rete, la corsa verso i bordi del campo. Gimelli in porta, Sistro terzino sull’ala e Balbi.., col fucile spianato. Ah Balbi.., la fascia rossa da capitano, nel suo ruolo di libero… Libero immobile e imperioso, ogni volta sbatteva via la palla con i colpi secchi di testa che echeggiavano tra i suoni dialettali, per dar forza al Baracca. Lugo fu quei giorni con le luci del cinema, portati da una Sophia Loren che soggiornò a Cotignola alla villa del francese, per introdursi fra sensali e giostrai, attorno alla rocca e alle volte del mercato del pesce. Oppure Lugo, di un pomeriggio, ancora al cinema Astra, dove un Lucio Dalla portò i suoni contagiosi, di una nuova febbre del rock. Lugo, nel tempo, è spesso per me un libro rivolto al passato. Con le rime di un poeta minore, dalla vita sulle righe di un Dino Campana, come fu Lino Guerra. Si fermava sotto un albero, nel viale della stazione, a sentire cantare l’usignolo. Un giorno qualcuno gli vide in tasca una pistola e gli offrì cento lire per comprarla. Lino Guerra rispose che con cento lire sarebbe andato avanti ben poco e poi, una volta senz’arma, come avrebbe potuto ammazzarsi? E così Lino Guerra, il folle, “poeta-musico d’istinto, rapsodo di razza – come lo definì Balilla Pratella - dopo qualche giorno incise nella corteccia del suo albero, lungo il viale della stazione, una croce e le proprie iniziali. Poi si sparò e qualcuno esaudì la sua ultima volontà, seppellendolo al camposanto di Zagonara, sotto una croce di ferro. Oggi, per me Lugo è una stazione ferroviaria dove prendo un treno, trovando nella sala d’attesa una fotografia, fatta a suo tempo da una narratrice del posto, Marina Guerra. L’opera sta lì, tra l’indifferenza dei più. Come a Firenze, nel bar della stazione di Santa Maria Novella, passeggeri distratti ignorano le due tempere di Ottone Rosai raffiguranti la campagna toscana, esposte alla parete, tra il bazar di gomme americane, patate fritte e snack. Ma la mia Lugo di oggi e di ieri, è fissata in una immagine splendida fatta a suo tempo da Olivo Barbieri, per quel grande progetto collettivo dedicato al paesaggio italiano voluto da Luigi Ghirri che fu “Viaggio in Italia”. Con quell’immagine che ritrae di notte il Pavaglione di Lugo, dovrebbe fare i conti chi a Lugo vive, lavora o conta qualcosa. Quell’immagine raccoglie l’assenza di cose e persone, eppure lì è ancora presente l’anima di cose e persone di sempre. Qualche sera fa, per raggiungere l’Ala d’Oro, l’albergo, per la presentazione di un mio libro “Nel silenzio un canto” ho attraversato quelle medesime logge del Pavaglione, ritratte da Barbieri anni fa, e mi sono trovato immerso in un vuoto senz’anima. O almeno, a me è sembrato così. Da anni non passavo di lì alla sera. Di quel Pavaglione antico, ne hanno fatto una copia inquietante ad un tiro di schioppo. Un centro commerciale, ennesimo luogo-non luogo, tra i diversi sparsi dal nord al sud, che annullano sempre più la provincia italiana, cancellandone storia e pensiero, canti e parole, annegando per sempre l’identità. Ho attraversato quel posto attorno all’ala dedicata a Baracca da Domenico Rambelli; ho attraversato il luogo del monumento Le vie dell’aria, trovandomi in un posto senz’aria. C’era gente una volta nei pressi. Ora, attorno, serrande abbassate. Ho attraversato quel posto con la sensazione di trovarmi in un museo abbandonato, per infilarmi in un’altra ala, l’albergo del posto, L’Ala d’Oro da tempo. Quest’ala è una sorta di roccaforte, regalando alla sera l’uso della parola. Come nei trebbi o filò. Per un cronista, l’albergo è un ferro del mestiere. Alberghi dal nord a sud, dalle anime estinte, sempre più luoghi-non luoghi. Svegliarsi in un albergo, a Perugia, a Cagliari, a Skutari o a Pola, o in ogni parte, è sempre più un po’ la stessa cosa. Ormai, sempre più, le pareti attorno ad ogni luogo-non-luogo raccontano il nulla. L’albergo Ala d’Oro di Lugo, con il suo caffè letterario che accoglie e propone pensieri e racconti dai registri diversi, è un lume di speranza. È con lo scambio di parole che si mantiene l’unicità. Ala d’Oro è un albergo della provincia italiana. Tra le pareti, s’incontrano parole. Ha tutte le carte in regola, per la resistenza all’omologazione invadente, ossessiva e cialtrona. È con lo scambio di parole che si mantiene l’identità, nella conoscenza e rispetto delle culture diverse. di Nevio Casadio