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Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro

Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
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giovedì 13 marzo 2014

Mercoledì 19 marzo - PIERLUIGI MORESSA racconta MARINO MORETTI

Mercoledì 19 marzo, alle ore 21.00 nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro, il terzo incontro del mese del Caffè Letterario di Lugo sarà dedicato alla poesia del ‘900 con Pierluigi Moressa che presenterà il volume “L’amara felicità. I sentimenti quotidiani nella scrittura di Marino Moretti” edito da Raffaelli Editore. La serata sarà introdotta dal curatore di Caffè Letterario Marco Sangiorgi e si concluderà come d’abitudine con il consueto brindisi finale offerto a tutti i presenti.
Con “L'amara felicità. I sentimenti quotidiani nella scrittura di Marino Moretti", Pierluigi Moressa presenta la sua biografia del poeta di Cesenatico.  Una panoramica sulla sua opera poetica e narrativa, che partendo dall'intimità quotidiana dello scrittore,ne racconta la vita che gli consentì di inserirsi nella viva letteratura del paese con una freschezza che rimase tale fino ai suoi 90 anni.
Pierluigi Moressa è nato a Forlì nel 1959, medico psichiatra e psicoanalista, giornalista pubblicista, si occupa da tempo dei rapporti che intercorrono tra processi mentali ed esperienza artistica e creativa. Interessato agli studi di storia, non trascura le vicende locali, che gli appaiono lo spazio primitivo di origine per quelle forme di civiltà destinate a delineare più ampi processi di cultura e di pensiero. Ha pubblicato saggi sull'arte, la storia e la letteratura.

La serata con SILVIA AVALLONE

“Non è facile scrivere romanzi in un’epoca come questa. In un momento in cui tutto crolla, cosa si può raccontare? Io volevo un inizio, una ribellione. Da questa spinta è nato il mio nuovo libro”. Sono le parole, piene di forza, coraggio e “fame”, di Silvia Avallone, che ieri sera, in un’altra bella serata da tutto esaurito, ha presentato al Caffè Letterario di Lugo il suo nuovo romanzo “Marina Bellezza” edito da Rizzoli.
Appartenente alla generazione di giovani, tra i 20 e i 30 anni, “cui è stato tolto tutto”, che si trova bloccata come di fronte a un muro, con questo libro la scrittrice biellese ha voluto indicare una via d’uscita. “Da quando si è iniziato a parlare di crisi, la cosa che mi è sempre pesata di più è stato il continuo insistere sull’impossibilità. Volevo scrivere un romanzo che raccontasse una conquista, un’energia, per reagire al tempo che stiamo vivendo”. Queste le immagini della serata.









lunedì 10 marzo 2014

Mercoledì 12 marzo - SILVIA AVALLONE al Caffè Letterario di Lugo

Mercoledì 12 marzo, alle ore 21.00 nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro la narrativa contemporanea torna protagonista al Caffè Letterario di Lugo con la scrittrice Silvia Avallone che presenterà il suo ultimo romanzo “Marina Bellezza” edito da Rizzoli nel 2013. La serata sarà introdotta da Matteo Fantuzzi e si concluderà come d’abitudine con il consueto brindisi finale offerto a tutti i presenti.
Marina ha vent'anni e una bellezza assoluta. E cresciuta inseguendo l'affetto di suo padre, perduto sulla strada dei casinò e delle belle donne, e di una madre troppo fragile. Per questo dalla vita pretende un risarcimento, che significa lasciare la Valle Cervo, andare in città e prendersi la fama, il denaro, avere il mondo ai suoi piedi. Un sogno da raggiungere subito e con ostinazione. La stessa di Andrea, che lavora part time in una biblioteca e vive all'ombra del fratello emigrato in America, ma ha un progetto folle e coraggioso in cui nessuno vuole credere, neppure suo padre, il granitico ex sindaco di Biella. Per lui la sfida è tornare dove ha cominciato il nonno tanti anni prima, risalire la montagna, ripartire dalle origini. Marina e Andrea si attraggono e respingono come magneti, bruciano di un amore che vuole essere per sempre. 
Marina ha la voce di una dea, canta e balla nei centri commerciali trasformandoli in discoteche, si muove davanti alle telecamere con destrezza animale. Andrea sceglie invece di lavorare con le mani, di vivere secondo i ritmi antichi delle stagioni. Loro due, insieme, sono la scintilla.
Silvia Avallone è nata a Biella nel 1984 e vive a Bologna. Con Acciaio (Rizzoli 2010), tradotto in 22 lingue e diventato un film, ha vinto numerosi premi, tra i quali il Campiello Opera Prima, ed è stata finalista al premio Strega.

"Il voto delle beffe" di IVANO NANNI

Sull'incontro di mercoledì 5 marzo con lo storico Marco Severini che ha presentato il suo saggio "Dieci donne" edito da Liberi Libri.

La cosa più ingannevole è credere che i vuoti giuridici siano solo portatori di guasti nel vivere civile, naturalmente questo non è detto, e credo che ogni certezza in questo senso sia sintomo di un pregiudizio che è bene perlomeno sfumare nella convizione che a volte l'imperfezione apra le porte a concezioni civilmente avanzate. Contrariamente a quanto si crede, e non di rado, nelle pieghe di una smemoratezza, in un' imperfezione giuridica, in una dimenticanza di legge o in una sua indeterminatezza si insinua una provocazione che traccia un percorso di civiltà. Questa provocazione venne evidenziata all'inizio del secolo scorso dall'insigne antropologa e pedagoga Maria Montessori quando ravvisò nelle grinze di una legge imperfetta la possibilità per le donne di richiedere il diritto a votare. Ravvisare e proporre il voto alle donne era una somma provocazione in un paese nel quale,ricordo che siamo nel 1906, votava circa l'otto per cento della popolazione, sostanzialmente i nobili, i ceti borghesi e gli intellettuali, mentre tutta l'Italia era sprofondata nella palude dell'analfabetismo. In un clima di insipienza totale, le donne per quanto potessero essere minimamente acculturate stavano ancora peggio dell'ultimo degli uomini, senza alcun dubbio considerate dal punto di vista politico incapaci di intendere e di volere,  se è vero che anche Giolitti,presidente del consiglio in quegli anni, considerò la vicenda non degna di nota, per non parlare del Papa che aborriva il voto alle donne come la peste, e avrebbe preferito che il diavolo entrasse in canonica piuttosto che una donna nel seggio elettorale.
Ebbene, da un' anomalia giuridica, in questo caso benedetta, e da una casualità tutta umana, la possibilità del voto alle donne divenne qualcosa di concreto. Il fatto è questo. La giusta osservazione della Montessori smosse l'attenzione di alcune maestre marchigiane le quali  portarono davanti ai tribunali e alle commissioni elettorali la loro richiesta di partecipare al voto. Il caso volle, che a verificare quella richiesta fosse un'illuminato e insigne giurista, Ludovico Mortara, il quale spoglio da ogni pregiudizio e da ogni emotività, riconobbe diritto e ragione alle maestre richiedenti. Di una simile sentenza qualcuno se ne adontò e la giudicò anomala e degna di insulti ma oramai il solco era tracciato e le maestre ebbero confermato il loro sacrosanto diritto. Ma la commedia nascondeva nelle pieghe del sipario la beffa estrema. Quello che fu veramente anomalo e che impedì loro di affermare il loro diritto ad esercitare il voto fu la singolare lunghezza del governo Giolitti che durò per circa tre anni e mezzo contro l'abituale durata del governo di allora e ancora adesso, otto mesi e mezzo circa, cosa che permise al Senato di rivedere tutta la materia elettorale e rimandare alle calende italiane, che sono peggio di quelle greche, il voto alle donne. Cosa si può dire in merito a questa vicenda che ho riassunto a grandissime linee? Che le anomalie specie se giuridiche sono ambigue e a volte possono essere feconde di evoluzione civile, che le dimenticanze possono aiutare, che gli uomini vogliono sempre avere ragione, che le donne dovrebbero governare di più perché con meno testosterone in giro ci sarebbero meno guerre, e che i governi italiani durano smpre quando non servono e quando servono sono finiti prima di cominciare.
di Ivano Nanni

giovedì 6 marzo 2014

La serata con MARCO SEVERINI

Un’insolita e interessante serata di Storia Contemporanea quella di ieri sera, mercoledì 5 marzo, con lo storico Marco Severini che ha presentato il suo saggio “Dieci donne. Storia delle prime elettrici italiane” edito da Liberi Libri.
Le donne italiane probabilmente non lo sanno, ma devono un pizzico di gratitudine a dieci maestre delle Marche che il 25 luglio 1906 ottennero di entrare nelle liste elettorali, contribuendo alla conquista del diritto di voto raggiunta solo quarant'anni dopo.
Sull'episodio si è concentrato il racconto di Marco Severini, che partendo dalla volontà di ferro delle cittadine di Senigallia e dall'illuminato presidente della Corte di appello di Ancona Lodovico Mortara – il quale a sorpresa ne accolse la richiesta – ha dato conto della temperie politica del tempo e della battaglia condotta in quegli anni da donne forti e di grande spessore intellettuale, come Anna Maria Mozzoni o Maria Montessori. Una bella serata che è stata l’occasione per il nostro Caffè Letterario, in vista del prossimo otto marzo di celebrare queste dimenticate 10 coraggiose giovani donne: Carola Bacchi, Palmira Bagaioli, Giulia Berna, Adele Capobianchi, Giuseppina Grazioli, Iginia Matteucci, Emilia Simioncioni, Enrica Tesei, Dina Tosoni e Luigia Mandolini avevano un'età media di 28 anni, origini umili e intrapresero la loro battaglia nell'isolamento, derise dalla stampa conservatrice e ignorate dall'opinione pubblica.









mercoledì 5 marzo 2014

Mercoledì 5 marzo - Lo storico MARCO SEVERINI a Caffè Letterario

Mercoledì  5 marzo alle ore 21.00 nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro  un nuovo appuntamento dedicato alla Storia Contemporanea aprirà la serie di incontri del mese di marzo. Protagonista della serata sarà lo storico marchigiano Marco Severini che presenterà il suo ultimo lavoro “Dieci donne. Storia delle prime elettrici italiane.” edito da Liberi Libri. L’incontro, organizzato in collaborazione con il “Centro di Studi sulla Romandiola Nord Occidentale”  sarà introdotto da Viviana Bravi e si concluderà come sempre con il consueto brindisi con piadina e vino offerto a tutti i presenti.
Il 25 luglio 1906 la Corte di appello di Ancona, presieduta da Lodovico Mortara, insigne giurista poi ministro della Giustizia, accordò a dieci donne marchigiane il diritto di voto politico.
Tuttavia, poiché non si verificò alcuna crisi di governo nei mesi in cui queste donne rimasero iscritte alle liste elettorali dei reciproci Comuni di residenza, esse non ebbero modo di esercitare quel diritto, annullato da una successiva sentenza della Cassazione.
Ricostruendo il contesto socio-politico del tempo e i fattori che portarono alla clamorosa sentenza Mortara, il libro racconta la storia di queste donne coraggiose e dimenticate.
Marco Severini (Senigallia 1965) insegna Storia dell’Italia contemporanea presso l’Università di Macerata. Presiede l’Associazione di Storia Contemporanea e dirige per l’editore Codex di Milano la collana “Storia Italiana”. È direttore della rivista «Storia delle Marche in età contemporanea». È autore di numerose pubblicazioni sulla storia contemporanea italiana. 

martedì 4 marzo 2014

"Libri a Lugo" di ANTONIO CASTRONUOVO

Antonio Castronuovo è stato ospite del Caffè Letterario di Lugo mercoledì 26 febbraio 2014 per presentare il suo saggio "Alfabeto Camus" edito da Stampa Alternativa.

La vocazione del Caffè Letterario di Lugo – come suona il suo nome – è di mettere in scena libri, autori, pensieri. Una vocazione che sorge in una città di provincia che, come tante in Italia, a tutta prima non sembra possedere una solida inclinazione alla letteratura. Errore: la provincia italiana ha sempre sfornato poeti e lettori, ovverosia umanisti che hanno lavorato per il bene della parola, anche solo collezionando – semmai accanitamente – carta stampata.
Se uno dei tanti autori invitati al Caffè Letterario si fermasse a Lugo per un paio di giorni, e decidesse di curiosare nei cataloghi della Biblioteca Comunale “Trisi”, s’imbatterebbe in una sorpresa: la storia di un uomo che ha collezionato migliaia di volumi, ottimo esempio di quel che riesce a combinare un dilettante, se ci si mette. Uno dei fondi più ricchi della “Trisi” è infatti quello di Pietro Cavallini, gentiluomo locale classe 1891.
Straordinaria figura di collezionista e lettore poliedrico, Cavallini visse appartato nel palazzo di famiglia e si dedicò all’irrefrenabile passione di accumulare libri. Dotato di una curiosità ad ampio raggio, raccolse volumi spazianti tra le discipline che contano: letteratura, storia, filosofia, economia, scienze.
Morì nel 1967 e la sua collezione non subì, fortunatamente, il destino di molte biblioteche private lasciate nelle mani di eredi insensibili: disperse tra bancarelle e piccoli antiquari. I circa ventimila volumi e cinquemila opuscoli di Cavallini costituiscono oggi uno dei fondi più rilevanti della locale biblioteca, circa un sesto dell’intero patrimonio librario. Insomma: le collezioni pubbliche sono spesso debitrici a questi reconditi e singolari bibliofili, che non esitano a intaccare la propria ricchezza per accumulare carta: dobbiamo convenire che senza di loro le nostre città sarebbero più misere.
E questo amore per il libro io l’avverto nella fibra del Caffè Letterario, luogo di parole, possibilmente alte, sempre generatrici di pensiero.
Ora, se Lugo riconosce il proprio debito nei riguardi del benemerito concittadino Cavallini, verrà il giorno in cui bisognerà dichiarare anche il merito del benemerito gruppuscolo di persone che – con passione e dedizione – tengono in piedi il Caffè Letterario, straordinario esperimento di promozione di un oggetto sempre sull’orlo dell’abisso: il libro.
di Antonio Castronuovo