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Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro

Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
Per Informazioni : 0545 22388 - claudio@aladoro.it
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giovedì 9 febbraio 2017

“A Lugo, a Lugo, ma senza fretta…” di OLIVIERO BEHA

Oliviero Beha è stato ospite del Caffè Letterario di Lugo mercoledì 1 febbraio 2017 per presentare il suo saggio "Mio nipote nella giungla" edito da Chiarelettere.

Non capita spesso almeno a me, che metaforicamente uso con l’uditorio delle mie presentazioni/conferenze spesso frustino e sgabello, di godere dell’attenzione direi completa di cui ho goduto all’Ala d’oro, che vuol dire Lugo, che vuol dire Romagna, storia, geografia, intelligenza della vita, eccessi ritardati, risvegli improvvisi. Si mischia tutto, papato, estensi e biciclette aeree, alla Baracca, ma in qualche modo è un tutto in cui le parti vanno a posto da sé, ed è il loro posto. Buttate giù per favore, dando una pala al sindaco, le mostruose costruzioni meno attuali del Pavaglione, godetevi l’Ala d’oro a misura di Lugo e Lugo a misura di ognuno, ricordando ciò che diceva Stendhal, con cui ho dormito: “Dei grandi romanzi non si tengono a mente la trama ma i caratteri dei personaggi”. Mi pare chiaro che vi riguardi.

mercoledì 8 febbraio 2017

“Gioachino Rossini e Lugo” di VITTORIO EMILIANI

Vittorio Emiliani è stato ospite del Caffè Letterario di Lugo venerdì 21 ottobre 2016 per presentare il suo saggio "Cinquantottini” edito da Marsilio.


La prima volta che venni a Lugo sapevo poco di Gioachino Rossini e delle sue ascendenze lughesi, ancor meno dei suoi studi del tutto originali presso i canonici Malerbi. Nella nebbia della sera autunnale mi venne incontro una mole enorme, inusitata, al centro di un abitato antico: era il Pavaglione, una sorta di città nella città, di piazza nella piazza, grande mercato dei bozzoli da seta, centro di aggregazione civile e, sin dall'antico, di attività teatrali. Più tardi mi ha coinvolto la vicenda del suo Teatro Rossini. Sul "Giorno", dove lavoravo a Milano, comparve infatti la denuncia di un gruppo di intellettuali bolognesi e romagnoli, in testa mio fratello Andrea all'epoca giovane direttore della Pinacoteca Nazionale, i quali reclamavano un pronto intervento pubblico al fine di evitare la rovina definitiva di quel prezioso teatro settecentesco trasformato durante il fascismo, se ben ricordo, in Cinema Impero e poi lasciato decadere. Vicenda risolta da un abilissimo sindaco il quale, col pretesto di un referendum popolare (forse provvidenzialmente "dopato" a favore di quel restauro filologico poi condotto da Pier Luigi Cervellati), diede inizio a Lugo ad una sorta di una sua "Rossini Renaissance". 
Ci sono poi tornato da presidente della Fondazione Rossini di Pesaro accolto in Romagna dal saluto festoso del grande Augusto Campana che esclamò incontrandomi per strada: "Finalmente un romagnolo alla presidenza della Fondazione Rossini!" Lugo, sindaco Maurizio Roi, batté sul tempo Pesaro nell'occasione del Bicentenario della nascita (1792-1992) di Gioachino da Anna Guidarini di origine urbinate e da Giuseppe Rossini, detto Vivazza, da Lugo, "giacobino e repubblican vero",  organizzando nel dicembre 1991 un bel concerto con le opere infantili del Nostro nella edizione critica curata dal musicologo ravennate, il bravissimo Paolo Fabbri. 
A Lugo ho sentito di recente chiamare Gioachino "il nostro concittadino". Tutti sanno quanto aspra sia stata in passato la disputa in proposito fra Lugo e Pesaro. Secondo il noto letterato Giulio Perticari, emigrato dalla natia Savignano sul Rubicone a Pesaro, era il sangue paterno a decidere e in questo caso c'erano addirittura il sangue del babbo e del nonno, entrambi lughesi, entrambi suonatori di tromba squillante. Ma decisiva a me pare soprattutto la prima e fondamentale educazione musicale che il bambino, precocissimo, ricevette a Lugo dai due canonici, Giuseppe e Luigi Malerbi, il primo accademico di Santa Cecilia a Roma e il secondo componente dei Filarmonici di Bologna, l'uno didatta severo, l'altro maestro di stravaganze e di frivolezze (in città lo avevano soprannominato "monsignor Bilino") che fece posare al bambino le dita sul musicalissimo organo del veneziano Gaetano Callido, organaro dei più inventivi, tuttora nella chiesa del Carmine. 
Il fatto fondamentale è che questi due musicisti lughesi avevano nella loro biblioteca non soltanto la tradizione italiana, ma Bach, Haendel, Gluck, e soprattutto Mozart e Haydn, ancora vivente, dai quali il decenne Gioachino bevve avidamente i primi essenziali nutrimenti divenendo "il tedeschino", come lo chiamò al Liceo Musicale di Bologna, padre Stanislao Mattei, o "il musicista italo-alemanno" come lo definirono a Napoli i critici delle gazzette. Un tratto distintivo che fa di Rossini il più colto dei grandi del nostro melodramma, capace di comporre, oltre tutto, in un solo anno, il 1813, a ventun'anni, due capolavori: uno serio, "Tancredi", e l'altro follemente comico, "Italiana in Algeri". E parlo del solo 1813. Con smaglianti orchestrazioni. Insomma Lugo ha pienamente diritto di considerare anche "suo" Gioachino Rossini e forse dovrebbe fare qualcosa di più, dal punto di vista scientifico, per valorizzarne la memoria, magari partendo proprio dai canonici Malerbi, dall'austero Giuseppe e da "monsignor Bilino", Francesco suo fratello.
E poi non sorge tuttora ancora vicina a Lugo, in territorio di Ravenna, la mole villica e rurale del Conventello all'epoca di proprietà dei ricchi commercianti di granaglie Triossi, dove il dodicenne musicista, senza aver ancora ricevuto una lezione di composizione e di basso continuo, compose in pochi giorni le sei Sonate a quattro? Che eseguì con un quartetto un po' anomalo, cioè senza viola: Agostino Triossi, al contrabbasso, lui e uno dei fratelli Morini al violino e l'altro Morini al violoncello. "E io ero il meno cane dei tre,,,", commentò con ironia da vecchio quando gli sottoposero quelle Sonate del 1804. A lungo sconosciute o sottovalutate, esse, ormai da anni, corrono per il mondo, incise anche da Herbert von Karajan ed eseguite con frequenza da Salvatore Accardo, riecheggiando motivi e armonie di Mozart e Haydn. Grazie ai Malerbi, grazie all'accogliente Lugo.

lunedì 6 febbraio 2017

Un pomeriggio al cinema con DAVIDE SIBALDI

Un pomeriggio inusuale per il Caffè Letterario di Lugo quello di ieri sera domenica 5 febbraio in compagnia del regista, scrittore e illustratore milanese Davide Sibaldi che ha presentato il suo film documentario “Il primo meraviglioso spettacolo”. Il documentario girato in una scuola elementare del comune di Ghedi nel bresciano affronta il tema dell’integrazione di bambini stranieri e di bambini con disabilità psichiche e delle loro famiglie. Il film, che ha avuto il patrocinio di Amnesty International e il sostegno dell’Unicef, racconta la storia della messa in scena di uno spettacolo teatrale in cui recitano 45 bambini provenienti da 11 paesi diversi. Spettacolo teatrale tratto dal libro per bambini “Giuseppe e lo Sputafuoco” dello stesso Davide Sibaldi.



venerdì 3 febbraio 2017

Domenica 5 febbraio - DAVIDE SIBALDI al Caffè Letterario di Lugo

Domenica 5 febbraio alle ore 18.00, nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro lo scrittore e regista Davide Sibaldi presenta al Caffè Letterario di Lugo il documentario “Il primo meraviglioso spettacolo”.  A introdurre l’incontro, che si concluderà con un brindisi aperitivo per tutti i partecipanti offerto dalle cantine Cevico, sarà Patrizia Randi. Ingresso libero. 
“Il primo meraviglioso spettacolo” è un film documentario patrocinato da AMNESTY INTERNATIONAL e sostenuto dall’UNICEF che affronta con positività e gioia le tematiche attuali dell’immigrazione e dell’integrazione di bambini stranieri e di bambini con disabilità psichiche e delle loro famiglie. Basato sul libro “Giuseppe e lo Sputafuoco” scritto e illustrato da Davide Sibaldi e presentato al Salone del Libro di Torino 2016, il documentario racconta la storia di un grande spettacolo teatrale in cui recitano 45 bambini provenienti da 11 Paesi del mondo. Un film per bambini ma soprattutto per gli adulti; un film sull’importanza del Bambino Interiore e dell’integrazione tra i popoli. Con gioia!
GUARDA IL TRAILER!
https://www.youtube.com/watch?v=pHrj2dvieDg&feature=youtu.be




giovedì 2 febbraio 2017

La serata con OLIVIERO BEHA

Un’altra serata da tutto esaurito per il Caffè Letterario di Lugo. Oltre cento persone hanno assistito ieri sera al incontro con lo scrittore e giornalista Oliviero Beha che ha presentato il suo ultimo libro “Mio nipote nella giungla. Tutto ciò che lo attende (nel caso fosse onesto)” edito da Chiarelettere.
E’ un mondo complicato, per certi versi indecifrabile, quello che ci sta attorno. Non sappiamo fare progetti, pensare al futuro, o forse ne siamo capaci ma spesso abbiamo paura di ciò che potrebbe succedere per farlo. Ogni certezza è saltata, ogni valore sembra aver perso consistenza. Quale mondo si troveranno a dover affrontare i bambini nati negli anni Dieci del 2000? Con quali strumenti tenteranno di cavarsela? Cosa succederebbe se fossero onesti? Questo non lo sappiamo, però possiamo immaginarlo e questo è proprio ciò che fa il giornalista Oliviero Beha in questo libro. 



mercoledì 1 febbraio 2017

Giovedì 2 febbraio - OSVALDO BEVILACQUA presenta "L'Italia nascosta"

Segnaliamo a tutti gli amici del Caffè Letterario di Lugo che giovedì 2 febbraio alle ore 20,15 il Rotary Club di Lugo organizza all’Hotel Ala d’Oro una serata convivale in compagnia del giornalista Osvaldo Bevilacqua che presenterà, nel dopo cena, il suo ultimo libro “L’Italia nascosta. Un paese da scoprire con Sereno Variabile”. L’incontro è aperto a tutti. Questo il menù della serata: Tortino di patate, viola e verza con vellutata di parmigiano, Tortelloni di ricotta con burro alle erbe aromatiche con scaglie di grana, Semifreddo al pistacchio, Caffè. €. 26,00 per persona bevande incluse. E’ necessaria la prenotazione. (0545 22388 / 329 6817175)

Gli italiani stanno scoprendo l’Italia: non solo in occasione di un weekend o di un ponte ma anche per le vacanze vere e proprie, ci accorgiamo che i panorami più belli e le avventure più mozzafiato si possono vivere “in casa nostra”. Ma spesso non sappiamo che il castello in cui respirare la Storia, la fattoria in cui far divertire i bambini, la sagra a cui partecipare per unire i piaceri della cultura a quelli della tavola sono proprio dietro l’angolo. In questo libro informativo e narrativo, Osvaldo Bevilacqua ci accompagna nella esplorazione del nostro Paese, attingendo al patrimonio inestimabile di informazioni e aneddoti raccolto in ben trentasei anni di “Sereno variabile”.
Il conduttore e giornalista tv Osvaldo Bevilacqua è nato a Roma il 20 dicembre del 1940.  Inizia la sua attività giornalistica facendo la gavetta al quotidiano Paese Sera, per divenire poi direttore del settimanale Turismo Domani. Nel 1978 viene contattato da un regista Rai che lo fece entrare nel mondo della radiotelevisione, grazie alla conduzione, di prima mattina, del programma radiofonico La diligenza su RadioUno, cui seguì, sempre su RadioUno il programma Ticket. Nel 1982 Osvaldo passa al timone del programma Sereno Variabile, storico format settimanale di Raidue del quale è anche autore oltre che conduttore.

venerdì 27 gennaio 2017

Mercoledì 1 febbraio - OLIVIERO BEHA al Caffè Letterario di Lugo

Mercoledì 1 febbraio, alle ore 21.00, nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro, primo incontro del mese di febbraio per il Caffè Letterario di Lugo con lo scrittore e giornalista Oliviero Beha che presenterà il suo ultimo libro “Mio nipote nella giungla. Tutto ciò che lo attende (nel caso fosse onesto)” edito da Chiarelettere nel 2016. A introdurre la serata, che si concluderà come sempre con un brindisi offerto a tutti i presenti dalle cantine Cevico, sarà Daniele Serafini. Ingresso libero.

Soprattutto per un giovane, o per un neonato, il futuro è una muraglia altissima, apparentemente insuperabile e la giungla in cui siamo precipitati sembra inestricabile: difficile trovare una direzione. A proteggere il novello Mowgli dalle insidie e dai pericoli non ci sarà nessuna pantera Bagheera, dovrà cavarsela da solo. Ma qualcosa per lui possiamo fare da qui, ora, senza aspettare: chiarirgli le idee, avviarlo o riavviarlo al coraggio e alla libertà di pensiero. E questo libro ci prova, cercando di accorciare le distanze tra noi abitanti di una palude maleodorante, certo italiana ma sempre più planetaria, e la “vegetazione” minacciosa che attende i nostri nipoti. Acuto e tagliente come sempre, Beha questa volta racconta il presente per superarlo, per trovare le parole che non abbiamo più e quelle che non abbiamo ancora, sospesi tra un passato senza ricordi consapevoli e un avvenire pressoché indecifrabile. La salute come merce, la “sindrome da cucina” che avanza, la desertificazione del sapere, il clima impazzito, la memoria truccata, la politica ma anche la camorra e l’Isis, il “fondamentalismo finanziario” del denaro, il messaggio evangelico tra banche, massonerie e mafie, la paura, l’amicizia, gli altri spariti dai nostri orizzonti... insomma la vita che siamo al tempo di Facebook, Instagram e Snapchat. “Un oggi usurato ed estenuato, consumato ancor prima di esserci.” Ecco qualche utensile per il nostro Mowgli e per noi che siamo qui. Senza illusioni ma con un afflato umano intergenerazionale che non spenga le fiammelle interiori di speranza.
Oliviero Beha è uno dei più noti giornalisti italiani e conduttori radiotelevisivi. Le sue trasmissioni, regolarmente censurate da ogni parte politica, hanno avuto grande seguito e continuano a essere ricordate dal pubblico. Ha scritto per "la Repubblica" e vari quotidiani e settimanali, ed è ora editorialista de "il Fatto Quotidiano", di cui è cofondatore. Molti i suoi libri, anche di poesie. Per Chiarelettere ha pubblicato: "Italiopoli", "I nuovi mostri", "Dopo di Lui il diluvio", "Il culo e lo stivale".