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Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro

Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
Per Informazioni : 0545 22388 - claudio@aladoro.it
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giovedì 12 aprile 2012

Venerdì 13 aprile - MASSIMO PULINI a Caffè Letterario

Venerdì 13 aprile, alle ore 21.00 nella sala conferenze dell’Hotel Ala d’Oro, serata dedicata all’Arte, organizzata in collaborazione con il F.A.I. di Lugo in compagnia del pittore, saggista e scrittore Massimo Pulini che presenterà il romanzo “Gli inestimabili” edito da CartaCanta nel 2011. A introdurre l’incontro, che si concluderà con il consueto brindisi finale per tutti i presenti, sarà il curatore di Caffè Letterario Marco Sangiorgi.

Mentre è impegnato a seguire le tracce di alcuni dipinti antichi fatti a pezzi da antiquari senza scrupoli, come un detective l'autore si imbatte nelle vicende e nei retroscena inconfessabili del più clamoroso furto che la storia museale abbia registrato. Nel febbraio del 1975 la “Muta” di Raffaello e due opere capitali di Piero della Francesca vennero trafugate dal Palazzo Ducale di Urbino. Tra le sconcertanti verità della ricerca storica e i ritmi di un giallo documentato non si avverte quasi alcuna differenza, e i fatti si alternano alle riflessioni come il mistero di un crimine si intreccia alla commedia, nell'Italia dei sequestri di persona e delle trattative segrete. Il libro sceglie così un felice innesto tra romanzo e saggio, dove lo studio della grande storia si fonde nelle trame, mai raccontate, della cronaca nera.
Massimo Pulini è nato a Cesena il 15 agosto 1958, vive e lavora tra Montiano e Bologna. Dopo aver insegnato in varie accademie italiane, attualmente è docente di Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Da oltre un ventennio svolge ricerche nel campo della Storia dell'Arte, ed ha pubblicato vari saggi su importanti riviste scientifiche. I suoi saggi storici hanno aggiunto rilevanti novità al catalogo e ai documenti in merito all’attività di artisti come Lorenzo Lotto, Andrea Lilio, Guercino, Domenico Fetti, Pietro Ricchi, Michele Desubleo, Pietro Novelli, Alessandro Turchi ed altri. Nel 2000 viene invitato, ad allestire una sua composizione di opere pittoriche, all’importante rassegna retrospettiva sul “Novecento. Arte e Storia in Italia”, allestita presso le Scuderie Papali del Quirinale con la cura di Maurizio Calvesi e Paul Ginsborg (Skira). Nel 2002, su commissione dei Musei Vaticani, realizza la decorazione della volta di una delle stanze degli appartamenti papali, dipingendo due angeli reggistemma nel vestibolo della biblioteca del pontefice. Per la casa editrice Medusa di Milano ha pubblicato in questi anni «Il secondo sguardo», «La mano nascosta» e “La parte muta”, una trilogia di libri sull’assenza, che tratta i temi della copia, dell’anonimato e dell’incompiuto artistico.
Massimo Pulini  "Il lungo addio"

La serata con ANTONIA ARSLAN e ANNA FOLLI

Video-riassunto della serata in 18 minuti pubblicato su youtube all'indirizzo:
http://youtu.be/UbK8hCZce1Y


Bellissima serata quella di ieri sera a Caffè Letterario con la scrittrice padovana Antonia Arslan che ha presentato il suo ultimo romanzo edito da Skira “Il libro di Mush”.  Anna Folli, docente di Letteratura moderna e contemporanea all’Università di Ferrara, che ha introdotto l’incontro, ha subito riconosciuto ad Antonia Arslan il merito di aver riportato alla conoscenza del grande pubblico, con il suo primo romanzo “La masseria delle allodole”,  la storia del popolo armeno  e del suo genocidio perpetrato dall’esercito turco in ritirata dal fronte russo nel 1915. “La masseria delle allodole”, bestseller  tradotto in gran parte del mondo e da cui i fratelli Taviani hanno tratto l’omonimo film, è il primo di una trilogia di libri a cui hanno fatto seguito “La strada di Smirne”  e appunto “Il libro di Mush.
Un libro scritto con un ritmo incalzante, tutto tagliato sul “visivo” come se l’autrice fosse una cinepresa, e che soprattutto ci invita a riflettere su quanto possa essere assoluto il male e di come gli esseri umani affrontino il proprio destino.  Come possono Anoush che ha perso figli e marito, Kohar che ha lasciato indietro il corpo privo di vita del fidanzato, il piccolo Hovsep che nascosto nel buio ha visto uccidere anche la sua mamma, sopravvivere a tutto questo? A dar loro la forza di tentare la salvezza sarà il Libro di Mush, recuperato miracolosamente, che sentiranno il dovere di proteggere e portare in salvo, ad ogni costo.  "Dei mille villaggi armeni della piana di Mush resterà solo il nome, nella memoria dei pochi superstiti in esilio, nelle parole di qualche nostalgica canzone. Soltanto in alto, sulle montagne del tauro, vicino a Sassun, esistono ancora i resti di qualche villaggio abbandonato. Là ci sono solo vento, pietre ed erba: non più tetti o porte o finestre o tracce dei focolari, solo le occhiaie vuote, i buchi neri delle antiche aperture, da dove si affacciano i fantasmi e una serpe acciambellata riposa al sole."




lunedì 9 aprile 2012

Mercoledì 11 aprile - ANTONIA ARSLAN a Caffè Letterario

Gli incontri di Caffè Letterario riprendono dopo la pausa pasquale mercoledì  11 aprile, alle ore 21.00 nella sala conferenze dell’Hotel Ala d’Oro con la scrittrice padovana Antonia Arslan che presenterà il suo ultimo romanzo “Il libro di Mush” edito da Skira pochi mesi or sono.  A introdurre questa serata che vede il ritorno della Arslan a Caffè Letteraio dopo la presentazione nell’ottobre del 2006 del suo libro più famoso “La massseria delle allodole” sarà Anna Folli, docente di  Letterature moderna e contemporanea all’Università di Ferrara, anche lei già nostra gradita ospite nella stagione scorsa quando presentò a Lugo “Amore lontano”, l’epistolario, in gran parte inedito, della scrittrice sarda Maria Grazia Deledda. A fine serata come d’abitudine, consueto brindisi per tutti i presenti con i vini in degustazione.

In una tiepida notte di fine giugno del 1915, cinque fuggiaschi si allontanano dalle rovine del loro paese nella valle di Mush, distrutto dai turchi della terza armata con i suoi abitanti e le millenarie tradizioni del popolo armeno. Hanno perso tutto, casa e famiglia, ma hanno fortunosamente recuperato un tesoro di inestimabile valore e sono determinati a portarlo in salvo ad ogni costo. Questa è l’ultima storia dell’antichissimo Libro di Mush.
“Eleni tiene il pesante involto con entrambe le mani, attenta custode. Sembra convinta, superstiziosamente, che il Libro sarà un talismano per tutti loro, e che devono restare insieme. C’è una ragione, se è arrivato nelle loro mani: vuol dire che gli Angeli che lo vegliavano hanno deciso di consegnarlo non a saggi sacerdoti, quelli che lo toccavano “con mani immacolate”, ma proprio a loro, a questa compagnia piccola di tre donne, un bambino e un uomo riuniti per caso fra le macerie del monastero e in fuga verso le montagne. E così sono tutti d’accordo. ‘Il Libro verrà con noi, lo porteremo a turno. Ma prima di tutto giuriamo che lo difenderemo con la vita da ogni insulto e profanazione.’”
Antonia Arslan, scrittrice e saggista di origine armena, ha insegnato per molti anni Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova. Ha ritrovato le sue radici traducendo la poesia di Daniel Varujan (Il canto del pane, 1992). Ha pubblicato nel 2004 il bestseller La masseria delle allodole (tradotto in tutto il mondo e portato sullo schermo dai fratelli Taviani nel 2007), seguito da La strada di Smirne (2009). Nel 2010 è uscito Ishtar 2. Cronache dal mio risveglio, nel 2011 Il cortile dei girasoli parlanti.

giovedì 5 aprile 2012

"Non è ver che sia il Mercato il peggior di tutti i mali" di Claudio Nostri

Sull'incontro di venerdì 30 marzo gennaio con Pino Corrias e il suo libro "Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano". In risposta al commento di Ivano Nanni.

Come direbbe Bianciardi: mi oppongo. Mi pare che una condanna così dura, assoluta e senza attenuanti del capitalismo sia ingiusta e per certi versi immotivata. Leggendo le tue parole, quando parli di “degenerazione sociale, invidia, orrore antropologico e culturale” prodotte dal libero mercato e dal “carattere totalizzante e omnicomprensivo del capitalismo”, mi fai venire in mente le parole con cui, le varie nomenclature dei paesi anticapitalisti, proprio negli stessi anni in cui viveva Bianciardi, descrivevano il “malato” mondo occidentale e intanto dovevano costruire dei muri per evitare che i loro cittadini corressero in massa verso quell’orrore. Beh, teniamocelo stretto questo capitalismo; regoliamolo meglio, correggiamolo, mettiamo dei paletti, ma teniamocelo, per favore.  Anche perché mi pare che capitalismo e libero mercato siano legati in modo stretto all’idea di democrazia. Sì, è vero, non tutti i paesi capitalisti sono retti da istituzioni democratiche, ma è vero però il contrario, che, almeno fino ad ora e fino a prova contraria, in tutti i paesi dove esiste una democrazia parlamentare rappresentativa il modello economico sia solo quello capitalista e del libero mercato. Detto ciò, lungi da me il vedere nella democrazia parlamentare il “migliore dei mondi possibili”, specialmente avendo sott’occhio quello che produce quella del nostro paese, ma al momento non mi pare di scorgere all’orizzonte qualcosa di migliore o di più desiderabile.  Nel momenti di crisi poi in cui viviamo, mi sembra che la maggior preoccupazione di tutti quanti, non sia tanto quella di trovare nuove regole di convivenza civile (quelle vecchie, vedi la nostra Costituzione repubblicana, andrebbero benissimo, se ognuno di noi le sentisse veramente come proprie) o di rivoluzione del sistema economico imperante, quanto quella di conservare tutti quei benefici e privilegi che proprio il malfamato sistema capitalistico ha contribuito in maniera decisiva a creare.
Riguardo poi a Bianciardi e alla bella biografia che ha scritto di lui Pino Corrias, faccio proprio fatica a considerarlo come tu dici “un illuminista moderno che crede nelle possibilità degli uomini di comprendere la realtà e modificarla in positivo”. Nelle sue parole trovo al contrario radicato un sano disincanto sulle “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità. La feroce ironia con cui trattava l’ideologia carrierista, opportunista e maneggiona del cosiddetto miracolo economico italiano degli anni sessanta e allo stesso modo l’ottusità fanatica di quelli che lui chiamava “i preti rossi”, me lo fa essere più vicino al pensiero di Giacomo Leopardi (uno dei suoi autori più amati) quando scriveva nella Palinodia al Marchese Gino Capponi  “Divin consiglio ritrovàr gli eccelsi / Spirti del secol mio: che, non potendo / Felice in terra far persona alcuna, / L’uomo obbliando, a ricercar si diero / Una comun felicitade; e quella / Trovata agevolmente, essi di molti /Tristi e miseri tutti, un popol fanno / Lieto e felice: e tal portento, ancora / Da pamphlets, da riviste e da gazzette / Non dichiarato, il civil gregge ammira”. E guarda caso, uno dei primi estimatori di Bianciardi e de “La vita agra”, il suo romanzo più famoso, e che contribuì non poco al suo successo, fu Indro Montanelli, che appena uscito il libro scrisse sulla terza pagina del Corriere della Sera “La vita agra è uno dei libri più vivi, più stupefacenti, più pittoreschi che abbia letto in questi anni.” Indro Montanelli. Non proprio un campione dell’anticapitalismo.
di Claudio Nostri
Luciano Bianciardi

martedì 3 aprile 2012

"La via agra al consumismo" di Ivano Nanni

Sull'incontro di venerdì 30 marzo gennaio con Pino Corrias e il suo libro "Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano".

Le situazioni sociali ed economiche dei primi anni sessanta che hanno suscitato le domande sulle quali Bianciardi ha sviluppato la sua critica ora sono diventate il nostro stile di vita. Se dagli anni sessanta in poi, anni del boom economico, c'è stato un progresso questo è avvenuto secondo una linea di deformazione che Bianciardi aveva intuito come produttiva di alterazioni sociali. Aveva intuito dove il permessivismo acritico verso un modello economico competitivo avrebbe condotto il Paese. La sua critica radicale è diretta contro  il consumismo che Bianciardi rifiuta  per difendere un' idea di progresso che diverge dalle regole del capitalismo.
Credo che Bianciardi avesse capito molto bene che il capitalismo non è solo un'affermazione tecnico-economica che crea mercato, ma si impone sulla gente come un Assoluto che stabilisce le regole per una competizione alla quale tutti partecipano, sia gli entusiasti che mirano al successo, sia quelli diffidenti e riluttanti che si chiamano fuori dal gioco; e questo avviene proprio per il carattere totalizzante e onnicomprensivo del capitalismo, che non solo regola prezzi e distribuzione delle merci, ma regola anche la “ produzione “ di relazioni umane e la distribuzione degli affetti secondo i turni di lavoro imposti dalla complessa macchina produttiva in tutte le sue diramazioni. 
Bianciardi, aveva visto che il capitalismo è un sistema  anarcoide che non ama le regole fisse, ma ovunque si trovi tende a stabilire un ordine suo basato sul mercato il cui pilastro costituzionale, seppure con varianti, è mors tua vita mea. Tutto questo per Bianciardi appare come un lento e inesorabile declino verso una perversione calcolata dei rapporti umani che svaniscono nella loro concreta umanità, mentre si fanno strada velocità, sregolatezza, invidie personali, degenerazione sociale; cioè  quei contro-principi che solo adesso si sono imposti come autentici mostri che ci avvelenano la vita e sono parte integrante della politica. La politica è satura di questa degenerazione e chi legifera è portato a immettere nello spirito delle leggi, quasi inconsciamente, questi valori depressivi.
Si intuisce perciò come Bianciardi, da vero umanista, non nutrisse nessuna speranza nelle relazioni nate dalla competizione e da un orientamento subdolo del desiderio, e riflette  sulla manipolazione dell'attività pubblicitaria.
Bianciardi molto acutamente rileva come la pubblicità  ridifinisca i confini dei desideri della gente, e li orienti verso un consumo sempre più alto di beni superflui. La sua riflessione coglie in questa impostazione un pericolo intrinseco, cioè una pericolosa sterilizzazione della società che indotta solo a competere e a comprare acriticamente, tende a regolare le sue relazioni sociali e i suoi giudizi sulla base dell'avere sempre di più e ad escludere tutti quelli che si chiamano  fuori dallo schema confinandoli ai margini della società come perdenti.
Bianciardi ha perfettamente chiaro ciò che è ingiusto e deprimente, e sente di appartenere in tutto e per tutto alla stirpe dei rivoluzionari che lottano per imporre nuovi valori nella società, e lo fa con i mezzi che gli sono propri.
È evidente che la vera rivoluzione avviene per uno scrittore nel suo terreno di gioco, Bianciardi aveva capito benissimo che per fare letteratura non era il caso di “farla” con la patente del letterato, ma nell'unico modo  possibile per comunicare qualcosa  ai lettori, scansando i pericoli della retorica e dell'autoreferenzialità, dando al racconto la forza della parola diretta.
Forse il sarcasmo e il cinismo che si respira nelle sue opere nascono da una  realistica impotenza a gettare una bomba vera, ad esempio, facendo saltare la Montecatini per vendicare la morte di 43 minatori morti nel grossetano, vicenda che seguì con Cassola e sulla quale scrisse un libro; e probabilmente questa frustrazione immette nella sua scrittura quel sarcasmo esistenziale, che è l'equivalente di una bomba simbolica che fa saltare sulle poltrone borghesi e accademici.
Questa fuga continua in avanti senza specchi, senza concedere nulla alla vanità fanno di Bianciardi un illuminista moderno che crede nelle possibilità degli uomini di comprendere la realtà, e modificarla in positivo. Guardiamo allora al progetto del Bibliobus, la biblioteca ambulante che portava  i libri tra i contadini, e che spesso non venivano restituiti. C'era questa utopia del far crescere nelle case dei più umili il sapere, che è coscienza del proprio stato, la base per ogni progresso futuro. Questo sapere che entrava nelle case dei più poveri,  era  davvero un  progetto rivoluzionario, pionieristico  che  collocava Bianciardi, in cima alla catena culturale di quei tempi. Tuttavia fu un'utopia che non servì ad allontanare il pericolo di una  trasformazione culturale e antropologica in atto,  un orrore che lui e pochi altri avevano visto molto bene prendere forma in quegli anni, e che con amarezza vide propagarsi senza limiti.
di Ivano Nanni

lunedì 2 aprile 2012

I "VIDEO" di questa stagione di Caffè Letterario


Ecco i link ai "video-riassunti" pubblicati su Youtube delle serate della stagione 2011-2012 di Caffè Letterario:

Mercoledì 11 aprile 2012
ANTONIA ARSLAN
http://www.youtube.com/watch?v=UbK8hCZce1Y

Venerdì 30 marzo 2012
PINO CORRIAS
http://www.youtube.com/watch?v=-FZR8J2WT8o

Mercoledì 28 marzo 2012
EDOARDO BONCINELLI
http://www.youtube.com/watch?v=5qAK1ICHkK0

Venerdì 23 marzo 2012
ARNALDO BENINI
http://www.youtube.com/watch?v=xCP_3EmK_pY

Lunedì 27 febbraio 2012
MARCO MISSIROLI
http://www.youtube.com/watch?v=mKPX_9N096o

Venerdì 20 gennaio 2012
MARIAPIA VELADIANO
http://www.youtube.com/watch?v=nuAfkozyuUk 

Sabato 19 novembre
"Donne mie la fate a tanti" - gli aforismi...
http://www.youtube.com/watch?v=YjCob94yCVg

Lunedì 14 novembre
ERMANNO CAVAZZONI
http://www.youtube.com/watch?v=z2pphsOOiVM

Lunedì 7 novembre
CESARE MORENO
http://www.youtube.com/watch?v=t3ZIaD3CuwA

Venerdì 14 ottobre
GIUSEPPE CALICETI
http://www.youtube.com/watch?v=Xs15tqxu-gs

Lunedì 3 ottobre
AMARA LAKHOUS
http://www.youtube.com/watch?v=UU-VnJTVmlE

domenica 1 aprile 2012

La serata con PINO CORRIAS e ARNALDO BRUNI

Video riassunto della serata con PINO CORRIAS in 14 minuti all'indirizzo:
http://www.youtube.com/watch?v=-FZR8J2WT8o

Queste le immagini della serata dedicata a Luciano Bianciardi in compagnia dello scrittore e giornalista Pino Corrias autore della biografia dello scrittore grossetano “Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano” edito da Feltrinelli e di Arnaldo Bruni docente di italianistica all’Università di Firenze nonché componente del comitato scientifico della “Fondazione Luciano Bianciardi”.

L’incontro, condotto dal curatore di Caffè Letterario Marco Sangiorgi, ha ripercorso, attraverso il libro di Corrias, la vita e le opere di Bianciardi che a distanza di quarant’anni dalla sua morte, non possono non colpire ancora per l’acume e  la lungimiranza nell’aver intuito con largo anticipo molti degli effetti  deleteri e stranianti del consumismo. Non a caso le pagine più belle di Bianciardi nascono in quel periodo di boom economico, a cavallo fra gli anni cinquanta e sessanta, in cui un’Italia povera e contadina si trasformava velocemente in una società industriale, trasformando, nel bene e nel male, la concezione e la conduzione dell’esistenza degli italiani.  ”La gente che corre, che si dibatte, che ti ignora, che deve arrivare” perde la propria identità per non perdere il passo in questa corsa che conduce forse soltanto  “a pagare la tratta che scade”;  sono tutti  “stirati, con gli occhi della febbre, dimentichi di tutto tranne che dei soldi che ci vogliono ogni giorno, e che servono soltanto quanto basta per stare in piedi, per lavorare, trottare ancora, e fare altri soldi. Un giro vizioso. E la tragedia sta proprio nel fatto che di questo loro non si avvedono, che si ritengono privilegiati”.  Quella ribellione e quel rancore ironico e beffardo, così evidenti e decisivi nelle pagine di Bianciardi, saranno poi quegli stessi elementi che lo spingeranno, nonostante il successo di critica e di pubblico di romanzi come “La vita agra” ad un progressivo isolamento che lo porterà  a morire solo e alcolizzato non ancora cinquantenne.

“È aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale cumulativo e pro capite, l'occupazione assoluta e relativa, il numero dello auto in circolazione e degli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze squillo, la paga oraria, il biglietto del tram e il totale dei circolanti su detto mezzo, il consumo del pollame, il tasso di sconto, l'età media, la statura media, la valetudinarietà media, la produttività media e la media oraria al giro d'Italia. Tutto quello che c'è di medio è aumentato, dicono contenti. e quelli che lo negano propongono però anche loro di fare aumentare, e non a chiacchiere, le medie; il prelievo fiscale medio, la scuola media e i ceti medi. Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l'automobile l'avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l'asciugacapelli, il bidet e l'acqua calda. A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l'un con l'altro dalla mattina alla sera.
Io mi oppongo.”