
Quando tutto cominciò, sembrava un giorno normale. Grigio e prevedibile come tutti gli altri giorni che, da molto tempo, qualche oscuro dio mandava sulla terra. Il nuovo millennio era appena all'inizio, ma sembrava che la ruota del mondo girasse sempre più lenta. Non si faceva altro che parlare di monete e di mercati. Come se i problemi fossero soltanto quelli. E invece la fine stava per avere inizio là dove nessuno lo avrebbe immaginato.
"Che il cielo se le prenda tutte!" ringhiò il vecchio che non aveva più i suoi denti.
Da quando era rimasto del tutto solo, era diventato duro come una pietra. Non che fosse mai stato tenero, il vecchio. Aveva passato la vita a scavare nella miniera. Lo chiamavano Bocca di Argento. Ogni volta che perdeva un dente faceva fondere una briciola dell'enorme mole di metallo che aveva accumulato e se lo faceva rimettere nuovo.
"Che l'inferno se le prenda e non ne rimanga neanche una!".
Ce l’aveva con tutte le donne che abitavano il pianeta, ma con una in particolare. Era l’unica che aveva il coraggio di entrare in casa sua per sfidare le sue mille ire immotivate. Testa di Extravergine. Così la chiamavano da quelle parti. Un po’ perché non aveva mai conosciuto il corpo di un uomo. Un po’ perché la sua testa era sempre unta, come un pennello tenuto a bagno nell’olio di oliva.
“Al diavolo tutte quante! Che siano cancellate dalla faccia della terra!”.
Non si seppe mai con precisione cosa avesse combinato, di tanto grave, quella donna. Fatto sta che, in quello stesso istante, qualche oscuro dio era in ascolto, e prese alla lettera le suppliche del vecchio dalla bocca di metallo.
In un solo momento, ogni donna che viveva sulla terra sparì dalla vista. Ogni donna. Che fosse appena nata o in fin di vita. Bionda, rossa o mora. Ciarliera o taciturna. Pelle e ossa o rotonda di fianchi. Non ne rimase più neanche una.

Tutto era perso, oramai, e molti già pensavano al momento in cui la stirpe degli umani sarebbe stata costretta a spegnersi come un fuoco che rimane senz’aria. Quando nella piazza di un paese lontano si fece avanti un ragazzo dalla voce sottile. Sulle prime nessuno intese bene le sue parole. Il ragazzo era piccolo di statura e dovettero issarlo a forza di braccia sul monumento principale della città, intorno a cui si era radunata la folla dei maschi sconsolati.
“Datemi una barca a vela e il cibo che basta per un giorno” disse il ragazzo. “Se riesco a ritrovarle, mi vedrete tornare e sarà una gran festa. Se invece non dovessi farcela, non perdete tempo a cercarmi, perché in un mondo così triste non ci voglio restare”. Gli abitanti di quella città di mare si consultarono tra loro e decisero che tanto valeva provarci: le barche non mancavano e un uomo vivo in più o in meno non faceva poi una gran differenza. Quando la vela gonfiata dal vento scomparve sulla linea dell’orizzonte se ne tornarono nelle loro case senza troppa speranza di rivederla.
Dopo un giorno e una notte di navigazione, la piccola barca si trovò in mare aperto. Il sole non era ancora sorto. Il mare era calmo. La brezza andava calando. Il ragazzo ammainò la vela e si alzò nel silenzio perfetto che di solito precede l’alba. Sorrise. Contava proprio su quel silenzio. Respirò profondamente, chiudendo gli occhi. E cominciò a cantare.
Quando rimase senza fiato, il ragazzo si tuffò dentro al mare ancora scuro di notte. Andò giù, sempre più a fondo nell’acqua fredda, fino a che i polmoni gli ressero nel petto. E quando anche il più piccolo soffio d’aria fu finito, si lasciò andare, in attesa che arrivasse la Morte Nera. Se qualcuno lo avesse visto in quel momento, non avrebbe creduto ai suoi occhi. Sembrava un pesce che, a occhi chiusi e col sorriso sulla bocca, aspetta di essere catturato dall’amo del pescatore.
Nessuno seppe mai le parole di quella canzone, e neanche la melodia che le teneva insieme. Ma qualsiasi cosa fosse, la Morte Nera (che è pur sempre una donna) ne rimase colpita. Desiderò sentirla ancora una volta. Così prese il ragazzo-pesce tra le braccia e lo riportò sulla faccia del mare, che ora veniva illuminata dal sole del mattino.
Quando il ragazzo aprì gli occhi fu come se nascesse di nuovo dal ventre di sua madre. Si guardò intorno e, invece di ritrovare la barca che aveva lasciato, vide davanti a sè un’isola. Nuotò e nuotò, e, quando arrivò finalmente a riva, crollò dalla stanchezza.
La seconda volta che volle aprire gli occhi si accorse che erano pieni di lacrime. Aveva sognato di essere circondato da donne di ogni età, che lo guardavano, lo curavano e lo rifocillavano dopo la lunga fame. Quando le lacrime caddero e finalmente potè vedere davvero, il ragazzo si accorse che non aveva sognato.
Il giorno dopo, la città di mare da cui era partita la barchetta fu svegliata da un gran schioccare di vele. Una flotta di grandi navi gremite di donne, ragazze e bambine si apprestava a sbarcare nel porto. Nonostante la stazza e il pieno carico, le imbarcazioni timonate da mani femminili manovravano alla perfezione. Una gioia mai provata fece urlare tutti gli uomini in attesa sulla banchina. Eppure, guardando quella scena, a qualcuno scappò un pensiero: “Però! Chi lo avrebbe immaginato che sapessero governare così bene?”.
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