Sulla serata
conviviale/musicale “Napoli, inferno e paradiso”
Gabriele
Bersanetti, 'o attore, in smoking con l'aplomb di un gentlemanno o forse anche
baron fottuto, come il grande lirico Giacomo aveva battezzato i napuletani, lui
che ha abitato in via Pero, e che amava quella nobile latrina e c'ha vissuto ed
è pure morto e sepulto in quella città che da sola è un regno, un solo unico
quartiere d'Italia, e capitale d'Europa, ha aperto la danza dei versi più
latrinosi che si potessero scovare su carta: abbiamo tuccato 'o funno, s'è
sentito da un tavolino, pardon per la pronuncia scritta. Ah, ma allora è vero,
qui a Napoli c'è qualcosa che funziona! La grammatica, certamente. È come la
filosofia, ognuno c'ha la propria e tutte quante fanno acqua.

Tra il secondo di pizza, mozzarella, pommodori, e cuniglio, passavano
certe canzuncelle fresche d'annata, eh, belle assai, e poi cantate con quel
sanguigno che c'è nella voce e nelle parole delle canzoni napoletane. E tra uno
scherzo e un lazzo, siamo arrivati alla
crema con il babà e allora ci stava pure la tammurriata. E si sono alzati
tutti, pure i signori e le signore che battevamo le mani e sembravano
posseduti,come si dice, dal demone meridiano, e
anche certi svolazzi di gonne so' stati apprezzati. E ti credo che si
battevano le mani, la musica pareva manna che scurresse da una fessura del
cielo. Si farà 'o gemellaggio si diceva, con Napule? Mah, forse. Se ci si mette
d'accordo si può iniziare a fare scambi culturali, e tanto per iniziare
potremmo dare la cittadinanza onoraria a Mario Persico, e pure a Mario Martone, o' regista dei Vesuviani,
uno che potrebbe diventare lughese, sempre che non abbia impegni.
Firmato: Ivann'a 'o scribacchine.
Nessun commento:
Posta un commento