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Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro

Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
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lunedì 18 gennaio 2010

La serata con BORIS PAHOR

Serata memorabile per Caffè Letterario quella di venerdì 15 gennaio con lo scrittore triestino Boris Pahor che ha presentato il suo ultimo libro-intervista edito da Rizzoli “Tre volte no”. La visita a Lugo di Pahor è stata scandita da numerosi appuntamenti a cui lo scrittore sloveno si è sottoposto con una disponibilità a dir poco generosa e con una insospettabile energia. Arrivato a Lugo nel primo pomeriggio Pahor ha presenziato in Rocca al consiglio comunale straordinario indetto per celebrare “La giornata delle Memoria” e ha concluso la sua visita alla nostra città la mattina seguente tenendo un incontro al Cinema Giardino con gli studenti delle scuole medie superiori della città. Fra questi due appuntamenti, l’incontro di Caffè Letterario di venerdì sera con le oltre 130 persone che hanno assiepato la sala conferenze dell’Hotel Ala d’Oro per poter ascoltare la voce di uno dei più straordinari testimoni del XX secolo. Dopo l’introduzione di Marco Sangiorgi e di Gianluigi Melandri, responsabile della didattica dell’Istituto storico della Resistenza della provincia di Ravenna, Pahor ha conquistato l’attenzione del pubblico raccontando le principali tappe della sua vita segnata dalle persecuzioni politiche a cominciare dal lontano 1920 quando ancora bambino, assiste all’incendio, appiccato dalle squadre fasciste, del Narodni Dom (Casa della Cultura), la sede centrale delle organizzazioni della comunità slovena di Trieste. Da qui, l’italianizzazione forzata con la proibizione della lingua slovena e, cosa ancora più assurda, dove anche i cognomi degli sloveni vengono cambiati: non solo i cognomi dei vivi, ma anche quelli dei morti sulle lapidi dei cimiteri. Nel 1940 viene arruolato nell'esercito italiano e mandato sul fronte in Libia. Dopo l'armistizio dell’otto settembre torna a Trieste, dove decide di unirsi alle truppe partigiane slovene. Nel 1944 viene catturato dai nazisti e internato in vari campi di concentramento in Francia e Germania (Dachau, Natzweiler-Struthof, Dora Mittelbau, Harzungen e Bergen-Belsen). Necropoli è proprio il racconto autobiografico della sua esperienza nel campo di Natzweiler-Struthof, lager destinato ai detenuti politici e situato sui Vosgi, in Alsazia. Finita la guerra Pahor torna nella sua città natale e fonda la rivista Zaliv (Il golfo), attenta al processo di democratizzazione della Slovenia. Inoltre, denuncia il massacro di 12.000 prigionieri di guerra, appartenenti alla milizia anti-comunista slovena e i crimini delle foibe commessi dal regime comunista jugoslavo. La reazione del governo jugoslavo nei suoi confronti è durissima: gli viene vietato per alcuni anni l’ingresso in Jugoslavia. Insomma una serata davvero da ricordare per Caffè Letterario in cui Boris Pahor ci ha regalato una straordinaria testimonianza di vita che è possibile ritrovare intatta nei suoi libri grazie al suo indiscutibile talento letterario che gli è valso fra l’altro di essere uno dei candidati a ricevere il premio Nobel per la letteratura.

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